4 Novembre 2026 Giudiziaria

Maltrattamenti in famiglia, la Corte d’Appello assolve 28enne dell’hinterland santagatese: “Il fatto non sussiste”

Assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia perché il fatto non sussiste e prosciolto dall’accusa di lesioni personali volontarie aggravate per difetto di procedibilità. La Corte d’Appello di Messina ha ribaltato la sentenza di condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione emessa nei confronti di un 28enne di origini straniere, residente in un comune dell’hinterland nebroideo, accusato di maltrattamenti ai danni della moglie convivente.

Il collegio, presieduto da Carmelo Blatti, a latere Bruno Sagone e Daniela Urbani, ha accolto i motivi d’appello presentati dai difensori dell’imputato, gli avvocati Giuseppe Allò e Alessandro Pruiti Ciarello, riformando integralmente la decisione di primo grado. I fatti contestati risalivano al 2023. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo avrebbe sottoposto la moglie a ripetute vessazioni, accompagnate da minacce e insulti. Le avrebbe inoltre imposto di non parlare, né salutare altre persone, di rimanere da sola in casa e l’avrebbe privata del denaro. Nel capo d’imputazione figuravano anche presunte aggressioni verbali e fisiche, tra cui un episodio che aveva provocato una lesione refertata all’ospedale di Sant’Agata di Militello, con una prognosi di qualche giorno.

In più occasioni la donna aveva allertato le forze dell’ordine, rivolgendosi sia alla Polizia, che ai carabinieri di Sant’Agata di Militello, fino a decidere di presentare denuncia. Nell’ottobre dello scorso anno, al termine del dibattimento celebrato con rito ordinario, il Tribunale di Patti aveva condannato il 28enne a 3 anni e 6 mesi di reclusione, disponendo anche il risarcimento dei danni in favore della donna, costituitasi parte civile, da quantificare in separata sede.

Di diverso avviso la Corte d’Appello, che ha proceduto a una nuova valutazione degli elementi probatori, comprese le dichiarazioni testimoniali. Secondo i giudici, il quadro emerso nel processo non avrebbe fornito elementi sufficientemente solidi per confermare l’ipotesi di maltrattamenti. Sarebbe, invece, emersa una situazione di forte conflittualità tra i coniugi, ormai in fase di separazione, caratterizzata da reciproci atteggiamenti aggressivi e minacciosi, non riconducibili, secondo la Corte, ad una condotta di prevaricazione sistematica dell’uno sull’altra. Da qui la sentenza di assoluzione pronunciata lo scorso 28 ottobre per il reato di maltrattamenti in famiglia, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Venuta meno l’aggravante legata al contesto dei maltrattamenti, anche l’imputazione relativa alle lesioni è stata riqualificata in lesioni personali semplici. In assenza di querela della persona offesa, la Corte ne ha, quindi, dichiarato il difetto di procedibilità.

Revocate, infine, anche le statuizioni civili disposte in primo grado.