15 Settembre 2026 Giudiziaria

Le morti sospette al Papardo: Il pm chiede l’archiviazione

Le consulenze tecniche depositate in Procura parlano chiaro. E vanno tutte verso la stessa direzione: nessuna responsabilità dell’ospedale e degli indagati. Quindi va verso l’archiviazione l’inchiesta sulle morti sospette all’ospedale Papardo, di pazienti colpiti da infezioni batteriche dopo interventi effettuati nel reparto di Cardiochirurgia, che portò al clamoroso sequestro delle sale operatorie del reparto da parte dei carabinieri dei Nas nel novembre del 2024. Quindi siamo a quasi due anni di distanza da quei fatti.

È questa la determinazione cui è giunta la pm Alice Parialò, che dopo aver chiesto una proroga delle indagini di altri sei mesi («è indispensabile la prosecuzione delle indagini, volte alla ricerca ed al vaglio di ulteriore materiale probatorio»), eravamo nell’ottobre del 2025, ha depositato adesso una corposa richiesta di archiviazione, per tutte le tipologie di reato ipotizzate e per tutti gli indagati, alla gip Tiziana Leanza. E sarà proprio la giudice Leanza, adesso, a decidere cosa fare dell’inchiesta, ovvero se accogliere o meno la richiesta della pm Parialò.

Dopo la prima denuncia, eravamo ad ottobre del 2024, il successivo 23 novembre l’inchiesta portò al sequestro delle due sale operatorie di Cardiochirurgia da parte dei carabinieri dei Nas. Un sequestro richiesto dalla Procura diretta da Antonio D’Amato e accordato dalla gip Leanza sulla base di una serie di evidenze investigative ritenute valide. Il quadro già emerso nella prima fase dell’indagine, con la prima tornata di controlli e il prelevamento di campioni a metà ottobre, parlava infatti in estrema sintesi di acqua contaminata, rubinetti senza filtri e strumenti non sterili. Ma le consulenze tecniche sono giunte a conclusioni opposte.

In tema di indagati, per questa inchiesta, ci sono stati due step. Alla fine di dicembre del 2024 infatti si è allargato il novero delle persone coinvolte, con le ipotesi di reato classiche, in concorso, dell’omicidio colposo e della responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Questo per una ragione ben precisa, ovvero perché in Procura, guardando alla tempistica della “catena” di morti sospette, sono andati a ritroso nel tempo alla ricerca delle eventuali responsabilità amministrative per la garanzia di salubrità delle strutture operatorie. Quindi ai sei indagati iniziali, tutti con ruoli effettivi, se ne sono aggiunti altri cinque, che in passato hanno ricoperto varie cariche di gestione.

All’indomani del sequestro, quindi il 23 novembre, risultavano indagati Catena Di Blasi, direttrice generale del Papardo, Paolo Cardia, direttore sanitario, Vincenzo Manzi, direttore amministrativo, Francesco Patanè, primario di Cardiochirurgia, Maria Chiara Zucchetti, direttrice della Rianimazione e Silvio Tommasini, responsabile della Terapia intensiva post operatoria.

A fine dicembre 2024 la Procura ha aggiunto altri sei nomi: Mario Paino, direttore generale dall’aprile del 2019 all’aprile del 2022; Salvatore Munafò, direttore amministrativo dal luglio del 2019 al settembre del 2022; Ranieri Giuseppe Trimarchi, direttore sanitario dal luglio del 2019 all’agosto del 2024; Alberto Firenze, commissario straordinario dal febbraio del 2023 al gennaio del 2024; e infine Giancarlo Niutta, direttore amministrativo dal febbraio del 2023 all’agosto del 2024.

Adesso per tutti gli indagati, che a suo tempo sono stati anche sentiti sulla vicenda, si profila l’archiviazione totale dell’inchiesta per tutte le ipotesi di reato.

«Sanificazione e approccio medico corretti»

Procedure di sanificazione attuate nel rispetto della normativa per la prevenzione delle infezioni. Adeguato approccio diagnostico-terapeutico attuato dai sanitari per fronteggiare l’evento. Sono queste in estrema sintesi le conclusioni di una delle diverse consulenze medico-legali che all’epoca la pm Alice Parialò affidò a tre periti molto esperti. In questo caso si trattava del decesso di Gaetano Tommaso Bombaci, il primo di quella lista di pazienti deceduti poco dopo l’intervento chirurgico, che morì di sepsi a 66 anni il 24 settembre del 2024. Quindi non ci fu alcuna responsabilità né dei medici né sostanzialmente della struttura sanitaria. In questi mesi ne sono arrivate altre sul tavolo della pm. Tutte con le stesse conclusioni argomentative.

«Nel caso in esame dalla documentazione risulta che la tipologia temporale, la sintomatologia, i dati clinici e di laboratorio e l’assenza di documentati focolai infettivi a distanza depongono per una infezione acquisita in ambito operatorio e/o perioperatorio», hanno scritto in un centinaio di pagine la prof. Daniela Sapienza, docente di Medicina legale all’Università di Messina, il prof. Gianluca di Bella, ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università di Messina, e il dott. Placido Mondello, specialista in Malattie infettive, ex dirigente dello stesso settore al Policlinico di Messina.

Un altro passaggio-chiave sul comportamento dei medici dell’ospedale Papardo che lo operarono (in Cardiochirurgia) e lo seguirono nel post-operatorio (Terapia intensiva): «... in riferimento all’esecuzione dell’intervento si ritiene che lo stesso sia stato eseguito correttamente... non risultano singoli comportamenti censurabili nella condotta dei sanitari, a vario titolo intervenuti, nella gestione dell’assistenza chirurgica».