Il “giro” di prestiti a usura. Patteggiano la pena in 4
Per il “giro” di prestiti a usura anche con tassi del 300% che aveva soffocato un venditore ambulante, i quattro imputati hanno chiuso il loro processo con altrettanti patteggiamenti. Ratificati in questo caso in udienza preliminare dalla gup Alessia Smedile dopo il precedente accoglimento della pena concordata dal pm della Dda Roberto Conte, che aveva a suo tempo chiesto il giudizio immediato per i quattro.
Patteggiamento quindi per Fabio Tortorella (2 anni e 6 mesi), Angelo Muni (2 anni e 6 mesi), Giuseppe Finocchiaro (2 anni e 8 mesi) e Pietro Mazzitello (3 anni). Le pene sono state sostituite con la detenzione domiciliare, con l’obbligo di permanere in casa dalle 12.00 alle 8.00 del giorno successivo con 4 ore libere al giorno tra le 8 e le 12, e l’obbligo di rimanere nella regione di residenza. In più la gup Smedile ha disposto la confisca per Tortorella della somma di 22 mila euro.
I quattro sono stati assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Trovato, Domenico Andrè e Alessandro Billè.
L’ipotesi di reato a loro carico è di usura, sulla base degli accertamenti effettuati dalla Squadra mobile di Messina. L’inchiesta si inserisce in un più ampio filone investigativo coordinato dalla Distrettuale antimafia che ha consentito di ricostruire un «solido quadro indiziario» relativo a diversi casi di usura sul territorio cittadino.
Fondamentale il racconto della vittima dell’usura, che ha indirizzato gli investigatori sulla strada nella quale si era imbattuto e non era più disposto a percorrere. Un prestito con altissimi tassi usurari, fino al 300 per cento. Alla polizia, tra le altre cose, la vittima ha riferito di aver contratto nel tempo più prestiti a condizioni vessatorie, fornendo agli inquirenti dettagli su chi glieli aveva concessi, sulle somme ricevute e sul piano di rientro negoziato. A proposito degli indici percentuali elevatissimi, uno degli indagati avrebbe approfittato dello stato di bisogno del commerciante messinese, gli avrebbe accordato un prestito pretendendo interessi e ulteriori vantaggi fino alla totale restituzione del capitale, con un tasso annuo che si aggirava intorno al 300%. Nel corso delle attività di indagine, la Squadra mobile arrestò a suo tempo in flagranza di reato un’altra persona, a cui è stato poi contestato di aver concesso denaro “a strozzo”: fu sorpresa proprio mentre riceveva una rata del prestito usurario.