Stragi, depositato un verbale dell’ex pm Teresi nel ‘92. L’avv. Fabio Repici: “Borsellino era interessato al pentito” della pista nera
Di Giuseppe Pipitone - Paolo Borsellino era “molto interessato” alle dichiarazioni di Alberto Lo Cicero, il pentito della cosiddetta “pista nera” dietro alle stragi. A sostenerlo è Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D’Amelio. Il legale ha depositato un vecchio verbale dell’ex pm Vittorio Teresi agli atti dell’indagine di Caltanissetta sui “mandanti occulti” delle stragi. L’inchiesta è quella che ha scatenato uno scontro tra la procura guidata da Salvatore De Luca e la gip Graziella Luparello, trascinata davanti alla Cassazione dopo aver rigettato per due volte la richiesta d’archiviazione. La Suprema corte ha sancito che non è un “atto abnorme” chiedere nuove indagini e ora i pm nisseni stanno svolgendo gli accertamenti ordinati dalla gip.
Nel fascicolo finisce adesso pure il verbale di Teresi, rintracciato da Repici tra gli atti del procedimento su “mafia e appalti”. È il 7 dicembre 1992 quando l’allora giovane sostituto di Palermo viene sentito dal collega Fausto Cardella, pm di Caltanissetta che indagava sulla strage di via D’Amelio, avvenuta meno di cinque mesi prima. Teresi viene interrogato perché si occupava di fatti di mafia di Agrigento e quindi aveva “collaborato strettamente” con Borsellino, titolare delle indagini su quella provincia. A un certo punto, a proposito della competenza territoriale, dice che in effetti “non era mai stata rigida” e c’era “qualche eccezione”: “Io stesso, dopo l’omicidio di Falcone, stavo curando un collaboratore di giustizia che riferiva o poteva riferire fatti estremamente interessanti che riguardavano il territorio di Palermo. Va detto incidentalmente che Borsellino era particolarmente interessato ai possibili sviluppi di questa mia indagine, anche per la rilevanza che egli riteneva potessero avere per una migliore comprensione della strage di Capaci e voleva che io lo tenessi assiduamente informato”. Chi era quel pentito che interessava moltissimo Borsellino? All’epoca Teresi non ne fa il nome, anche perché non glielo chiedono, ma per Repici è “molto più che pacifico” si tratti di Lo Cicero. Opinione condivisa dall’ex pm, oggi in pensione, che al Fatto dice di non ricordare molto di quel verbale: “Mi sembra però assolutamente verosimile che io mi stessi riferendo a Lo Cicero”. Del resto era proprio di quel pentito che si stava occupando Teresi, subito dopo la strage di Capaci. Legato a Mariano Tullio Troia, mafioso simpatizzante dell’estrema destra, Lo Cicero era il compagno di Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale. Proprio Romeo ha riferito della presenza del neofascista in Sicilia nel periodo delle stragi, ma per la Procura di Caltanissetta le indagini nate da quelle dichiarazioni valgono “zero tagliato”, come ha detto De Luca in Commissione Antimafia.
Al netto del ruolo di Delle Chiaie, però, il vecchio verbale di Teresi rafforza l’ipotesi relativa all’interesse di Borsellino per Lo Cicero. L’1 giugno ’92 il pentito è ancora solo un confidente quando racconta che il suo capo Troia ha in mano tutta la zona dove è stata organizzata la strage di Capaci. A casa del boss, sostiene pure di aver conosciuto Guido Lo Porto, parlamentare di lungo corso con Msi e An, vecchio compagno di scuola e amico di Borsellino. Di queste informazioni il giudice era a conoscenza: il procedimento sulle dichiarazioni di Lo Cicero fu discusso in un incontro di coordinamento tra le procure di Palermo e Caltanissetta il 15 giugno ’92, alla presenza dello stesso Borsellino.
Quella su Lo Cicero non è l’unica dichiarazione interessante del verbale di Teresi. L’ex pm, infatti, racconta pure di aver seguito con Borsellino le indagini sull’omicidio del maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso il 4 aprile ’92. Il magistrato gli aveva raccontato che il carabiniere “sarebbe stato avvicinato da Angelo Siino”, cioè il cosiddetto ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra “nei confronti dei quali il Ros stava sviluppando un’indagine, al fine di indurlo ad attenuare” le accuse nei suoi confronti. Guazzelli si sarebbe rifiutato e “addirittura avrebbe trattato in così malo modo Siino”, che quest’ultimo “si sarebbe sentito male”. A quel punto, prosegue il racconto dell’ex pm, il boss “si sarebbe rivolto” a Salvo Lima, affinché questi “intervenisse sul procuratore Giammanco, tramite l’onorevole D’Acquisto (ex presidente della Sicilia ndr)”. Di queste informazioni, prosegue Teresi, Borsellino aveva parlato con Falcone e i due erano d’accordo nel considerarle rilevanti per spiegare l’omicidio Lima, ucciso perché “non garantiva più copertura a Cosa Nostra”.
Rilette oggi queste frasi sono importanti perché aiutano a completare un’altra dichiarazione di Teresi. “Paolo mi comunicò una notizia molto riservata” che “riguardava un politico, riguardava un grosso mafioso”, aveva detto l’ex pm davanti al Csm il 31 luglio ’92. Interpellato dal Fatto nel 2022, dopo la desecretazione dei verbali, Teresi aveva spiegato di non ricordare quale fosse la notizia sul politico e sul mafioso. È possibile fosse la storia di Lima e Siino? “Sì, certo è possibile, ma non ho alcuna certezza”. Fonte: Il Fatto Quotidiano