Pista nera, i verbali inediti entrano nelle indagini sui mandanti esterni delle stragi. Il legale di Borsellino, Fabio Repici, deposita la nota di Scarpinato con le accuse di Lo Cicero su Delle Chiaie
Di Giuseppe Pipitone - Le accuse di Alberto Lo Cicero e Maria Romeo sulla presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni della strage entrano nell’inchiesta sui mandanti esterni delle bombe del 1992. L’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, ha depositato la nota con l’ultima indagine da magistrato di Roberto Scarpinato agli atti dell’inchiesta in corso a Caltanissetta, inviandola anche alla Commissione Antimafia “al fine – scrive – di ostacolare il depistaggio politico in corso sulla strage di via D’Amelio”. “Non commento pseudo rivelazioni che conosco diversamente da come vengono raccontate”, ha detto la presidente Chiara Colosimo a ilfattoquotidiano.it. Come ha raccontato il Fatto, quella nota contiene ampi brani dei colloqui investigativi tenuti tra il 5 maggio e il 6 luglio 2007 dal pentito Lo Cicero e dalla sua compagna Romeo, che rappresentano il cuore della cosiddetta pista nera dietro alle stragi. Il collaboratore sostenne di aver già riferito le sue dichiarazioni su Delle Chiaie ai carabinieri prima della strage e subito dopo a Paolo Borsellino. Romeo, interrogata da Scarpinato nel 2021, aveva confermato, sostenendo di averlo accompagnato al palazzo di giustizia e di aver visto Borsellino due volte. Nella sua nota del 13 gennaio 2022, l’allora procuratore generale di Palermo scriveva di aver trovato alcuni riscontri: da un documento che attesta l’interesse di Borsellino per la gestione esclusiva di Lo Cicero dopo l’inizio della formale collaborazione, alle dichiarazioni di altri pentiti su Capaci. La Procura guidata da Salvatore De Luca, però, non ha creduto alle dichiarazioni di Lo Cicero (morto nel 2007 per una malattia) e ha ottenuto di processare per false informazioni e depistaggio Romeo e Walter Giustini, il carabiniere che aveva gestito il pentito. Ed è proprio da questo processo che è riemersa la nota di Scarpinato, con annessi i testi dei colloqui investigativi. Su questi verbali è in corso uno scontro: la Procura di Caltanissetta si è opposta al deposito chiesto dall’avvocato Emilio Buttigè, legale di Romeo, non ritenendoli utilizzabili, sulla base di una nota del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. Inoltre per i pm la versione riassuntiva dei verbali non è del tutto conforme al contenuto degli audio integrali. “La asserita inutilizzabilità di quegli atti” è una “figura giuridica propriamente processuale e sconosciuta alla fase delle indagini preliminari”, scrive ora Repici, nella memoria con cui accompagna il deposito della nota di Scarpinato nell’indagine sui mandanti esterni in corso davanti alla gip Graziella Luparello. “Sembra che sul nome di Stefano Delle Chiaie ci sia da decenni un sortilegio che induce a farlo scomparire dalle indagini”, sostiene il difensore di Borsellino, che paragona il destino dei colloqui investigativi di Lo Cicero ad altri due documenti che “non erano mai stati collocati nella loro sede naturale”. Il riferimento è al verbale della riunione tra le Procure di Palermo e Caltanissetta del 15 giugno 1992, che riguardava il coordinamento tra l’indagine su Capaci e il procedimento nato dalle dichiarazioni di Lo Cicero: “L’unico atto sulla strage di Capaci che presenta la firma del dottor Borsellino”, scrive Repici.
L’avvocato aveva depositato anche la relazione del 1° giugno 1992, che contiene le notizie riportate fino a quel momento dal confidente: tra le altre cose, Lo Cicero accusava l’allora parlamentare Guido Lo Porto – vecchio compagno di scuola di Borsellino – di frequentare la casa del boss Mariano Tullio Troia. Quella relazione era firmata da Vittorio Teresi, all’epoca pm del gruppo coordinato da Borsellino: possibile che il magistrato non ne fosse stato informato? Nel luglio 2025, quando questo documento era stato depositato da Repici, la gip Luparello aveva interrotto la camera di consiglio sull’archiviazione dell’indagine, per poi chiedere nuovi approfondimenti. Era scoppiato uno scontro senza precedenti: la Procura aveva fatto ricorso, accusando la giudice di aver redatto un provvedimento “abnorme”. La Cassazione ha dato ragione a Luparello e adesso i pm stanno proseguendo le indagini chieste dalla gip. È agli atti di questo procedimento che ora entrano le accuse sulla pista nera. Fonte: Il Fatto Quotidiano