20 Giugno 2026 Giudiziaria

La “rete” delle 15 ditte e le truffe agricole sui Nebrodi: 2 condanne

Un’altra puntata giudiziaria sulle truffe agricole per i contributi di Agea e Inps sui Nebrodi. Ci sono da registrare due condanne decise dal giudice monocratico Alfio Impellizzeri a distanza di sei anni dall’operazione “Ladybug” della Direzione distrettuale antimafia di Messina, coordinata dal procuratore Antonio D’Amato, e della Guardia di Finanza.

Al centro del processo, l’accusa è stata sostenuta in udienza dai sostituti della Dda Francesco Massara e Francesca Bonanzinga, una vera e propria rete di quindici ditte agricole guidate anche dalla coop “La Coccinella” di Piraino, create sostanzialmente per truffare l’Agea e l’Inps con i contributi a pioggia. E un esercito di “falsi braccianti” e “falsi lavori agricoli” disseminati praticamente in tutta la provincia e anche oltre, tra Capo d’Orlando, Maniace, Ucria, Piraino, Ficarra, Tortorici, Maletto, Randazzo, Cesarò, Brolo, Santa Domenica Vittoria, Galati Mamertino, Giarre, Adrano, Naso, Lentini, Bronte, Patti, Sinagra, Castell’Umberto, Graniti, San Salvatore di Fitalia, Regalbuto, Licata, Sant’Angelo di Brolo e Rocca di Caprileone.

Una rete vastissima che è rimasta operativa quantomeno fino al dicembre del 2016. Un copione che sui Nebrodi si ripete ormai da tempo ed ha drenato milioni di euro pubblici, facendoli finire nelle casse dei gruppi mafiosi.

Le condanne decise riguardano due persone. L’imprenditore agricolo Luigi Danzè, originario di S. Angelo di Brolo e residente a Gliaca di Piraino, a suo tempo arrestato dai finanzieri del Gico di Messina e dai colleghi di Patti perché «risultato contiguo ad esponenti della criminalità organizzata operante nell’area dei Nebrodi», e accusato in concorso con altri indagati dell’indebita percezione di finanziamenti pubblici e prestazioni assistenziali e previdenziali riconducibili al cosiddetto “falso bracciantato agricolo”, nonché di parecchie ipotesi di falso. Il giudice gli ha inflitto 5 anni e 8 mesi di reclusione, con l’interdizione dall’esercizio dell’impresa agricola per la durata della pena. È stato assistito dagli avvocati Nunziatina Armeli e Giuseppe Condipodero Marchetta.

L’altra condanna inflitta – 2 anni e 6 mesi di reclusione -, riguarda Loretta Costanzo Zammataro, che è la moglie di Sebastiano Bontempo detto “il biondino”, elemento di primissimo piano del gruppo mafioso dei Tortoriciani. L’ha assistita l’avvocato Salvatore Silvestro. In passato Danzè ha subito un sequestro preventivo di circa un milione e mezzo di euro.