Giudiziaria / 30 Giugno 2026

Giochi di potere per la Dna contro Sebastiano Ardita

Dietro la nomina del procuratore nazionale antimafia aggiunto, il “vice” di Giovanni Melillo alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), è in corso una partita politica che va oltre i cavilli. Non c'è bisogno di leggere le valutazioni della Quinta Commissione (competente sulle nomine ai vertici degli uffici) per capire cosa sta avvenendo. Quando lo scorso 11 giugno il Plenum ha rimandato indietro la pratica che aveva proposto Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Catania con oltre 15 anni di esperienza antimafia, già Direttore dell’Ufficio Detenuti al Dap e successivamente consigliere togato al Csm), ed Eugenio Fusco, ex aggiunto a Milano dove per un anno ha coordinato il pool “antiterrorismo e reati cyber”, era già evidente il gioco del palazzo. Ovvero evitare a qualsiasi costo che Sebastiano Ardita, visto come una figura troppo indipendente e "vicina" ad altre figure "scomode" come il magistrato Nino Di Matteo, possa arrivare in via Giulia. Sin dal primo momento il Procuratore capo Melillo aveva tentato di . . .