18 Maggio 2026 Giudiziaria

Strage di Ferragosto, Alaa Faraj torna libero: la Corte d’Appello di Messina riapre il caso

La Corte d’Appello di Messina ha disposto la scarcerazione di Alaa Faraj, il trentenne libico condannato a trent’anni di carcere per la cosiddetta “strage di Ferragosto” del 2015, in cui morirono 49 migranti soffocati nella stiva di un barcone diretto verso l’Italia. I giudici hanno accolto la richiesta di revisione del processo avanzata dalla difesa del giovane, che si è sempre proclamato innocente. L’udienza per la revisione è stata fissata per il prossimo ottobre.

La vicenda risale al 15 agosto del 2015, quando Faraj, allora ventenne, lasciò la Libia nel tentativo di raggiungere l’Europa. Sul barcone viaggiavano circa 360 persone. Dopo il soccorso, nella stiva furono trovati i corpi senza vita di 49 migranti morti per asfissia. Da quel momento iniziò per il giovane una lunga vicenda giudiziaria conclusa con la condanna definitiva per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Negli ultimi mesi il caso aveva suscitato prese di posizione da parte di giuristi e personalità del mondo accademico, tra cui gli ex presidenti della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Silvestri, che avevano espresso dubbi sull’impianto accusatorio.

Faraj ha già scontato undici anni di detenzione nelle carceri siciliane. Lo scorso dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva concesso una grazia parziale, riducendo la pena di undici anni e quattro mesi e consentendogli l’accesso a misure alternative alla detenzione.

Originario di Bengasi, Faraj studiava Ingegneria e giocava a calcio quando decise di partire insieme a due amici con l’obiettivo di raggiungere la Svizzera o la Germania. Nell’autunno scorso ha pubblicato il libro “Perché ero ragazzo”, scritto insieme alla docente universitaria Alessandra Sciurba, nel quale racconta la propria storia e gli anni trascorsi in carcere.

''Come hanno chiesto un anno fa l'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice e don Luigi Ciotti di Libera, siamo arrivato a un supplemento nella ricerca di verità e giustizia rispetto a una storia che ha sepolto vivi dei ragazzi, tra cui Alaa'', dice Alessandra Sciurba. ''Il libro ha fatto luce su una vicenda giudiziaria difficile e complessa e adesso, grazie a una mobilitazione di una comunità intera, si è aperto uno spiraglio''.