12 Ottobre 2026 Politica e Sindacato

Progressioni di stipendio e condotta antisindacale. Vince la linea del Comune

E sono due. Anche il ricorso presentato dalla Cgil contro il Comune, con denuncia di condotta antisindacale, è stato rigettato. Il decreto del Tribunale del lavoro è stato pubblicato sabato e si pronuncia, come era già avvenuto in occasione della causa avviata dal sindacato Csa, sulla vicenda che riguarda le progressioni economiche orizzontali a Palazzo Zanca, una delle motivazioni dello sciopero proclamato in piena estate. Lo stesso Tribunale ha dichiarato, invece, inammissibile l’intervento della Cisl.

Tutto ruotava attorno alla nuova graduatoria delle progressioni di carriera, provvedimento della segretaria generale-direttrice generale Rossana Carrubba che modificava i criteri concordati in precedenza dai sindacati con il precedente dg, Salvo Puccio, restringendo, di fatto, il numero di beneficiari (che precedentemente corrispondevano a tutti gli aventi diritto tra i dipendenti comunali, e noi al 50% degli stessi).

Il Tribunale, premiando la linea difensiva del Comune affidata all’avvocato Santi Delia, ha sostanzialmente ribadito che la contrattazione integrativa non può “superare” i limiti previsti della legge, che sono «la selettività, la limitazione della platea dei dipendenti beneficiari e il rispetto imposto dalle quantità delle risorse disponibili», limiti che non venivano garantiti dal precedente accordo. Secondo il giudice è lecita anche la decisione del Comune di fare dietrofront, modificando i criteri: in caso contrario «avrebbe dovuto bloccare o annullare la procedura ledendo i diritti dei lavoratori individuati come beneficiari delle attribuzioni economiche premiali previste dalla legge e della medesima contrattazione collettiva». In altre parole, il Comune non avrebbe potuto agire diversamente.

Secondo la segretaria generale Rossana Carrubba (che sui social ha affermato di aver «subito attacchi durissimi, insulti e pressioni pensate per intimorirmi»), la pronuncia del Tribunale del lavoro «si aggiunge alle precedenti decisioni, di analogo tenore, rese sugli altri ricorsi. L’autorità giudiziaria ha pertanto confermato la legittimità dell’operato dell’Amministrazione, improntato al rigoroso rispetto della normativa vigente e alla corretta gestione delle risorse pubbliche. Si ribadisce che l’azione amministrativa si è sempre svolta nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità nonché delle disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro».

Il responsabile terminale associativo della Fp Cgil, Peppe Previti, sottolinea che «né io, né altri, abbiamo insultato o fatto pressione alcuna per intimorire la segretaria. Ritengo, pertanto, anche per ragioni di rispetto e onestà intellettuale, che passi indietro o scuse si debbano dare e nemmeno chiedere. Ciascuno ha svolto il proprio ruolo, come del resto riconosciuto anche dai magistrati che sin qui si sono pronunciati, nel pieno rispetto delle regole democraticbe e delle ordinarie prerogative sindacali. Non era certo il caso, dunque, che, senza alcun valido motivo, utilizzasse toni vittimistici chi, come la segretaria anche in quei tempi in carica, non aveva in alcun modo impedito che i direttori generali negli anni 2020,2021, 2022 sottoscrivessero un contratto decentrato con le stesse condizioni oggi contestate».