Che spettacolo lo Stretto di Messina: un’autostrada nel cielo per 57 mila uccelli migratori
Lo Stretto di Messina si conferma ancora una volta uno dei palcoscenici naturali più straordinari d’Europa per la migrazione dei rapaci. Durante il 43° campo internazionale di studio, i numeri raccolti testimoniano l’importanza vitale di questo corridoio biologico: dall’inizio della stagione (15 marzo) a oggi, sono stati censiti ben 57.000 esemplari.
I numeri della migrazione.
Il monitoraggio, promosso dall’Associazione Mediterranea per la Natura (MAN) ed EBN Italia in collaborazione con WWF, LIPU e Legambiente, ha permesso di identificare 23 specie diverse tra le 38 finora osservate storicamente nell’area.
Tra i protagonisti di questo passaggio troviamo:
-Falchi pecchiaioli: 50.000 esemplari.
-Falchi di palude: 2.500 esemplari.
-Nibbi bruni: 1.100 esemplari.
-Specie rare e minacciate: sono stati avvistati anche esemplari di Capovaccaio, Albanella pallida, Grillaio, Aquila imperiale e Aquile anatraie (maggiore e minore).
Una sfida per la sopravvivenza.
Il viaggio di questi volatili è un’impresa epica e rischiosa. Prima di giungere allo Stretto, i migratori devono attraversare oltre 2.700 km di deserto (Sahara e Sahel) e i 148 km di mare del Canale di Sicilia. Questi ambienti ostili possono rivelarsi letali in caso di meteo avverso. Lo Stretto di Messina rappresenta una tappa intermedia cruciale verso i siti di nidificazione nell’Europa dell’Est, del Nord e Centrale. La tutela di questo flusso, che include complessivamente 328 specie censite (comprese quelle notturne), è considerata fondamentale per il mantenimento delle popolazioni avicole su scala internazionale.
Dalla “tradizione” del bracconaggio alla tutela internazionale.
Fino a pochi decenni fa, questa rotta era funestata dal bracconaggio sistematico, spesso giustificato erroneamente come “tradizione”. Grazie all’attività di contrasto iniziata nel 1981 e alla presenza costante di volontari da 19 Paesi diversi (inclusi USA, Giappone e Singapore) che presidiano i Monti Peloritani dal 1984, la situazione è radicalmente cambiata. Sebbene il pericolo persista in aree nuove o in condizioni di vento che spingono i rapaci verso zone abitate, si è registrato un profondo cambiamento culturale e una crescente sensibilità verso questi animali. Il successo di questa iniziativa di tutela è frutto della cooperazione tra associazioni e Forze dell’Ordine. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla SOARDA dei Carabinieri CITES, alla CITES di Catania, al Corpo Forestale Regionale, alla Polizia Metropolitana e alla Polizia Municipale per il loro impegno costante contro l’illegalità, inclusi l’uccellagione e l’uso di richiami notturni. Oggi, con 43 anni di dati scientifici raccolti con continuità, lo Stretto di Messina non è più solo una rotta migratoria, ma un simbolo globale di conservazione della biodiversità