Il furto al Museo, la nota della Procura
All'interno del Museo di Messina al momento del clamoroso furto messo a segno ieri sera c'erano quattro custodi, entrati in servizio alle 19.30, come ha confermato la direttrice Marisa Mercurio, che ha ricostruito gli orari dell'incursione e la gravità del danno subito dal patrimonio culturale. Alle sue parole si aggiungono quelle dell'assessore regionale Elvira Amata che ha detto che i servizi di sicurezza hanno funzionato. Ecco perché gli investigatori da questa mattina stanno sentendo i custodi del Museo regionale per ricostruire le fasi del furto delle opere di Antonello da Messina.
Quando i ladri hanno spaccato le teche per impadronirsi delle tavole il sistema d’allarme sarebbe scattato immediatamente e le telecamere della video-sorveglianza, piazzate nelle stanze e anche queste funzionanti, avrebbero ripreso la scena. Gli investigatori dunque stanno cercando di capire cosa non abbia funzionato nell’apparato complessivo di sicurezza. Le immagini sono al vaglio degli inquirenti per risalire agli autori del furto. Pare infatti che a chiamare la polizia siano stati i passanti e non i custodi. Un giallo che va chiarito al più presto. Quello che è certo è che dalle immagini del sistema di video-sorveglianza del museo regionale acquisite dalla polizia, emergerebbe che la banda di ladri che ha rubato le opere di Antonello da Messina ha agito in un lasso di tempo fra 2 e 3 minuti. Dopo essere entrati nel museo i malviventi si sono recati nelle stanze dove erano custodite le tavole.
La Procura di Messina sta procedendo a carico di persone, allo stato, ignote in ordine al delitto previsto dall’art. 518-bis, comma 2, codice penale, furto pluriaggravato di opere d’arte». E' quanto si legge in una nota del procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato. Le attività investigative, coordinate dalla Procura distrettuale di Messina, sono delegate alla squadra mobile della questura e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. «Esse si alimentano, nella immediatezza, con l'acquisizione di fonti dichiarative del personale di vigilanza del museo medesimo, nonché delle immagini degli impianti di video sorveglianza dello stesso museo e di quelli posti lungo la pubblica via», prosegue la nota del procuratore. Il comunicato della Procura «viene diramato in ragione del clamore suscitato dal pubblico interesse che riflette la notizia del furto di capolavori artistici, nei quali sono riposti la cifra culturale e il profilo identitario del nostro Paese, oltre che di Messina e della Sicilia».