8 Agosto 2026 Politica e Sindacato

Autostrade, il Cas rischia di perdere la concessione

Questa volta il Cas è sul filo del rasoio. L’atto di accusa sulla gestione delle autostrade siciliane non è un semplice “scappellotto”, ma 24 pagine fitte di pesanti contestazioni che potenzialmente possono sfociare nella revoca della concessione a un carrozzone storico della politica siciliana.

«Sul futuro del Consorzio per le autostrade siciliane siamo arrivati a un passaggio che non consente più rinvii – conferma Pippo Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord –. Il rischio che possa essere avviata la procedura di revoca della concessione è concreto ed emerge dagli stessi atti del Ministero delle Infrastrutture. Per questo abbiamo chiesto un’audizione urgente della IV Commissione dell’Ars, da svolgere direttamente presso la sede del Cas a Messina».

Lombardo fa leva sul “papello” dell’8 giugno 2026, con cui il Mit guidato da Salvini sferza la gestione del Cas, contestando una serie di criticità e inadempimenti, richiamando anche problematiche sedimentatesi negli anni e chiedendo al Consorzio riscontri e adempimenti urgenti. Il Ministero ha inoltre formalizzato l’ultimatum: in assenza di risposte adeguate, potranno essere assunte ulteriori determinazioni, fino all’avvio della procedura di decadenza della concessione.

«Non stiamo quindi parlando di un allarme costruito dalla politica» – sottolinea il deputato regionale – «ma di una questione posta dal Ministero, rispetto alla quale bisogna comprendere quale sia la volontà del Governo regionale. Vogliamo sapere se Schifani intende mantenere la gestione delle autostrade attraverso il Cas e, conseguentemente, assumersi la responsabilità di sostenerne il percorso di risanamento e di adeguamento, oppure se intende lasciare che la situazione evolva fino alla perdita della concessione».

Il Cas, nella risposta al ministero, ha ricostruito gli interventi già avviati e programmati per superare le criticità contestate. Il Consorzio stima in circa 5,5 miliardi di euro il fabbisogno per l’adeguamento normativo della rete, con interventi su viadotti, gallerie e barriere, e indica la necessità di una revisione del Piano economico-finanziario.

Sono già state deliberate dall’ente le contromisure, «ma un piano, da solo, non basta», avverte Lombardo: «Bisogna capire se la Regione intende sostenerlo finanziariamente e, soprattutto, se vuole investire sulle infrastrutture per garantire sicurezza, manutenzione e adeguamento della rete. Molte delle criticità contestate sono il risultato di problemi accumulati nell’arco di oltre vent’anni. Oggi, però, siamo davanti a un bivio: o si interviene immediatamente, oppure bisogna avere il coraggio di dire che la Regione intende arrendersi e rinunciare alla concessione».