22 Ottobre 2026 Giudiziaria

LE CHAT – Il medico Attilio Manca ucciso senza colpevoli: una nuova pista nelle chat (di Aurelio Coppolino) per infangare Salvatore Borsellino

Una esclusiva di Fabrizio Gatti per Today.it - Attilio Manca, 34 anni, giovane e promettente urologo in servizio all'ospedale di Viterbo, viene trovato morto la mattina dell'11 febbraio 2004 nel suo appartamento. Il volto sfigurato dalle torture. Tracce di eroina nel corpo. Due fori di aghi nel braccio sinistro. L'indagine ufficiale chiusa come overdose.

Impossibile, denunciano la fidanzata e i genitori del medico: Attilio non faceva uso di droghe, era uno specialista stimato e un mancino puro. Un mancino si sarebbe iniettato l'eroina nel braccio destro. L'overdose, secondo la loro denuncia, è una messinscena per coprire gli assassini. Un caso Regeni tutto italiano. Ma ora una corposa mole di chat e messaggi sequestrata dalla polizia, potrebbe fare riaprire le indagini (nella foto di copertina, Attilio Manca con la mamma e il papà, morto di crepacuore nel 2023).

Il generale dei carabinieri rimasto ignoto: cosa dice la sentenza

Salto in avanti di quasi vent'anni. Nel 2023 la sentenza di condanna definitiva di un mafioso, riconosciuto colpevole fino all'anno 2000, Rosario Pio Cattafi, 71 anni, accenna per la prima volta alla morte di Attilio Manca come omicidio. Non come overdose.

“Era stato proprio Cattafi, su incarico di un generale dei carabinieri - scrivono i giudici di Corte d'appello nella sentenza confermata in Cassazione - a condurre il medico Manca presso il luogo in cui era rifugiato Bernardo Provenzano, bisognoso di cure urgenti. Proprio per evitare che si potesse disvelare il rifugio di Provenzano, Manca è stato ucciso dai servizi segreti deviati".

Va però precisato che il processo non ha evidenziato alcun coinvolgimento diretto di Rosario Cattafi nella morte dell'urologo in servizio all'ospedale di Viterbo. La circostanza viene citata per confermare, secondo i magistrati, una delle prove che dimostrano la sua precedente appartenenza alla mafia.

Le accuse (false) contro il procuratore di Palermo: “È un maniaco”

Quando lo chiamano, certamente il dottor Manca non immagina di dover visitare il capo dei capi di Cosa nostra, ancora latitante. Ma nessuno sa cosa sia successo dopo. Fine del lampo di luce. Ignoto da allora il generale dei carabinieri. Libero oggi Rosario Cattafi, dopo aver scontato la pena in carcere per associazione mafiosa. Torna così il silenzio. Altro salto: fino alla primavera-estate 2026.

All'improvviso, senza alcuna ragione evidente, su YouTube e altri social appaiono dirette video quasi quotidiane: dall'11 aprile al 28 giugno, con accuse palesemente false contro il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, Tommaso Calderone, l'avvocato Giuseppe Lo Presti, il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, il suo procuratore aggiunto antimafia, Vito Di Giorgio, e l'avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici. Protagonista delle dirette è un disoccupato un po' in difficoltà con le finanze, Aurelio Coppolino, 46 anni, anche lui originario come Attilio Manca di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Chi è davvero Aurelio Coppolino arrestato per stalking

Secondo Coppolino, il fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso con la sua scorta nel 1992, si sarebbe rivolto ai clan per farsi assistere: perché l'avvocato Repici, dichiara in diretta e scrive nei sottotitoli Aurelio Coppolino, sarebbe il vero capo della mafia barcellonese. Così come lo sarebbero il parlamentare allora di Forza Italia, Calderone, e l'avvocato Lo Presti. Al procuratore De Lucia viene invece attribuito il ruolo di maniaco sessuale con l'accusa, ovviamente falsa come le precedenti, di molestare le colleghe. E al procuratore aggiunto Di Giorgio l'infamia di essere una talpa dentro la Procura. Dichiarazioni nate esclusivamente dalla fantasia di Coppolino, di cui sta rispondendo personalmente.

Fake news evidenti. Tanto che il nuovo corvo si guadagna gli arresti domiciliari per i continui attacchi al vicepresidente della commissione Giustizia, il primo ad aver depositato la denuncia per stalking. Coppolino, non soddisfatto, evade più volte dal domicilio. Si presenta a polizia e carabinieri. Fino a farsi rinchiudere in carcere. Missione compiuta.

Perché l'operazione Coppolino è collegata al caso Manca

Ma quale missione c'è dietro? È un rompicapo da giallo seriale. Solo con il tempo una giusta osservazione comincia a unire i fili. I bersagli di Aurelio Coppolino condividono un particolare: tutti hanno avuto a che fare con il caso di Attilio Manca. E non dalla parte dei depistaggi. Maurizio De Lucia è procuratore a Messina quando vengono raccolte le testimonianze sulla pista alternativa all'overdose. Il suo aggiunto Di Giorgio è il pubblico ministero che, sempre a Messina, raccoglie e verbalizza la collaborazione di Carmelo D'Amico sull'omicidio Manca. Calderone e Lo Presti sono gli ex avvocati di D'Amico prima del suo pentimento. E l'avvocato Repici è anche il legale della famiglia del medico assassinato.

Al momento sembrano solo congetture. Ma un ulteriore indizio arriva quando, pochi giorni fa, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto deposita alla difesa e alle parti offese il contenuto del telefonino e del computer di Coppolino, estratto in udienza di incidente probatorio. Si scopre così che il presunto stalker, prima e durante gli stessi giorni delle sue dirette, è in stretto contatto via chat con due nomi famosi della politica nazionale e nelle Procure siciliane. Oltre che con un ex appuntato della guardia di finanza, C. P., e un giornalista di Messina, E. B., non indagati, con cui condividono il gruppo su WhatsApp chiamato 2027.

I due nomi a cui Antonio Coppolino scrive sono effettivamente una sorpresa. Uno è l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex capogruppo al Senato del Movimento 5Stelle, Nicola Morra, poi espulso dal partito. L'altro è l'avvocato Ugo Colonna, famoso per essere il difensore di Maurizio Avola, imputato per l'ultima falsa versione sulla strage Borsellino, una patacca rilanciata da un libro di Michele Santoro e Guido Ruotolo.

L'avvocato Colonna: “Aurelio Coppolino ha agito in autonomia”

Soltanto più tardi Colonna diventerà il legale di Coppolino: in quei primi giorni delle dirette su YouTube è soltanto uno dei suoi interlocutori. “Dalle mie conversazioni con Coppolino - mette in chiaro l'avvocato Colonna, rispondendo a DossierToday.it - non risulta che vi sia stata alcuna sollecitazione o siano intervenuti accordi o che abbia indirizzato Coppolino nel rendere pubbliche dichiarazioni nei confronti del procuratore di Palermo, dell'onorevole Calderone o dell'avvocato Repici”.

“Coppolino, per quanto mi riguarda, e secondo quanto può leggersi dalle chat estratte - aggiunge Ugo Colonna - non ha ricevuto alcun incarico finalizzato a compiere atti persecutori o diffamatori. Gli atti del procedimento dimostrano, al contrario, come Coppolino abbia agito in piena autonomia e, secondo quanto dallo stesso confermato, avevano l’obiettivo di evidenziare e denunciare pubblicamente il ruolo dell’onorevole Calderone all’interno della consorteria mafiosa”. Dichiarazione quest'ultima di cui si assume la responsabilità chi la esprime.

Morra e Colonna non sono indagati, Coppolino sì

Ci sono inoltre messaggi WhatsApp, tra quelli sequestrati, in cui Colonna rimprovera Aurelio Coppolino per essersi lasciato andare e lo esorta ad attenersi ai fatti. Anche se poi in molte delle ricostruzioni pubblicate su YouTube e sulla loro chat 2027, Coppolino non si limita soltanto ai fatti.

Nicola Morra non ha invece risposto alle nostre domande inviate via email e via telefono. Ma anche per lui possono valere le precisazioni di Ugo Colonna. Morra e Colonna non sono infatti indagati. Il loro nomi e i loro messaggi vengono qui richiamati esclusivamente nei limiti di quanto risulta dai fatti documentati: senza alcuna intenzione accusatoria e senza voler attribuire loro responsabilità o comportamenti illeciti.

Cosa dice Nicola Morra a Coppolino: gli audio sequestrati

Le chat sequestrate rivelano invece il ruolo di Aurelio Coppolino nel tentativo di demolire la testimonianza di D'Amico e di altri collaboratori sull'omicidio del medico di Viterbo. Pubblichiamo (nella gallery) in esclusiva una parte dei messaggi acquisiti dalla magistratura affinché sul caso Manca non cada nuovamente l'oblio. E anche per ripristinare la verità: tutti i video di Coppolino infatti sono tuttora pubblici sul suo canale YouTube.

Martedì 9 giugno 2026 è una giornata tipo per Aurelio Coppolino. Comincia all'alba e già poco dopo le 5 invia a Morra una serie di allegati su WhatsApp. L'ex presidente della Commissione antimafia gli dà il buongiorno: “Forza Aurelio”. Coppolino manda screenshot ricevuti dall'avvocato Colonna. Il presunto stalker è arrabbiato. “Colonna continua a condividere documenti che attengono esclusivamente a Repici, Cicero e D'Amico - scrive sempre a Morra dalle 6.36 -. Tiene fuori Calderone e Lo Presti. Ed a me non sta bene. Chiaro il discorso, Nicola? Ed ancora attendo avvocato. E tiene fuori anche Di Giorgio. Ed a me non sta bene. Sentilo e stringilo".

Sono giorni che Aurelio Coppolino pubblica dirette video su YouTube contro gli avvocati Calderone e Repici. Probabilmente ora si è accorto che gli mancano le pezze d'appoggio alle sue accuse. “Mi ha mandato avanti come un ariete - continua a scrivere Coppolino a Nicola Morra, riferendosi all'avvocato Ugo Colonna -. Ora io pretendo contenuti su Calderone, Lo Presti e Di Giorgio”.

I tre nomi citati sono sempre i due ex avvocati di Carmelo D'Amico e il magistrato che ha raccolto la sua testimonianza sull'omicidio Manca. “Non mantenesse la parola, modificherò i miei obiettivi e strategie. Sin da subito”, promette Coppolino.

Poco prima delle 9 Nicola Morra cerca di tranquillizzarlo con un messaggio vocale: "Ho sentito Ugo poco fa, questo pomeriggio ti manda un altro appunto relativo alle tutele, di cui hanno goduto gli Ofria a livello avvocatesco e giudiziario e di conseguenza il cerchio si allargherà e poi cerca stanotte di finire un altro appunto che sintetizza e coinvolge, ancor più, i politici anche perché tutto questo serve per l'incontro che domani mattina abbiamo, io lui e Fabio Trizzino […]".

Fabio Trizzino è l'avvocato dei tre figli di Paolo Borsellino e marito di Lucia Borsellino. Nicola Morra lo aveva già citato in un altro messaggio vocale inviato a Coppolino alle 18.44 di giovedì 4 giugno: “Spero che almeno tu abbia avuto un vantaggio - gli dice Morra -. Poi Ugo credo che abbia tanti documenti e, fra questi, quelli che dovrebbe far avere anche e soprattutto a Fabio Trizzino, mo' vediamo”. Contattato da Dossier, l'avvocato Trizzino conferma l'incontro con Morra e Colonna, uno soltanto il 10 giugno 2026, ma smentisce che ci sia stato scambio di informazioni, documenti o appunti.

Alle 9.46 di quel martedì 9 giugno Aurelio Coppolino riceve finalmente il messaggio che sta aspettando: “Buongiorno Aurelio - gli scrive Ugo Colonna - nel pomeriggio ti invierò gli atti accompagnati da uno scritto dai quali potrai meglio comprendere il grado di collusione tra Lo Presti e Di Giorgio nel favorire la cosca mafiosa (trattasi della vicenda Ofria). Ti invito a leggere bene gli atti. Si tratta di vicenda assai delicata”, gli fa notare l'avvocato Colonna. Riportiamo lo screenshot completo, come appare nel rapporto di polizia: sottolineando però che non esistono documenti su collusioni di alcun tipo tra i legali del testimone sull'omicidio Manca, l'attuale procuratore aggiunto di Palermo e la mafia di Barcellona.

Gli allegati per smontare la denuncia della famiglia Manca

Aurelio Coppolino non si è mai occupato prima dell'omicidio Manca. È una vicenda che non lo riguarda. Non è un giornalista, né un investigatore privato. Eppure quella stessa mattina invia a Nicola Morra una ricostruzione non vera che tenta di smontare la denuncia inascoltata per anni della famiglia del medico. Uno degli allegati WhatsApp riporta questa descrizione: “Il documento analizza le presunte attività illecite e manipolatorie che sarebbero state orchestrate dagli avvocati Fabio Gaetano Repici e Maria Rita Ciceri […] al fine di orientare le indagini giudiziarie su fatti specifici, in particolare l'omicidio del giornalista Beppe Alfano e la vicenda di Attilio Manca”.

I fatti specifici denunciati dai genitori di Attilio Manca (e dalla famiglia di Beppe Alfano) sono proprio il presunto coinvolgimento nei depistaggi di agenti del Sisde, l'allora servizio segreto civile. Ed è proprio quello che Coppolino, a partire dall'11 maggio, cerca di smentire nei suoi video: fino a dichiarare falsamente che l'avvocato di Salvatore Borsellino e della famiglia Manca è un capomafia.

In quelle giornate di dirette su YouTube, il 16 maggio, è proprio Ugo Colonna a mandargli via WhatsApp una ricostruzione dei fatti piuttosto alternativa rispetto a tre decenni di sentenze definitive su Cosa nostra (qui la risposta integrale dell'avvocato Colonna alle nostre domande): “La gente come l'Alfano o Repici - scrive Colonna a Coppolino - sono ritenuti antimafiosi perché nessuno, fino ad ora, ha fatto pubblicare le loro collusioni con la mafia barcellonese, quella vera che da almeno 20 anni agisce incontrollata, immune dagli accertamenti giudiziari”. Ma nemmeno questa ricostruzione di Colonna trova riscontri.

La rivelazione di Coppolino su Rosario Cattafi

Sempre il 16 maggio, secondo un altro screenshot sequestrato, l'avvocato Colonna chiede a Coppolino se ha ricevuto i documenti inviati per email. E lui gli manda il frontespizio degli allegati che ha scaricato. I primi due, già nel titolo, riguardano la morte del dottor Attilio Manca. Sono comunque documenti pubblici. Ma perché Aurelio Coppolino è così interessato a un caso di 22 anni fa ufficialmente chiuso?

Intanto quello che scrive, fotografa e filma, dirette comprese, lo pubblica sul gruppo riservato 2027 condiviso con Morra, Colonna, l'ex appuntato della guardia di finanza e il giornalista di Messina. E lì, sempre il 16 maggio, fa una rivelazione. Anche questo messaggio è ora a disposizione delle procure: “Appena ricevuto il documento bomba su Repici - scrive Coppolino nella chat con Morra e Colonna -. Proviene da Rosario Pio Cattafi”. Se lo scrive Coppolino, può non essere vero. Lo accerteranno le Procure. Proprio per questo l'avvocato Fabio Repici chiede che si indaghi sulla regia che unisce i depistaggi fino alla strage di via D'Amelio: “C’è stata una ragione specifica che ha determinato l’avvio della campagna di Coppolino - spiega - e spetta ai magistrati accettarla”.

Morra a Coppolino: “Ricordati chi è De Lucia”

Il 14 giugno è una domenica. Aurelio Coppolino trasmette in diretta dal solito appartamento. Il suo copione di giornata però non colpisce soltanto gli avvocati del caso Manca. È la puntata in cui spara accuse false contro il procuratore Maurizio De Lucia e il suo aggiunto Vito Di Giorgio. Probabilmente conosce a malapena la loro storia: Coppolino quando lavorava si occupava infatti di comunicazione e amministrazione di squadre di basket.

Sarà forse per la sua ignoranza in materia che alle 15.05 del 12 maggio Nicola Morra gli manda questo messaggio vocale su WhatsApp, trovato dalla polizia tra quelli sequestrati: “Ricordati - gli dice l'ex presidente della Commissione antimafia - che l'attuale procuratore capo di Palermo era in precedenza procuratore capo di Messina”. Non c'è sicuramente nulla di illecito nel ricordare che Maurizio De Lucia, prima di Palermo, era appunto il procuratore di Messina. Ma un mese dopo, il 13 giugno, Coppolino chiede e ottiene il via libera dall'ex appuntato della guardia di finanza inserito nel gruppo chat 2027, anche lui non indagato.

L'avvocato Trizzino, citato anche nel nuovo messaggio, conferma la circostanza ma ne smentisce il contenuto. Queste comunque sono le parole precise di Aurelio Coppolino: “Morra e Colonna hanno avuto incontro con Trizzino due giorni fa riguardo Repici. Se domani vado contro Di Giorgio-De Lucia - scrive Coppolino all'ex appuntato della guardia di finanza - ti creo problemi?”. La risposta arriva dopo 7 minuti: “No. Non ho sentito Nicola. Vai tranquillo”.

L'avvocato Repici: "Si indaghi sulla regia che ha spinto Coppolino a dire falsità sugli omicidi di Attilio Manca e Beppe Alfano"

“Il copione delle falsità recitate da Coppolino nei suoi video coincide pressoché alla lettera, sia nei nomi delle vittime sia nel contenuto, a un calunnioso documento anonimo inviato a numerose istituzioni a giugno 2012 e ad altro documento anonimo divulgato sul web, come accertato dai giudici, nel 2010 dall’imprenditore barcellonese Maurizio Marchetta, riconosciuto dall’autorità giudiziaria quale referente del capomafia Salvatore Di Salvo", risponde alle domande di DossierToday.it Fabio Repici, legale della famiglia di Attilio Manca e tra gli avvocati attaccati per settimane dai video di Aurelio Coppolino.

“Ho fornito ai pubblici ministeri le prove sui responsabili del documento di giugno 2012 - aggiunge l'avvocato Repici -. Sono gli stessi che si sono mossi dietro Aurelio Coppolino per questa nuova campagna di falsificazione della storia sull’omicidio di Beppe Alfano, sull’omicidio di Attilio Manca e sulla strage di via D’Amelio”.

Falsificazione che riguarda anche la strage di via D'Amelio

“Dagli apparecchi elettronici sequestrati a Coppolino ed esaminati da un consulente della Procura - osserva Fabio Repici, che è anche il legale di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato con la scorta nella strage di via D'Amelio - risulta che il principale beneficiario della campagna di Coppolino, insieme a tutto il vertice di Cosa nostra barcellonese, sia Rosario Cattafi, condannato quale anello di congiunzione fra mafia barcellonese e rappresentanti apicali di istituzioni giudiziarie, politiche e di polizia”.

"Evidentemente - conclude l'avvocato Repici - c’è stata una ragione specifica che ha determinato l’avvio della campagna di Coppolino e spetta ai magistrati accettarla, in un contesto di altri interessi criminali di dimensioni più ampie in favore dei quali l’azione di Coppolino è stata raccordata”.

L'avvocato Colonna: "Aurelio Coppolino ha agito in piena autonomia per denunciare il ruolo dell'onorevole Calderone"

Risponde così il difensore di Aurelio Coppolino: “Una breve precisazione - scrive l'avvocato Ugo Colonna - conseguenza del fatto che le sue domande sono nocive alla verità in quanto contengono nella premessa fatti non veri. Dalle mie conversazioni con Coppolino non risulta che vi sia stata alcuna sollecitazione o siano intervenuti accordi o che abbia indirizzato Coppolino nel rendere pubbliche dichiarazioni nei confronti di alcuni dei soggetti da lei indicati (procuratore di Palermo, onorevole Calderone o avvocato Repici) e a tal proposito la invito a leggere, come sicuramente non ha fatto, l’intera chat tra me e Coppolino riportata nella consulenza di cui lei dispone”.

“Tutto ciò le ho precisato - aggiunge Ugo Colonna - perché tenga ben in mente che quello che lei ha riportato nella mail nei miei riguardi non è vero, quindi, se pubblicato in quei termini, è diffamatorio”.

“Passando alle sue domande non ho difficoltà a riferire che: ho conosciuto l’avvocato Trizzino nel 2024 in quanto partecipe quale avvocato delle persone offese, all’incidente probatorio nel quale è stato esaminato Maurizio Avola. Con lui - spiega l'avvocato Colonna - non ho avuto ed ho alcun rapporto di frequentazione e ciò pur nutrendo grande stima per il suo coraggio e la sua onestà e competenza nello svolgere la sua attività difensiva, nell’interesse dei figli del dottor Borsellino”.

L'incontro con l'avvocato Fabio Trizzino

“Ho incontrato a Roma l’avvocato Trizzino - conferma il difensore di Aurelio Coppolino - il 10 giugno 2026 in compagnia del professor Morra (si tratta di un unico incontro), su richiesta di quest’ultimo per avere uno scambio di idee su un tema caro al professor Morra. E cioè l’evoluzione di Cosa nostra e dell’attuale equilibrio mafioso in Sicilia”.

“Tengo a precisare - continua il legale - che l’incontro non aveva nulla a che vedere con la vicenda Coppolino. Nell’estemporaneo e unico incontro non sono stati consegnati o ricevuti documenti o atti. Coppolino, per quanto mi riguarda, e secondo quanto può leggersi dalle chat estratte e nella sua disponibilità, non ha ricevuto alcun incarico finalizzato a compiere atti persecutori o diffamatori”.

“Gli atti del procedimento a cui lei fa riferimento dimostrano, al contrario, come Coppolino abbia agito in piena autonomia e, secondo quanto dallo stesso confermato - scrive l'avvocato Colonna - avevano l’obiettivo di evidenziare e denunciare pubblicamente il ruolo dell’onorevole Calderone all’interno della consorteria mafiosa, le cointeressenze e le protezioni di colui e coloro che detto potere mafioso hanno agevolato, favorito e consolidato”.

“Tengo a precisare che in relazione alla vicenda Coppolino - conclude l'avvocato Ugo Colonna - ho mesi fa presentato denuncia per calunnia nei confronti di chi ha reso informazioni e dichiarazioni false nei miei confronti, falsità utili ai mafiosi di livello di Cosa nostra barcellonese”.