16 Ottobre 2026 Giudiziaria

L’inchiesta sui tecnici sanitari. Archiviazione per i 22 indagati

È tutto finito per i 22 tecnici sanitari finiti sotto inchiesta perché secondo l’ipotesi iniziale della Procura avevano esercitato “abusivamente” la professione, senza essere iscritti all’albo di appartenenza con una speciale certificazione necessaria per proseguire l’attività.

Il quadro degli accertamenti e soprattutto le loro dichiarazioni nel corso degli interrogatori hanno chiarito tutto, e la posizione di tutti e 22 è stata archiviata. Nessun profilo penale individuato quindi, tutto si conclude a distanza di due anni senza alcuno strascico per: Antonino Chillura (Irccs Neurolesi e Asp); Ines Mannino (Irccs Neurolesi); Gaetano Grippa (Policlinico); Patrizia Impalà (Policlinico); Lorenzo Parisi (Policlinico); Placido Prinzivalli (Policlinico); Francesco Risitano (Policlinico); Tindaro Bongiorno (ospedale Papardo); Antonino Costa (ospedale Papardo); Rossana Gervasi (ospedale Papardo); Giovanna Giacobbe (ospedale Papardo); Giuseppe Grimaldi (ospedale Papardo); Concetta Morabito (ospedale Papardo); Carmelo Pinzone (ospedale Papardo); Adriano Venuti (ospedale Papardo); Rosalinda De Francesco (ospedale Papardo); Cetti Giacobbe (ospedale Papardo); Cinzia Mascaresi (ospedale Papardo); Giovanna Nastasi (ospedale Papardo); Giuliana Marchese (casa di cura Carmona) Grazia Calascione (casa di cura Cristo Re); Antonino Cafeo (casa di cura villa Salus).

Il gip Salvatore Pugliese ha infatti accolto la richiesta che ha avanzato la pm Francesca Bonanzinga. Le motivazioni dell’archiviazione sono abbastanza lampanti, come scrive il gip nel provvedimento. Ecco alcuni passaggi-chiave: intanto «... si era trattato di professionisti (per lo più tecnici di laboratorio e fisioterapisti) per i quali, di fatto, la nuova normativa del 2018 aveva prevista una diversa iscrizione ai rispettivi albi, e tutto ciò nel corso della loro carriera», e poi «... la maggior parte dei professionisti era già in possesso delle rispettive abilitazioni».

Un altro aspetto decisivo: «... come si evince dagli atti del fascicolo e com’è previsto dalla comune prassi - scrive il gip Pugliese -, la semplice proclamazione ex lege della costituzione di un nuovo albo professionale non è sufficiente a consentire l’iscrizione dei professionisti, dal momento che il perfezionamento dell’iscrizione è subordinato all’espletamento di una procedura amministrativa che si svolge in diversi passaggi, susseguentisi in un lasso di tempo che può essere, a volte, di notevole durata». E poi «... per la maggior parte gli indagati avevano dichiarato che la contestazione relativa alla loro posizione era stata mossa dall’amministrazione solo nell’anno 2023».