13 Settembre 2026 Giudiziaria

Femminicidio Daniela Zinnanti, la famiglia: «Una morte che si poteva evitare. Ora sia fatta piena giustizia»

«Daniela aveva denunciato. L’uomo che l’ha uccisa era già noto per la sua pericolosità e si trovava agli arresti domiciliari». È questo il punto centrale della lettera con cui i familiari di Daniela Zinnanti intervengono mentre si avvicina la chiusura delle indagini sull’omicidio della 50enne, uccisa lo scorso marzo nell’abitazione di via Lombardia. La famiglia, attraverso i propri legali, sceglie di parlare in un momento delicato dell’inchiesta e guarda già alla prossima fase giudiziaria. L’ex compagno della donna, Santino Bonfiglio, ha confessato il delitto ed è tuttora detenuto in carcere in attesa del processo. Nei giorni scorsi è stata depositata anche la relazione del medico legale incaricato dell’autopsia. Daniela sarebbe stata aggredita con estrema violenza utilizzando un tondino di ferro e un coltello. Gli accertamenti hanno contribuito a ricostruire la dinamica dell’aggressione e il quadro degli elementi raccolti dagli investigatori. «Un delitto che si doveva e si poteva evitare» È proprio sulle falle nei meccanismi di protezione che i familiari concentrano la loro riflessione. Nella lettera ringraziano la magistratura, la Squadra Mobile e tutti gli investigatori per il lavoro svolto, ma allo stesso tempo chiedono che quanto accaduto a Daniela diventi un monito. «Nessun verdetto e nessuna pena potranno mai colmare il vuoto devastante lasciato dalla perdita di Daniela, strappata all’affetto dei suoi figli e dei suoi cari», scrivono i parenti. Poi il passaggio più duro: «Resta tuttavia il profondo dolore per un delitto che si doveva e si poteva evitare». Secondo la famiglia, Daniela aveva già denunciato e l’uomo che poi l’ha uccisa era sottoposto agli arresti domiciliari. Circostanze che, alla luce dell’epilogo, alimentano gli interrogativi sui sistemi di controllo e sulle misure che avrebbero dovuto garantire maggiore protezione alla donna. La richiesta in vista del processo Con la chiusura delle indagini ormai vicina, la famiglia chiede che il procedimento possa arrivare rapidamente alla fase processuale e che in aula venga fatta piena luce su ogni aspetto della vicenda. «La memoria di Daniela impone che sia fatta totale giustizia», sottolineano i familiari, auspicando «la massima applicazione» della legge e senza sconti di pena. L’obiettivo, spiegano, non è soltanto ottenere giustizia per Daniela, ma fare in modo che la sua storia non venga dimenticata e possa diventare «un monito severo sulle falle del sistema di controllo dei soggetti violenti». Infine, un appello agli organi di informazione e all’opinione pubblica: mantenere alta l’attenzione sul futuro dibattimento, ma nel pieno rispetto del dolore dei familiari, evitando ogni forma di speculazione. «Fiduciosi nella giustizia, attenderemo l’avvio della fase processuale», conclude la famiglia.