Calcinculo: “L’avanspettacolo di illusioni che si sgretolano” di Babilonia Teatri apre con successo la XV edizione del Cortile Teatro Festival
Di Tonino Cafeo. È partita la sera del 28 luglio scorso con un meritato sold out al Giardino Corallo di Messina la quindicesima edizione del Cortile Teatro Festival.
Ad aprire la rassegna che è ormai un appuntamento fisso dell’estate messinese, un “nome” di primo piano della scena italiana contemporanea: Babilonia Teatri, di Enrico Castellani e Valeria Raimondi, che con il loro Calcinculo hanno assicurato alla creatura di Roberto Zorn Bonaventura, Giuseppe Giamboi e Stefano Barbagallo un avvio adrenalinico e irriverente in piena sintonia con lo spirito della manifestazione.
Il Cortile Teatro Festival -ricorda Bonaventura- ha attraversato e trasformato in spazio teatrale luoghi di ogni tipo dentro e fuori il tessuto urbano. Dal forte San Jachiddu, che ne ha visto la nascita, al cortile Calapaj D’Alcontres, passando per gli spazi del Museo Regionale Accascina, della Lega Navale, dell’Arena Iris, della fondazione Horcynus Orca fino alla tenuta Rasocolmo- per citare i principali- sempre all’insegna di un teatro che serve “a incontrarsie ricordarsi di essere corpo e anima (…) per non spegnere la coscienza, per esserci, per non dimenticare, per denunciare, per provare a spiegare.”
Calcinculo è uno spettacolo che corrisponde efficacemente a questi requisiti. I due autori -attori, Castellani e Raimondi, lo definiscono “un avanspettacolo di illusioni che si sgretolano”.
Insieme a Luca Scotton, che è anche direttore di scena, tengono il palco per un’ora e mezza abbondante. Enrico Castellani conduce e monologa, Valeria Raimondi canta canzoni pop. A confermare il carattere di happening dello spettacolo, “eventi speciali” come il concorso di bellezza per cani o l’irruzione finale di un coro di alpini con tanto di autentico cappello con la penna, tutti scelti fra il pubblico.
L’atmosfera è a metà fra i lunapark di provincia (Calcinculo, del resto, è il nome di una celebre giostra) e le trashate a cui ci ha abituato la tv commerciale, ma i testi dei monologhi e delle canzoni sono una sequenza di pugni in pancia da manuale. “La mia depressione ha chiesto il part time ma non gliel’hanno dato”, sembra alludere a una vita che si svolge entro “muri armati dicemento di un presente addomesticato e permanente” in cui si prega “per il calcestruzzo” e per “la liberazione dell’uomo dal prato”. Del resto, di altre liberazioni, magari collettive, non è rimasto che un pallido ricordo: un Che Guevara sbiadito appeso al muro e un colore rosso ma “relativo” come “un campari nell’aperitivo, un Negroni a colazione” perché “il disincanto è la mia costellazione”.
Calcinculo, che ha ottenuto due nomination al Premio Ubu 2018per il miglior testo drammatico italiano e per le migliori musiche originali (di Lorenzo Scuda), procede mescolando stand up comedy, musical, avanspettacolo per offrire al pubblico un ritratto allucinato del nostro presente visto con uno sguardo tagliente che individua le macerie sotto la superficie liscia e colorata dei reel che scorrono tutti i giorni sui nostri schermi. Il pensiero va al teatro – canzone di Giorgio Gaber e in effetti lo spaesamento di fronte al crollo di tutti i punti fermi e l’ironia dolente come unica autodifesa sono gli stessi. Solo che dai tempi di Gaber la situazione è ulteriormente peggiorata: L’Italia del futuro, il “paesedi musichette mentre fuori c’è la morte” cantato da Willie Peyote a Sanremo nel 2021, è arrivata e ci ha travolti. Per questo il manuale di sopravvivenza proposto da Babilonia Teatri non può che esprimersi con il linguaggio della rappresentazione permanente e universale in cui tutte e tutti siamo immersi nostro malgrado. È la lezione della tesi 11 de La società dello spettacolo di Guy Debord che trova la sua applicazione pratica: “Nell’analizzare lo spettacolo si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo”.
Allora ridere di noi stessi che votiamo tutti i sondaggi possibili e immaginabili- compresa la sfilata dei cani- ma poi disertiamo le urne, che guardiamo Temptation Island e poi siamo anaffettivi può essere -almeno questo è l’auspicio di Calcinculo- una possibile via di fuga per ritrovare la voglia di vivere autenticamente, di desiderare, di rivendicare un altro futuro in un mondo più abitabiledi questo.