La sentenza d’appello per la maxi inchiesta antidroga denominata “Dinamite”, ecco tutti i nomi e le condanne. Oltre 300 anni di carcere
Sono 46 le condanne. E c'è un'assoluzione soltanto, con la decisione di primo grado completamente ribaltata. Ecco il verdetto d'appello per la maxi inchiesta antidroga denominata “Dinamite”, con cui la Procura di Messina diretta da Antonio D’Amato e i carabinieri hanno praticamente aggiornato nel giugno del 2024 le rotte dei traffici di stupefacenti tra la città, la provincia e i bacini internazionali di rifornimento e la Calabria. Basti pensare che il “giro” attivo h24 faceva guadagnare ben 500 mila euro al mese. In appello gli imputati erano 47. In dettaglio la prima sezione penale della corte d'appello presieduta dal giudice Antonino Giacobello ha ratificato 12 “pene concordate” e ha deciso poi 27 rideterminazioni, un'assoluzione e 7 conferme. Il dettaglio. L'unico assolto è Marcello Nunnari. che in primo grado in abbreviato era stato condannato a 5 anni e 4 mesi più 24mila euro di multa, la sentenza è stata quindi completamente ribaltata, la formula è inequivocabile: “non aver commesso il fatto”. E' stata quindi accolta la liena difensiva dei suoi legali, gli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Trovato, sulla insussistenza delle accuse a suo carico nella partecipazione al traffico di stupefacenti. La “pena concordata” i giudici l'hanno ratificata in: 9 anni e un mese per Rosario Abbate, 5 anni e 10 mesi per Lorenzo Calderone Iannino, 8 anni e 6 mesi per Gioacchino Cananzi, 5 anni e 2 mesi per Carmelo Conti Gennaro, 7 anni, 9 mesi e 10 giorni per Salvatore Costa,5 anni e 3 mesi per Giuseppe Costanzo Zammataro, 9 anni e 2 mesi per Giuseppe Gangemi, 7 anni e 11 mesi per Bruno Giorgi, 4 anni, 3 mesi e 20 giorni per Giuseppe Lo Cascio, 7 anni e 6 mesi per Francesco Spadaro, 9 anni e 8 mesi per Antonio Strangio, un anno, 9 mesi e 20 giorni per Cristian Sturniolo.
Per altri 27 imputati c'è stata una rideterminazione della pena. Ecco il dettaglio: Giuseppe Anzalone, 7 anni e 2 mesi; Alex Arrigo, 8 anni e 4 mesi; Antonino Astone, 8 anni e 4 mesi; Michaelgabriel Luca Astone, 8 anni e 7 mesi; Giuseppe Astuto, 7 anni e 2 mesi; Maria Cacopardo, 9 anni e 10 mesi; Giovanni Cannistrà, 5 anni e 4 mesi;Claudio Caporlingua, 5 anni e 4 mesi; Giuseppe Castorino, 21 anni e 2 mesi; Graziano Castorino, 12 anni; Giovambattista Cuscinà, 7 anni e 8 mesi; Valentina Demarco, 5 anni e 3 mesi; Antonino Falcone, 5 anni e 4 mesi; Paolo Grasso, 6 anni; Giovanni Idotta, 8 mesi; Filippo Messina, 7 anni e 10 mesi; Maria Minutoli, 10 anni e 8 mesi; Vincenzo Muni, 7 anni e 2 mesi; Giuseppe Pizzata, 7 anni e 4 mesi; Domenico Romano, un anno e 2 mesi; Giada Sabbatini, 5 anni e 2 mesi; Antonino Santovito, un anno; Maurizio Savoca, 13 anni e 4 mesi; Antonino Scirone, 4 anni e 6 mesi;Antonino Settimo, 20 anni e 8 mesi; Paolo Settimo, 19 anni; Gianluca Torrini, un anno e 4 mesi.
Sette infine le condanne di primo grado confermate integralmente, che sono per: Fabio Bellantoni, Andrea Centorrino, Angelo Conti, Stefania Galletta, Antonino Barnà Mastrolembo, Domenico Milanese e Grazia Minutoli.
L’indagine “Dinamite” ha smantellato un impressionante traffico di droga internazionale pesante e leggera che dal 2019 fino ai nostri giorni ha letteralmente invaso la provincia di Messina, tra la città, Barcellona, Milazzo e i Nebrodi. Basti pensare che il “giro” faceva guadagnare ben 500 mila euro al mese. C’erano contatti regolari per i rifornimenti oltre che con la Calabria anche con la Spagna e l’Olanda, e un filo diretto con Catania, la Camorra napoletana e i grossisti di Milano. Veniva realizzata una immissione sul mercato mai saturo oltre che delle “tradizionali” cocaina, hashish, marijuana e crack anche della spice, la più ricercata dai ragazzi, che ti devasta il cervello e il corpo, la chiamano anche K2 o “Black Mamba”, e si compra tranquillamente anche attraverso il web. Erano in concreto quattro gruppi perfettamente strutturati e sparpagliati sul territorio con una gestione del traffico di stupefacenti da veri “grossisti”, che poi rivendevano tutto ai gruppi di spacciatori esterni. L’organizzazione di Messina era uno dei quattro gruppi più attivi nel narcotraffico. La base operativa era nel quartiere di Giostra, dove grazie alle “case fortino”, con porte blindate, telecamere e vedette con i motorini, la droga arrivava e veniva custodita per poi rifornire le varie piazze dello spaccio sia in città che in provincia, lungo la zona tirrenica e quella nebroidea.
Tanti i legali impegnati nel processo d'appello, gli avvocati Ilaria Intelisano, Salvatore Cipriano, Giuseppe Zangari, Giuseppe Bonavita, Dario Cocivera, Pietro Ruggeri, Pietro Luccisano, Cinzia Panebianco, Gianmarco Silvestro, Carolina Stroscio, Antonello Scordo, Ignazio Panebianco, Carlo Autru Ryolo, Laura Todaro, Rita Pandolfino, Maurizio Scarpari, Gregorio Cacciola, Pietro Fusca, Giovanni Mannuccia, Umberto Venuti, Marinella Ottanà, Alessandro Bavaro e Giacomo Iaria.