17 Giugno 2026 Giudiziaria

Accoltellò il marito a Faro Superiore, 49enne condannata a 6 anni di reclusione

di Enrico Di Giacomo - E' stata condannata a sei anni di reclusione dal Gip Ornella Pastore, col rito abbreviato, quindi con la riduzione di un terzo della pena, la 49enne Antonella Lembo, addetta alla portineria di un complesso residenziale della zona nord, che la sera di Natale del 2025 si rese protagonista dell'accoltellamento del marito 55enne (nella foto, subito dopo le dimissioni dall'ospedale), dipendente di un supermercato, all'interno del loro appartamento di Faro Superiore.

La procura aveva chiesto per l'imputata la condanna a otto anni di reclusione.

La donna, subito dopo l'arresto, sentita dal gip Nunzio De Salvo, aveva confermato che la lite scaturì per motivi di gelosia in un rapporto comunque già conflittuale. La 49enne aveva detto però che avrebbe voluto ferire il marito alla spalla ma che l'uomo si era improvvisamente girato e inavvertitamente gli aveva piantato nel torace il grosso coltello preso in cucina. E' stata la stessa donna a chiamare il 118 e chiedere i soccorsi. Un racconto a cui non aveva creduto il gip che nel pomeriggio del 27 dicembre aveva deciso per la convalida del fermo e quindi il carcere per la donna (difesa dagli avvocati Nunzio Rosso e Graziella Gringeri) accusata di tentato omicidio.

IL 55ENNE DIMESSO DALL'OSPEDALE PAPARDO DOPO 15 GIORNI.

Il 9 gennaio, per fortuna, il 55enne venne dimesso in buone condizioni cliniche. L’uomo, lo ricordiamo, era arrivato al Pronto Soccorso in codice rosso, in condizioni critiche, dopo essere stato soccorso dal personale del 118 che aveva allertato i carabinieri. La sua vita è salva grazie a un intervento coordinato e tempestivo di cardiologi, anestesisti e chirurghi, che in soli 40 minuti avevano stabilizzato le sue condizioni e scongiurato l’esito fatale.

La Direzione Strategica aveva espresso orgoglio per la prontezza e l’efficacia del team multidisciplinare, sottolineando come la collaborazione tra specialisti abbia fatto la differenza in una situazione di massima emergenza.

Il 55enne era giunto al Pronto Soccorso in codice rosso. Subito era stato preso in carico dal dottore Giuseppe Allegra, che attivò tutti gli accertamenti necessari, inclusa una TAC con mezzo di contrasto.

La radiologa Simona Caloggero aveva identificato una lesione cardiaca con versamento ematico nel pericardio e ha subito allertato la dr.ssa Patrizia D’Arrigo, il cardiologo Marco Cerrito e il cardiochirurgo Fabrizio Ceresa. Al rientro in pronto soccorso, l’anestesista dr. Federico Giuseppe intubò il paziente, che si presentava instabile, mentre il Cerrito confermava tramite ecografia cardiaca la difficoltà del cuore a contrarsi.

Dall’analisi della situazione era emerso un immediato pericolo di vita. Senza attendere ulteriori reperibili, il dottore Cerrito, supportato dagli infermieri del Pronto Soccorso e da un infermiere dell’UTIC, aveva eseguito una pericardiocentesi urgente, drenando circa 700 ml di sangue e reinfundendo parte del fluido per mantenere stabile la pressione. Contestualmente, il chirurgo toracico Enzo Micali e il cardiochirurgo Ceresa avevano monitorato eventuali complicanze.

Grazie a questo approccio integrato, il paziente aveva mostrato un rapido miglioramento: la pressione arteriosa si era normalizzata e il colorito cutaneo era tornato roseo. Dopo l’osservazione e il monitoraggio continuo, il paziente venne trasferito in terapia intensiva post-operatoria, dove la squadra degli anestesisti aveva proseguito la stabilizzazione. Nei giorni successivi venne estubato e rimosso il catetere intrapericardico, completando un percorso di cura senza complicazioni.