28 Maggio 2026 Giudiziaria

Le tangenti “occulte” al Cas, processo da rifare per Gazzara. Annullata la condanna a 3 anni del settembre del 2025

Processo da rifare per l’ex vice presidente del Cas Nino Gazzara, per la vicenda delle tangenti “occulte” sotto forma di consulenze che avrebbe incassato secondo l’accusa dalla Condotte d’Acqua Spa-Astaldi, nella gara d’appalto per l’affidamento dei lavori di tre lotti dell’autostrada Siracusa-Gela, tra il 2014 e il 2015.

La sesta sezione penale della Cassazione ieri pomeriggio ha infatti annullato la condanna a 3 anni che aveva deciso nel settembre del 2025 la corte d’appello di Messina a carico dell’ex parlamentare di FI, che in secondo grado era stato l’unico ad essere condannato, anche se con una riduzione rispetto al primo grado dalla pena iniziale di 6 anni e 6 mesi.

I giudici della sesta sezione hanno quindi valutato il ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Giovanni Calamoneri, ma per capire quali parti hanno accolto è necessario ovviamente attendere il deposito delle motivazioni. Un “indizio” sul ragionamento adottato potrebbe essere rappresentato da quanto ha dichiarato il sostituto procuratore generale per l’accusa, che si è espresso per l’accoglimento del primo motivo del ricorso; i due legali avevano ragionato nell’atto sul cosiddetto “vizio di motivazione” in cui sarebbe insorta la corte d’appello, e sulla configurabilità del reato di corruzione.

Nel processo d’appello oltre a Gazzara erano coinvolti anche il noto imprenditore Duccio Astaldi, ex presidente di Condotte d’Acqua Spa, un componente della subcommissione nominata per esaminare la congruità delle offerte della gara, Gaspare Sceusa, poi Maurizio Trainiti, all’epoca direttore generale pro tempore del Cas, e infine il napoletano Antonio D’Andrea, braccio destro di Astaldi, già presidente del consiglio di amministrazione di Cosige Scarl. Il quadro dei reati contestati era molteplice. Si andava dalla turbata libertà degli incanti all’abuso d’ufficio, passando poi per alcuni presunti casi di corruzione.

La sezione penale d’appello nel settembre del 2025 aveva assolto da ogni accusa Astaldi “per non aver commesso il fatto” (in primo grado era stato condannato anche lui a 6 anni e 6 mesi), poi Trainiti e Sceusa (“perché il fatto non susiste”) e infine D’Andrea (“per non aver commesso il fatto”). Anche Gazzara aveva registrato assoluzioni parziali (“perché il fatto non sussiste”), e gli era stata riconosciuta l’attenuante della tenuità del fatto.