16 Giugno 2026 Giudiziaria

LA SENTENZA: TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE, ASSOLTA EMILIA BARRILE. ASSOLTO PER USURA SALVATORE BONAFFINI

di Enrico Di Giacomo - Tutti assolti. Si è concluso oggi pomeriggio, dopo quattro anni, il processo nato dall'inchiesta per traffico di influenze illecite (la velocizzazione di una pratica al Comune, concernente l'approvazione di un piano di lottizzazione funzionale alla realizzazione di una struttura ospedaliera e di una residenza collettiva da costruire nella zona nord, in cambio dell'assunzione della figlia), e usura davanti ai giudici della seconda sezione penale, che per il primo reato coinvolgeva in concorso l’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile (nella foto con l'avvocato Salvatore Silvestro) e i dirigenti dello Giomi, l’Istituto ortopedico del Mezzogiorno, e per la vicenda dell’usura il 54enne Salvatore Bonaffini, difeso da Nunzio Rosso e Dario Cocivera (questa seconda tranche, che non ha niente a che vedere con la prima, è emersa durante le indagini per alcune intercettazioni captate dagli investigatori, ed è stata poi riunita al procedimento sul traffico di influenze). Nel procedimento per la prima vicenda, che risale al 2018, oltre alla Barrile, erano coinvolti l’allora presidente Emmanuel Miraglia, che nel frattempo è deceduto, e i dirigenti Giovanni De Tuzza e Valerio Luca Radicati.

LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER TUTTI GLI IMPUTATI.

I giudici della seconda sezione penale, presidente Grimaldi, a latere Crisafulli e Santoro, hanno assolto l'ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile e i dirigenti del Giomi, Miraglia, De Tuzza e Radicati con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato’. E hanno assolto anche, in questo caso con la formula 'perché il fatto non sussiste', il 54enne Salvatore Bonaffini,

LA RICHIESTA DELL'ACCUSA.

Per tutti loro, lo scorso aprile, la pm Alice Parialò a conclusione della sua requisitoria aveva chiesto l’assoluzione, anche alla luce dei cambiamenti che ha registrato negli ultimi mesi la fattispecie di reato che veniva contestata (la modifica del 346 bis cp), ovvero il Traffico di influenze illecite, che è stata in pratica “cancellata” dal codice penale.

Mentre per la vicenda della presunta usura contestata a Bonaffini, che si riferisce ad un episodio del 2017 con un prestito alla vittima di 2mila euro che sarebbe stato poi “gonfiato” con gli interessi fino a 4mila euro in 40 giorni, la pm aveva chiesto la sua condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione.

Nelle scorse udienze dopo la pm Parialò, erano intervenuti i difensori di Bonaffini, gli avvocati Nunzio Rosso e Dario Cocivera, e l’avvocato Nicola Giacobbe per De Tuzza e Miraglia, che aveva discusso a lungo chiedendo anche una pronuncia nel merito per Miraglia, anche se è deceduto. E infine gli avvocati Salvatore Silvestro, per la Barrile, e Nino Favazzo, per Radicati. Oggi la sentenza.