6 Agosto 2026 Giudiziaria

Mazzarrà, Comune sciolto per infiltrazioni mafiose

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha deliberato lo scioglimento ai sensi dell’articolo 143 del Tuel (in conseguenza di fenomeni di infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso) del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, affidando la gestione dell'ente per 18 mesi a una commissione straordinaria che sarà nominata a breve con decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il provvedimento arriva dopo l'accesso ispettivo disposto il 20 ottobre 2025 dalla prefetta di Messina Cosima Di Stani, con nomina di una commissione di indagine per verificare la sussistenza di eventuali forme di infiltrazione o condizionamento mafioso nel comune collinare. Commissione, composta dal viceprefetto Carmelo Musolino, dal tenente colonnello Vincenzo Letizia, capo sezione della Direzione investigativa antimafia di Messina e dalla funzionaria della prefettura Maria Cacciola, supportati da un nucleo investigativo interforze che per mesi ha passato al setaccio tutta la documentazione amministrativa relativa alle ultime due consiliature, dal 2017 ad oggi, durante le quali è stato sindaco Carmelo Pietrafitta. Al termine della lunga attività investigativa è stata prodotta una relazione, di cui al momento non si conoscono i dettagli, le cui risultanze avrebbero determinato la decisione del Cdm.

L’avvio dell’iter che oggi ha determinato per la seconda volta (la prima fu nel 2015) il drastico provvedimento ha seguito l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Messina del 29 luglio 2025 che ha visto coinvolti l’ex boss della cosca dei “mazzarroti” ed ex pentito Carmelo Bisognano e i due imprenditori Antonino e Davide Giardina. Secondo l’accusa l’ex boss avrebbe continuato a esercitare la sua ingerenza nelle attività economiche e imprenditoriali nel territorio mazzarrese, imponendosi nel settore del movimento terra e si sarebbe avvalso, in alcune circostanze, di entrature negli uffici tecnici del Comune, puntando ad ottenere l’assegnazione di appalti pubblici.

Dalle carte dell’inchiesta sarebbe emerso inoltre il costante interesse del Bisognano per l’ex discarica di contrada Zuppà e sui fondi pubblici necessari per gli interventi da effettuare sul sito. Lo scorso giugno, Bisognano è stato condannato dal Tribunale di Barcellona alla pena di 4 anni e 7 mesi di reclusione, Antonino Giardina a 2 anni e 5 mesi, mentre il fratello Davide a 2 anni con pena sospesa. La condanna è stata per il reato di intestazione fittizia di beni ma è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta sussistente dai giudici di primo grado.

Tornando al presente, è la seconda volta nel giro di poco più di dieci anni che gli organi amministrativi del centro tirrenico vengono sciolti per infiltrazione mafiosa. La prima risale al 13 ottobre 2015, dopo che la commissione prefettizia (composta dal viceprefetto Carmelo Musolino, dal dirigente del commissariato di polizia Mario Ceraolo, e dal comandante del Gico del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, tenente colonnello Jonathan Pace) istituita il 19 dicembre 2014 accertò «la sussistenza di forme di condizionamento degli organi amministrativi» da parte della criminalità organizzata. «La mafia – fu allora scritto –avrebbe imperato ovunque, condizionando anche le decisioni di funzionari comunali che non avrebbero adottato per tempo atti amministrativi urgenti che per legge dovevano trovare attuazione». La gestione venne affidata alla commissione composta dalla viceprefetto Rosaria Giuffrè, dal viceprefetto aggiunto Marco Oteri e dal funzionario Marco Oteri fino all’elezione, nel 2017 di Pietrafitta.

Le reazioni.

Amareggiato ma determinato a difendere il suo operato e la sua comunità il sindaco Carmelo Pietrafitta che, dopo la notizia dello scioglimento degli organi amministrativi, attende di conoscere i contenuti della relazione prefettizia per valutare le prossime mosse, compreso l’eventuale ricorso al Tar contro il provvedimento del Consiglio dei ministri. «Ho appreso dalla stampa – scrive Pietrafitta – con profonda amarezza e delusione, la decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il Consiglio comunale del Comune che, dal novembre 2017, mi onoro di guidare subentrando proprio a un commissariamento successivo a uno scioglimento. Non ho ancora ricevuto comunicazione ufficiale in tal senso, ma ho già avviato delle riflessioni personali e, nei prossimi giorni, sarà mia premura condividerle con i miei concittadini che, per ben due mandati, mi hanno affidato le sorti del paese. In questa sede dico solo che Mazzarrà è cresciuta sotto ogni profilo e i risultati sono ben evidenti sotto gli occhi di tutti. Parlo di strutture, opere pubbliche rilevanti, monumenti, sicurezza, pulizia, decoro urbano, manifestazioni e momenti di aggregazione per le giovani generazione. Ma anche servizi sociali e opportunità offerte alle fasce deboli. Personalmente, non mi sono mai tirato indietro e ribadisco che sarò diretto nell’esprimere i miei pensieri alla cittadinanza». «Ma intanto è necessario che io precisi a quanti in queste ore si stanno affrettando a diffondere comunicati giustizialisti che, prima di parlare e dare affrettate sentenze, è necessario conoscere il territorio, uomini e cose».

Intanto sull’argomento hanno sviluppato le loro prime riflessioni i segretari della Cgil Messina Pietro Patti e del Pd Armando Hyerace. Il primo ha parlato di un provvedimento tale da costituire «una ferita per la vita democratica della comunità». «Nelle pubbliche amministrazioni – dichiara Patti – non possono trovare spazio opacità, zone d'ombra o condizionamenti di alcun genere. Le istituzioni devono essere presidio di imparzialità, trasparenza e servizio esclusivo dell'interesse collettivo. Solo amministrazioni credibili e pienamente autonome possono garantire diritti, sviluppo e coesione sociale».

Hyerace ha sottolineato come «Un commissariamento per mafia è sempre un fatto molto grave. Quando arriva per la seconda volta nell’arco di undici anni, siamo davanti a qualcosa che rischia di non apparire più eccezionale, ed è questo che deve ancora di più preoccuparci. Le responsabilità di oggi saranno accertate dagli inquirenti. La domanda che la politica deve porsi è un’altra: com’è possibile che, a distanza di undici anni, una comunità si ritrovi ancora davanti allo stesso scenario?».