I NOMI – Il crollo della palazzina di Pistunina, ci sono tre indagati
Due imprenditori e un ingegnere, che era stato incaricato dal povero Carmelo Leone in qualità di committente, una delle vittime del crollo della palazzina in via Giorgio La Pira di Pistunina, di occuparsi della situazione critica dei pilastri della struttura collassata. Che a quanto pare era emersa con chiarezza già da qualche tempo.
Ecco i tre indagati nell'inchiesta della Procura di Messina guidata da Antonio D'Amato sulla tragedia di Messina, che vede adesso coinvolti con tre ipotesi di reato distinte gli imprenditori Alessandro Panarello e Pasquale D'Alì, e poi un professionista tecnico, l'ingegnere Pietro Leone, tra l'altro congiunto della famiglia Leone. Panarello è coinvolto nella vicenda in quanto aveva preso in affitto l'intero piano dell'edificio per la realizzazione della macelleria che mai sorgerà, mentre il secondo è il titolare dell'impresa che era stata incaricata dell'ammodernamento dei locali. I reati contestati a tutti e tre sono l’omicidio colposo plurimo, il disastro colposo e la rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Sia Panarello che D'Alì si trovavano all'interno della struttura al momento del crollo, il primo ha riportato solo ferite lievi ed è stato già dimesso dal Policlinico, dove era stato ricoverato nell'immediatezza, il secondo invece ha subito un “politrauma cranio-facciale” ed è ancora ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria del Policlinico diretto dal prof. Franco Galletti, e si dovrà sottoporre quanto prima ad un intervento chirurgico. Tutti e tre gli indagati dovranno essere interrogati nelle prossime ore accompagnati dai loro legali di fiducia.
I reati contestati dalla magistratura messinese a carico dei tre indagati vanno precisamente dall'omicidio colposo plurimo (art. 589 c.p.) alla rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro (art. 437 c.p.), fino ai delitti colposi di danno (art. 449 c.p.). Nel frattempo, l'intera area del crollo in via La Pira è stata posta sotto sequestro giudiziario con rigide prescrizioni per la rimozione dei detriti.
Sigilli anche per la zona del "Parcheggio Rosso" dello Stadio Comunale San Filippo, individuata con un'ordinanza contingibile e urgente del Sindaco di Messina per lo stoccaggio temporaneo del materiale estratto dalle macerie.
Sotto la lente sono finiti, dunque, i lavori nello stabile.