Tutti i nomi: Maxi traffico di rifiuti nel Messinese: 23 indagati
Oltre venti tonnellate di rifiuti tra scarti edilizi e d’asfalto prelevati e smaltiti illecitamente. Tra Messina, Barcellona, Milazzo, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela e Villafranca Tirrena. Gettati un po’ ovunque senza alcuna precauzione tra il 2021 e il 2024. Per un gigantesco caso d’inquinamento ambientale. Tre imprese, otto terreni per circa 230mila metri quadrati, cinque camion e 115mila euro sottoposti a sequestro preventivo. Poi 23 indagati con svariati ruoli.
È tutto questo l’inchiesta sul maxi traffico di rifiuti nella zona tirrenica della provincia di Messina, portata avanti per mesi dalla Direzione distrettuale antimafia diretta dal procuratore Antonio D’Amato e dal Gico della Guardia di finanza di Messina, che ha portato ieri mattina all’esecuzione da parte dei finanzieri di un decreto della gip Ornella Pastore.
Gli indagati sono 23. Si tratta della prima fase delle indagini, la loro posizione potrebbe ovviamente cambiare. Ecco i nomi: Salvatore Antonino Imbesi di Barcellona, amministratore unico della Pro.Co.Ge.Im. srl e legale rappresentante della Venuto srls e della Venuto Antonino & C. srl, imprese attive tra Barcellona e San Filippo del Mela (le prime due per “costruzione strade e autostrade” la terza per “frantumazione di pietre e minerali vari fuori dalla cava”); Salvatore Tindaro Imbesi di Barcellona; Tindara Venuto di Barcellona; Santina Barbera di Barcellona; Salvatore Scarcella di Barcellona; Tindaro Impalà di San Filippo del Mela; Michele Bitto di Monforte San Giorgio; Carlo Giovanni Inferrera di Messina; Giuseppe Bellinghieri di Scaletta Zanclea; Antonino Pitale di Messina; Giuseppe Costa di Messina; Fernando Plicanti di Palermo; Giuseppe Serro di Alcamo; Carmelo De Luca di Barcellona; Gaetano De Luca di Messina; Rosaria Cipriano di Terme Vigliatore; Giovanni Alesci di Castroreale; Michele Aurelio Crisafulli di Furnari; Marco Giovanni Mataffesi di Barcellona; Adriano Torre di Terme Vigliatore; Domenico Torre di Terme Vigliatore; Emanuele Genovese di Messina; Marianna Calderone di Barcellona. Per i due Imbesi, Venuto, Barbera, Plicanti e Serro i magistrati della Dda hanno avanzato richiesta di misure cautelari personali, quindi dovranno essere sottoposti a interrogatorio preventivo, che la gip Pastore fisserà dopo l’esecuzione dei sequestri.
Le tre ditte sequestrate sono la Pro.Co.Ge.Im. srl, la Venuto srls e la Venuto Antonino & C. srl «che cedevano, ricevevano, trasportavano, abbandonavano e comunque svolgevano attività illecita di gestione dei rifiuti». E poi ci sono una serie di terreni sequestrati, soprattutto a Barcellona, poi a San Filippo del Mela, Milazzo e Villafranca Tirrena.
I 23 indagati sono ritenuti «gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, previsto dall’articolo 452 quaterdecies del codice penale e contestato nella provvisoria imputazione».
Le tre società sequestrate disponevano delle autorizzazioni necessarie per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti provenienti dalla demolizione di manufatti edilizi e di quelli bituminosi derivanti dalla scarifica delle pavimentazioni stradali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, però, le attività effettivamente svolte non avrebbero rispettato le norme ambientali sulla caratterizzazione e sul trattamento dei rifiuti speciali. Il materiale di risulta sarebbe stato sversato in siti privi di autorizzazione e, in alcuni casi, commercializzato senza il necessario trattamento. Per consentirne il reimpiego come “materia prima secondaria”, ne sarebbe stata falsamente attestata la sottoposizione al previsto processo di recupero. E per risparmiare sui costi di trattamento e recupero gli indagati avrebbero fatto ricorso anche a false attestazioni, all’omessa compilazione del formulario obbligatorio per la gestione dei rifiuti, il cosiddetto Fir, e alla falsificazione dei registri di carico e scarico.
Il “dominus
Secondo quanto hanno ricostruito i magistrati e i finanzieri il ruolo di “dominus” nella vicenda lo avrebbe esercitato il barcellonese Salvatore Antonino Imbesi, amministratore unico della Pro.Co.Ge.Im srl e legale rappresentante della Venuto srls e della Venuto Antonino & C. srl, imprese attive tra Barcellona e San Filippo del Mela (le prime due per “costruzione strade e autostrade” la terza per “frantumazione di pietre e minerali vari fuori dalla cava”). È lui che «promuoveva, organizzava e coordinava l’attività di gestione illecita di rifiuti», con una lunga serie di operazioni di smaltimento illecito, viaggi di mezzi e poi di falsificazioni di documenti.