23 Marzo 2026 Giudiziaria

Mafia e tangenti, la difesa chiede il dissequestro dei 90 mila euro trovati in casa di Iacolino: “Somme lecite”

La difesa di Salvatore Iacolino passa al contrattacco. Dopo la perquisizione e il sequestro di poco meno di 90 mila euro in contanti trovati nella sua abitazione di Palermo, gli avvocati Arnaldo Faro e Giuseppe Di Peri hanno depositato al tribunale del riesame un’istanza per chiedere la restituzione delle somme, sostenendo “la piena liceità e tracciabilità del denaro”.

Secondo i legali, il provvedimento della Procura di Palermo sarebbe privo di motivazione specifica e fondato su presupposti “esplorativi”, non su elementi concreti che colleghino il denaro ai reati ipotizzati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.

Nell’istanza, i difensori sottolineano che la somma sequestrata era custodita in una cassaforte di famiglia, suddivisa in buste e contenitori, e che la sua provenienza è del tutto lecita. Parte del denaro, spiegano, deriverebbe dai risparmi accumulati da Iacolino durante la lunga carriera ai vertici della sanità siciliana e da incarichi pubblici ricoperti anche a livello europeo. Altri importi sarebbero riconducibili alla moglie, funzionaria dell’Arpa, e a doni ricevuti in occasione del matrimonio della figlia.

“Non esiste alcun nesso tra quelle somme e le ipotesi di reato contestate”, scrivono gli avvocati, che parlano di un sequestro “a carattere sanzionatorio anticipato, incompatibile con la funzione probatoria prevista dal codice di procedura penale”. La difesa contesta inoltre la legittimità della perquisizione, sostenendo che il decreto non indichi in modo chiaro le ragioni per cui si sarebbe potuto trovare materiale rilevante nell’abitazione dell’ex direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute.

Iacolino, che è stato rimosso da direttore generale del Policlinico di Messina subito dopo l’avvio dell’inchiesta, continua a dichiararsi estraneo a ogni accusa. I suoi legali ribadiscono la fiducia nella magistratura e chiedono che venga accertata “l’assoluta correttezza del comportamento del loro assistito”. Il tribunale del riesame di Palermo, a conclusione di un'udienza in contraddittorio, dovrà ora decidere se accogliere la richiesta di dissequestro e restituire i soldi euro all’ex eurodeputato.