Revocata la confisca al ristorante di Barcellona che appartiene ai Porcino
Il ristorante gestito dalla famiglia Porcino in via Carducci a Barcellona, che fino ad un certo periodo fu una sala giochi, e un altro immobile in via Aiello, tornano nella disponibilità di Tindaro, figlio di Angelo Porcino, esponente di Cosa nostra barcellonese. Ha deciso così la corte d’appello presieduta dal giudice Carmelo Blatti, pronunciandosi dopo un rinvio della Cassazione che su questi beni aveva chiesto in sostanza un approfondimento sul concetto di “pericolosità sociale” di Angelo Porcino e sul concetto di “impresa mafiosa”.
Questo dopo il primo pronunciamento della corte d’appello peloritana, che aveva confermato parzialmente la confisca del patrimonio appartenente a Porcino e al figlio Tindaro. Accolto quindi il ricorso che a suo tempo avevano presentato i legali dei due, gli avvocati Tino Celi, Francesco Scattareggia e Salvatore Silvestro. Per quanto riguarda la ditta “Ristorante Go Finger Food Indoor” intestata a Tindaro Porcino, scrivono i giudici che bisogna andare a ritroso per la valutazione, considerando che prima era una sala giochi gestita da Angelo Porcino sin dal 1983, «quindi in un periodo di molto precedente alla sua contiguità con l’associazione mafiosa».
Il passaggio chiave del provvedimento: «Nulla agli atti - scrivono i giudici d’appello -, consente di ritenere che la ditta, proprio in ragione del suo avvio addirittura nel 1983, sia una “impresa mafiosa”, deponendo eventualmente in tal senso solo la circostanza che, in epoca di gran lunga successiva, il suo titolare si sia aggregato alla famiglia barcellonese. Ancor meno vi sono elementi per ipotizzare che il mutamento di destinazione sia frutto di una ricapitalizzazione mafiosa, nella quale sono stati reimpiegati proventi illeciti correlati alla pericolosità sociale del preposto».