Il Csm boccia Ardita alla Dna, Di Matteo: ”Al plenum si è parlato di pressioni”
"Da cittadino, prima ancora che da magistrato, sono molto preoccupato. Nel corso del dibattito plenario per l'assegnazione del ruolo di Procuratore aggiunto alla DNA, ho sentito un Consigliere del CSM (il dottore Mirenda) parlare apertamente di ''durissima battaglia politica'' per poi aggiungere che ''ci si è mossi, a quanto apprendo indirettamente, con pressioni ad ogni livello, alcune formalizzate ed altre sotto traccia''. A segnalarlo, intervistato da AdnKronos, è il sostituto procuratore nazionale Antimafia Nino Di Matteo. Il magistrato ha riportato le parole del consigliere Andrea Miranda di questa mattina durante le discussioni sulle candidature dei magistrati Sebastiano Ardita e Franca Maria Rita Imbergamo per la nomina a procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia. Nomina ottenuta da quest’ultima. Nel prosieguo del suo intervento, il consigliere Andrea Mirenda ha fatto ulteriore riferimento a ''cordate esogene e gruppi di pressione’’, ha riportato Di Matteo. “Da uomo delle istituzioni e da ex componente del CSM continuo a pensare che chi è venuto a conoscenza di indebite pressioni esterne sull'attività del Consiglio avrebbe il dovere di denunciarle apertamente, specificandone gli autori e le modalità”, ha affermato. Questa mattina la pratica si è conclusa con 13 voti a favore di Imbergamo, 10 per Ardita e 6 astenuti. Per Imbergamo, attuale sostituta procuratrice alla Dnaa, hanno votato i consiglieri di AreaDg, Unicost e Md oltre all'indipendente Roberto Fontana, mentre per Ardita hanno votato i consiglieri di Mi e parte dei laici di centrodestra. Astenuti i consiglieri Mirenda, Bianchini, Eccher, e Romboli che presiedeva la seduta, oltre al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione. Non hanno partecipato al voto perché assenti il vicepresidente Fabio Pinelli, la consigliera togata di Magistratura Indipendente Bernadette Nicotra e la consigliera laica del centrodestra Isabella Bertolini. Il voto di oggi in plenum arriva dopo il ritorno in commissione della delibera e la doppia proposta per Imbergamo, attuale sostituta procuratrice alla Dnaa, e Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania ed ex componente del CSM. Dal voto è rimasto invece fuori Eugenio Fusco, che ha coordinato il gruppo della procura di Milano che si occupa di cybercrime e reati informatici, e che prima del ritorno di commissione era stato proposto con un voto. Il ritorno in commissione era stato sollecitato per ''un approfondimento di tipo tecnico'' alla luce delle osservazioni arrivate proprio da Franca Imbergamo e di una recente sentenza del Consiglio di Stato. La decisione del ritorno in V commissione poggiava, a detta dei richiedenti, su quale interpretazione assumere rispetto all'articolo 24 del Testo Unico. Un cavillo burocratico che ha sollevato scontri e polemiche sia in seno al CSM che all’esterno.
Era chiaro da settimane che dietro la nomina del procuratore nazionale antimafia aggiunto, il “vice” di Giovanni Melillo alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), fosse in corso una partita politica che va oltre i cavilli. Con la sentenza del consiglio di Stato e l’art. 24 del Testo Unico usati come pretesti per evitare a qualsiasi costo che Sebastiano Arditapotesse arrivare in via Giulia.