L’omicidio di Caterina Pappalardo a Messina, il figlio Giosue’ in aula: Chiedo scusa a Dio e alla Corte. Il pm: merita l’ergastolo
di EDG - Si è dichiarato dispiaciuto e affranto per quello che ha fatto, ha chiesto scusa a Dio e alla Corte il 27enne Giosuè Fogliani, che ha reso dichiarazioni spontanee per poco più di cinque minuti davanti alla Corte d’assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi, in quella che potrebbe essere la penultima udienza, prima della sentenza, del processo per l’omicidio della madre, la 62enne Caterina Pappalardo, uccisa con decine di coltellate il 14 gennaio 2025 all'interno del suo appartamento di via Cesare Battisti.
Il ragazzo ha anche aggiunto che in carcere non riesce ad elaborare il lutto e che vorrebbe poter contribuire ad un miglioramento della società. Il tutto intervallato da lunghe pause e sempre con gli occhi chiusi. Nessun accenno alla madre, ma ha precisato che non ha nessuna intenzione di fare altro male alla famiglia (in relazione al fatto che la sorella e il marito temessero per la loro vita).
LA REQUISITORIA E LA RICHIESTA DELLA PENA ALL'ERGASTOLO.
La lunga udienza di oggi è proseguita con la testimonianza del consulente di parte civile, il dott. Cuzzola, che ha sostenuto come non ci fosse, a suo parere, alcun vizio di mente né parziale né totale per Fogliani ma, semplicemente, un approccio ossessivo a qualsiasi vicenda quotidiana (disturbo borderline), e con la discussione del pm Massimo Trifirò che a conclusione della requisitoria ha chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputato (il pm ha inglobato il reato di maltrattamento in quello di omicidio, non ha ritenuto ci possano essere le condizioni per chiedere e ottenere le attenuanti generiche).
Il Pm Trifirò ha ripercorso tutta la vicenda, analizzando il contesto familiare in cui é maturato il delitto (il padre anziano deceduto un decennio fa, un atteggiamento da padre-padrone e una visione patriarcale, la madre sottomessa). Si é soffermato sulle singole aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo (motivi abietti e futili, crudeltà, premeditazione, quest’ultima sia prima che dopo l’omicidio, come confermato in sede di interrogatorio per l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello prima e poi l'organizzazione post omicidio per una presunta tentata fuga {"a tal fine aveva conservato 1500 euro e sistemato venti chiavi in un borsello”).
Per capacità d’intendere e di volere, invece, il sostituto procuratore ritiene Fogliani capace perché “al più può avere un disturbo di personalità” in base alla relazioni dei consulenti.
A seguire è intervenuto l'avvocato Peditto, per la parte civile, che si è associato alla richiesta dell'accusa. Secondo l'avvocato, Fogliani avrebbe premeditato l'omicidio (l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello comprato appositamente ne sarebbero la prova, coltello mai visto all'interno della casa da parte della sorella). Peditto ha sottolineato poi l'incapacità dell'imputato di saper gestire un rifiuto. "Siamo dinanzi a un giovane uomo che non ha affievolito il comportamento astioso nemmeno dinanzi al trattamento chemioterapico cui era sottoposta la sorella", ha anche aggiunto il legale.
Giorno 22 aprile ultima udienza del processo con l'arringa difensiva dell'avvocato Antonello Scordo, difensore di Fogliani, e la sentenza.
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