8 Agosto 2026 Giudiziaria

L’arrestato di Francesco Scirocco. Le “ombre” sugli appalti pubblici e il sistema delle false fatturazioni

Le esigenze cautelari con cui la gip del Tribunale di Messina Arianna Raffa ha disposto le 12 misure nell’inchiesta su un gruppo radicato in appalti pubblici siciliani e calabresi delineano un quadro chiaro: si parte dal concreto pericolo che gli indagati si diano alla fuga, anche perché l’intera organizzazione «dispone di ramificati contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese». Ritenuto rilevante, poi, il pericolo di inquinamento probatorio, ambito nel quale si cita l’imprenditore di Gioiosa Marea Francesco Scirocco, accreditato di «entrature presso soggetti di vertice nella Pubblica amministrazione e nel mondo della politica» e di «legami altri contesti territoriali caratterizzati da una elevatissima infiltrazione mafiosa».

La giudice ravvisa altresì la circostanza in base a cui gli indagati hanno fatto ricorso a pratiche di falsificazione di documenti». Invece, per il pericolo di reiterazione dei reati, vanno distinte alcune posizioni. Quanto a Scirocco, all’ingegnere reggino Domenico Logozzo, considerato «braccio destro» e «volto pulito» del primo, ai messinesi Gaetano Busà e Basile Calandra Sebastianella e al pattese Michele Scaffidi Caruso, si riscontra la condivisione di un «comune obiettivo criminale» coincidente con l’inserimento in una serie di appalti pubblici. Per queste e altre considerazioni, applicati a Scirocco, Logozzo, Busà, Scaffidi, Calandra Sebastianella e pure al barcellonese Carmelo Munafò gli arresti domiciliari. Altri sei imprenditori, invece, non potranno contrattare temporaneamente con la Pubblica amministrazione, così da limitare comportamenti lesivi del buon andamento, imparzialità, trasparenza della stessa Pa.

Tra gli episodi sotto la lente della Dda di Messina e dei carabinieri un presunto sistema di false fatturazioni e autoriciclaggio, emerso da intercettazioni. Alcuni indagati, «diretti da Scirocco», avrebbero realizzato condotte fraudolente volte a far ottenere allo stesso e alle società a lui riconducibili somme di denaro contante. Su richiesta di Scirocco, stando alla tesi accusatoria, i responsabili delle società coinvolte in appalti e subappalti illeciti avrebbero eseguito bonifici per migliaia di euro a beneficio di Munafò, gestore di un distributore di carburanti a Merì. Quest’ultimo, a sua volta, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti, aventi ad oggetto l’erogazione di carburante mai erogato oppure di importo superiore rispetto al carburante erogato. Il gestore avrebbe trattenuto per sé la quota pari al prezzo del carburante erogato e nella documentazione verosimilmente indicato come “buono” e consegnato la restante parte in contante, pari alla differenza tra l’importo corrisposto dalle società tramite bonifico e quello da lui trattenuto, nelle mani di Sciroccco, che spesso si recava nell’impianto di Merì.