Genovese non tornerà in carcere. Accordato lo “sconto” di pena
Non tornerà in carcere Francantonio Genovese, ex parlamentare del Pd ed ex sindaco di Messina, ancora oggi “ras” di preferenze e tessere al tavolo del centrodestra siciliano come leader messinese di Mpa-Grande Sicilia, dopo la condanna definitiva nel processo sulla formazione professionale in Sicilia, ovvero i fiumi di denaro arrivati per anni senza alcun controllo nelle sue società fantasma.
Una condanna rosicchiata passo dopo passo. Grazie ai cosiddetti benefici di legge. Che da 6 anni e 8 mesi di reclusione della sentenza definitiva è passata sottrazione dopo sottrazione al “verdetto” finale di 3 anni, 10 mesi e 5 giorni.
Genovese non tornerà in carcere perché adesso c’è l’ufficialità sull’ultimo passaggio giudiziario della sua vicenda processuale. La Procura generale di Reggio Calabria ha infatti accolto la tesi del suo difensore, l’avvocato Nino Favazzo, sulla riduzione del “monte” iniziale dovuto a diversi fattori, tra carcerazione preventiva e condanne simili “agganciate”. Stabilendo che il calcolo finale porta ad una pena da scontare di 3 anni, 10 mesi e 5 giorni di reclusione. Una pena quindi sotto il tetto dei 4 anni, che gli consentirà di accedere all’affidamento ai Servizi sociali. I magistrati reggini hanno emesso - semplifichiamo - un ordine di carcerazione e contestualmente un decreto di sospensione. Adesso toccherà sempre all’avvocato Favazzo (il termine è di 30 giorni dall’emissione della decisione della Procura generale di Reggio Calabria), che presenterà un’istanza di affidamento ai Servizi sociali al tribunale di sorveglianza.
La condanna nel procedimento “Corsi d’oro bis”, il secondo filone d’inchiesta sullo scandalo della formazione in Sicilia, è stata decisa a suo tempo a carico dell’ex parlamentare per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, associazione a delinquere, frode fiscale e tentata estorsione all’ex dirigente regionale siciliano della Formazione Ludovico Albert.
L’ultima appendice che rimaneva in piedi nei mesi scorsi, dopo vari passaggi in Cassazione, con rinvio a Reggio Calabria, era la sussistenza o meno del reato di riciclaggio, che ha registrato la sua assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” decisa qualche mese fa dalla Corte d’appello reggina per l’ultimo stralcio del processo. Un processo-stralcio che è durato troppo, visto che si è aperto in appello su rinvio della Cassazione nel 2022 e si è concluso soltanto nel novembre del 2025.
Dopo la sentenza d’assoluzione per l’ipotesi di riciclaggio la Procura generale di Reggio Calabria non ha proposto ricorso in Cassazione, e quindi per l’ex parlamentare è diventata definitiva la pena per il processo sulla formazione professionale. Che però s’è sbriciolata strada facendo.