L’incanto di Capo Peloro e la voce degli ultimi: la lezione d’autore di Fiorella Mannoia
Di Alessia Di Fiore - L'Arena Capo Peloro si è trasformata in un palcoscenico di Resistenza culturale e riflessione civile. La tappa messinese dello spettacolo di Fiorella Mannoia non ha offerto una semplice passerella di nostalgici successi, ma una vera e propria operazione di chirurgia sonora e impegno politico, rintracciando nel repertorio di Fabrizio De André e Ivano Fossati gli strumenti per interpretare le ferite dell'attualità.
A sorreggere una struttura live di questa portata è stata un'imponente squadra di 16 musicisti eccezionali. Il loro lavoro sugli arrangiamenti, interamente rivisti, ha stravolto la veste classica dei brani: chitarre, fiati, percussioni ed elementi d'archi si sono fusi per creare un suono granitico, capace di passare dalle atmosfere acustiche alle sonorità sinfoniche e world music. A fare da guida al pubblico è stata la voce e la presenza scenica della Mannoia, che ha rotto gli schemi del solito concerto scegliendo di spiegare e sviscerare ogni singolo pezzo prima di intonarlo. Tra i passaggi più intensi e sentiti della serata, le sue parole dedicate al dramma dei migranti e alle rotte del Mediterraneo: introducendo brani come Smisurata preghiera e Mio fratello che guardi il mondo, l'artista ha puntato il dito contro l'indifferenza delle istituzioni, ricordando come il mare di fronte a Messina non sia solo bellezza, ma anche teatro di silenziose tragedie umane.
Il discorso si è poi allargato ad altri spaccati sociali scomodi.
L'assurdità cieca della guerra è esplosa durante la presentazione de La guerra di Piero, mentre il labile confine tra follia, emarginazione e libertà d'identità è stato sviscerato attraverso Prinçesa e Khorakhané (A forza di essere vento).
Non sono mancati i passaggi dedicati all'ipocrisia del potere con Don Raffaè e alla satira morale di Bocca di Rosa.
Dopo oltre due ore di musica ad altissima tensione emotiva, culminata nella potenza ritmica de Il pescatore, La mia banda suona il rock e nella densità di Anime Salve, lo show si è chiuso con il bis d'ordinanza con Mariposa e la celebre Quello che le donne non dicono. Sul palco anche la bandiera ‘No al Ponte sullo Stretto’ che il combattente Renato Accorinti, già sindaco della città, ha donato all’artista che l’ha mostrata e sventolata al pubblico entusiasta: ‘Tanto lo sapete che non si fa sto Pomte, solo che ci è già costato troppo’.
Sullo Stretto non è andata in scena una celebrazione del passato, ma un monologo corale che ha dimostrato come la grande poesia d'autore mantenga intatta la propria forza d'accusa.
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