L’arresto di Scirocco: L’affare fallito dell’I-Hub e l’ufficio strategico condiviso nel centro storico di Messina
Tra gli appalti finiti nel calderone dell’inchiesta figura la demolizione dei due corpi di fabbrica degli Ex Magazzini generali ed ex Mercato ittico, primo stralcio del progetto esecutivo per la realizzazione dell’I-Hub. Nonostante l’appalto già aggiudicato, Scirocco e l’ing. Logozzo avrebbero preteso di salire sul “carro dei vincitori”, cosa poi avvenuta per dissidi con altri attori principali dei lavori. C’è poi una diversità di “vedute” tra la pubblica accusa e la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina Arianna Raffa su un capo d’imputazione chiave dell’inchiesta: quello associativo. Per la Dda, Busà, Calandra Sebastianella, Logozzo, Scaffidi Caruso, Scirocco e Sindoni, avrebbero fatto parte di una «organizzazione mafiosa, armata, riconducibile» alla famiglia dei “Barcellonesi”. Che «programmava e commetteva delitti della più diversa natura contro la persona, il patrimonio, la Pubblica amministrazione, l’ordine pubblico e altro, con l’obiettivo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri».
Ma la gip ha riqualificato tutto in associazione semplice: «L’impostazione accusatoria in termini di sussistenza di un gruppo criminale ex art. 416 bis non può essere, allo stato, accolta», si legge nell’ordinanza. Ne avrebbero fatto parte Scirocco, Busà, Calandra Sebastianella, Logozzo e Scaffidi. Nello specifico, l’associazione a delinquere sarebbe emersa tra il 2021 e il 2024, con la direzione di Scirocco e i componenti, avrebbero avuto un proprio ruolo. Marchi di fabbrica del sodalizio, sempre secondo la Dda: la stabile dedizione a reati, quali subappalto illecito, autoriciclaggio e frodi, connessi al controllo di attività economiche e soprattutto appalti, anche al di fuori della provincia di Messina.
Scirocco, con l’organizzazione da lui costituita, avrebbe gestito numerosi appalti pubblici, affidati a varie imprese, nelle quale avrebbe inserito i suoi collaboratori tramite “passaparola” o tramite l’acquisita “fama” nel settore dell’ingegnere Logozzo, rivelatosi suo braccio destro. Quest’ultimo e l’imprenditore gioiosano utilizzavano un appartamento adibito a ufficio “strategico” nel centro storico di Messina, e un capannone industriale, nei pressi dello svincolo autostradale di Tremestieri.