4 Settembre 2021 Giudiziaria

Copie pirata di giornali su Telegram e Whatsapp, conclusa l’inchiesta a Bari: indagato un 20enne di Milazzo

“Ci chiuderanno tutto” per cui “l’unica cosa che posso fare è svelarvi dove scarico i giornali e ognuno per la propria strada prima che finiamo tutti in merda”. E’ uno dei messaggi intercettati dagli investigatori baresi durante gli accertamenti sulla diffusione illecita di migliaia di copie pirata di quotidiani, riviste, ebook, file musicali, film e fumetti attraverso chat whatsapp e canali Telegram.

A scriverlo, uno degli amministratori dei canali pirata che, vistosi scoperto, avvertiva i propri utenti di dover interrompere il servizio illegale.

La Procura di Bari ha concluso gli accertamenti, avviati nella primavera 2020 dopo una segnalazione della Fieg, identificando alcuni dei nove indagati, residenti in diverse regioni italiane (Lazio, Puglia, Veneto, Sicilia, Marche, Campania), avrebbero sfruttato la diffusione dei file pirata “con lo scopo – si legge nelle imputazioni – di guadagnare denaro attirando iscritti e inducendoli a perfezionare l’acquisto di prodotti Amazon sponsorizzati sui canali”, oppure, nel caso degli oltre 4mila file musicali, ricevendo “denaro tramite accredito su una apposita money box associata al canale”.

Uno dei canali, gestito da un 47enne di Ceccano, in provincia di Frosinone, si chiamava addirittura “Amazon notizie”, associando la diffusione dei giornali alla merce in vendita. Oppure, nel caso dei 4.089 files musicali diffusi sul canale Telegram “Music World”, gestito da un 20enne di Milazzo (Messina), il sistema illecito prevedeva la ricezione di “denaro dagli iscritti, tramite l’accredito su una apposita money box associata al canale”.

I fatti contestati risalgono al periodo tra maggio 2018 e agosto 2020, per un danno stimato al solo settore dell’editoria pari a 670mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno. “Non vi è dubbio – si legge negli atti – che un fenomeno delle dimensioni di centinaia di milioni di euro di danno, presenta una gravità particolare perché incide sulla tutela costituzionale della libertà di pensiero, base di ogni democrazia”.

Alcuni mesi fa, a seguito di perquisizioni, gli investigatori baresi hanno sottoposto a sequestro anche alcuni siti web pirata, ipotizzando a carico degli amministratori, rimasti però ignoti, i reati di riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e furto.