Truffa all’Ue, il Riesame boccia misure cautelari
I giudici del tribunale del riesame di Palermo hanno rigettato tutti gli appelli della Procura europea, nell’ambito dell’inchiesta sull’Università del capoluogo siciliano.
Dopo il no del Gip Cristina Lo Bue agli arresti e alle misure cautelari nei confronti di alcuni dei 23 indagati, i pubblici ministero della procura europea, Gery Ferrara e Amelia Luise, avevano insistito chiedendo al collegio di disporre i provvedimenti: ora è arrivata invece la conferma delle tesi del Gip.
La decisione del giudice Lo Bue era legata al lungo tempo trascorso dall’epoca dei fatti, le motivazioni del Riesame non si conoscono ancora.
La Procura europea accusa professori universitari, ricercatori e imprenditori di una truffa ai danni dell’Unione europea, che erogava fondi per progetti che tra l’altro miravano a reimpiegare gli scarti della lavorazione del pesce per produrre anche creme solari.
Un imbroglio mirato a drenare finanziamenti europei, secondo la tesi della Guardia di Finanza, ma i difensori hanno dimostrato come in realtà il laboratorio di Lipari (Messina) fosse soltanto un luogo dal valore simbolico dove svolgere esemplificativamente attività di ricerca.
Determinante sarebbe stata l’emergenza Covid, che avrebbe fatto sì che le attività del laboratorio di Lipari venissero spostate all’Università di Palermo.
Una degli indagati, la professoressa Lucie Branwen Hornsby, difesa dall’avvocato Massimo Motisi, non aveva firmato o preparato le relazioni che le vengono contestate da investigatori e inquirenti.(agi)