19 Ottobre 2021 Giudiziaria

ASP, L’INCHIESTA SUI RIMBORSI GONFIATI: ANNULLATO IL SEQUESTRO ALLA CLINICA SAN CAMILLO DI 400MILA EURO

Il Tribunale del Riesame, composto dal presidente Massimiliano Micali e dai giudici Maria Giuseppa Scolaro e Alessia Smedile, ha accolto l’istanza degli avvocati Nino Cacia e Guglielmo Abbate, e ha annullato il provvedimento di sequestro della somma di 400mila euro ordinandone la restituzione alla Casa di Cura San Camillo amministrata dalla Provincia Sicula dei Chierici Regolari e Ministri degli Infermi.

L’inchiesta della Guardia di Finanza è del settembre scorso. Secondo le indagini, alcuni dei responsabili delle principali Case di cura di Messina, con la complicità dell’ex capo del Nucleo Operativo di Controllo dell’ASP 5 di Messina, la dirigente Mariagiuliana Fazio, avrebbero truffato il servizio sanitario nazionale attraverso false attestazioni su diagnosi allo scopo di gonfiare i rimborsi per le strutture accreditare con la Regione. La truffa sarebbe ruotata intorno al D.R.G. (Diagnosis Related Group), un sistema che consente di classificare ogni singolo caso clinico in una determinata casella (il Ministero della Sanità ha previsto oltre 500 casistiche), variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte ovvero alle caratteristiche personali del singolo paziente ricoverato in una struttura accreditata e sulla base del quale ogni singola Regione prevede la tariffa da rimborsare alla casa di cura privata convenzionata. Solo che, in questo caso il D.R.G. era difforme rispetto alle reali attività realizzando così una truffa ai danni del Servizio Sanitario.

I MOTIVI A SOSTEGNO DELLA DIFESA ACCOLTI DAL RIESAME.

I legali sostengono, nella memoria difensiva, che “il controllo sulle cartelle cliniche è tutt’altro che il frutto di un campionamento casuale, quanto piuttosto l’esito di un’acquisizione documentale operata in maniera ben predestinata di tipo nominativo”. Le cartelle cliniche incriminate “rappresentano l’1,6% del totale mentre rispetto al budget annuale convenzionalmente concordato con la Regione Sicilia per gli anni 2017 e 2018, la somma caduta in sequestro è pari a circa il 3,25% del totale”. All’origine delle accuse – scrivono i legali – ci sarebbe stato un errore di calcolo, “poiché la somma dei totali parziali delle sei tabelle in cui sono state divise le cartelle in intestazione, differisce per 6.915,02 euro rispetto alla somma caduta in sequestro”. Per gli avvocati non sarebbe esistito dunque alcun danno per la Regione Sicilia: “Mancano gli elementi costitutivi del reato di truffa contestato in imputazione”. “E’ impossibile assumere che esistesse un pactum sceleris tra la Casa di Cura San Camillo e i soggetti deputati a controllarne l’attività”, scrivono tra l’altro nella memoria difensiva gli avvocati Cacia e Abbate. Ci sarebbe stato piuttosto “un errore o una semplice diversa interpretazione clinica, cioè un diverso approccio metodologico o addirittura clinico da parte dei sanitari intervenuti”. “Sulla San Camillo le indagini non dicono nulla, anzi dicono che tali rapporti non sono emersi”, concludono i due legali.

L’INCHIESTA.

Avrebbero truffato il servizio sanitario nazionale attraverso false attestazioni su diagnosi allo scopo di gonfiare i rimborsi per le strutture accreditare con la Regione. Al centro c’era il dirigente l’ufficio dell’Asp di Messina che avrebbe dovuto controllare la regolarità dell’iter e che invece era diventata complice dei vertici delle case di cura in cambio in qualche caso di gioielli, in altri di posti di lavoro per conoscenti e in un altro caso in cambio di un aumento di stipendio per il figlio dipendente di una delle case di riposo che avrebbe dovuto controllare.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito il 23 settembre scorso un’ordinanza emessa dal Tribunale peloritano che ha disposto, nei confronti di tre indagati, la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell’ambito di imprese e persone giuridiche, per la durata di quattro mesi, nonché il sequestro di liquidità finanziarie per oltre 3 milioni di euro nei confronti di 7 strutture private convenzionate, provento del reato di truffa aggravata in danno del Servizio Sanitario pubblico. In totale ci sono 25 indagati tra funzionari pubblici (i collaboratori della dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina infedele) e responsabili apicali e dipendenti delle strutture private convenzionate, titolari delle più conosciute ed importanti case di cura operanti nella città dello Stretto. L’indagine è stata coordinata della Procura della Repubblica di Messina.

La truffa sarebbe ruotata intorno al D.R.G. (Diagnosis Related Group), un sistema che consente di classificare ogni singolo caso clinico in una determinata casella (il Ministero della Sanità ha previsto oltre 500 casistiche), variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte ovvero alle caratteristiche personali del singolo paziente ricoverato in una struttura accreditata e sulla base del quale ogni singola Regione prevede la tariffa da rimborsare alla casa di cura privata convenzionata. Solo che, in questo caso il D.R.G. era difforme rispetto alle reali attività realizzando così una truffa ai danni del Servizio Sanitario.

Al momento sarebbe stata scoperta una truffa da 3 milioni ma la GdF ha spiegato che sono state esaminate solo 723 cartelle cliniche delle quali ben 591 (quattro su 5) presentavano anomali. Al centro dell’inchiesta c’era la dirigente dell’ASP di Messina Mariagiuliana Fazio di 65 anni, di recente andata in pensione e per questo motivo non arrestata e che è indagata per plurime ipotesi di truffa aggravata ai danno dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico, falso e corruzione. La donna era a capo del Nucleo Operativo di Controllo dell’ASP di Messina. Indagato anche il romano Emmanuel Miraglia di 82 anni, per la Cappellani Giorni S.p.a. e la Giorni S.p.a., società destinatarie, complessivamente, di maggiori importi per 424 mila euro. La dirigente dell’Asp indagata aveva fornito ad un medico, dipendente della Giorni. S.p.a., indagato per accesso abusivo a sistema informatico, le proprie credenziali riservate, al fine di consentire a quest’ultimo di inserire, indebitamente, al posto suo, i dati relativi alle procedure di verifica sulle cartelle cliniche. Indagato anche il calabrese Domenico Chiera 63 anni, direttore sanitario della Casa di cura gestita dalla Cure Ortopediche Traumatologiche S.p.a., destinataria di maggiori importi per 365 mila euro, indagato anche per accesso abusivo al nominato sistema informatico, il messinese Gustavo Barresi di 51 anni, socio accomandante della casa di cura Villa Salus, destinataria di maggiori importi per 655 mila euro. Per tutti è stata disposta la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell’ambito di imprese e persone giuridiche, per la durata di quattro mesi.

Sono emersi rapporti privilegiati anche con altre case di cura operanti a Messina: la Casa di cura Cristo Re tramite l’ad Antonio Merlino di 70 anni, destinataria di maggiori importi per 260 mila euro. Anche per questa Casa di cura sono stati documentati accessi abusivi al sistema informatico della Regione, eseguiti da due dipendenti della società, oggi indagati; la Casa di cura San Camillo, amministrata dalla Provincia Sicula dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, destinataria di maggiori importi per 400 mila euro; la Casa di Cura amministrata dalla Carmona S.r.l., tramite l’amministratrice pro tempore Caterina Facciola di 61 anni, destinataria di maggiori importi provento di truffa per 900 mila euro, tutti indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Indagati anche 14 addetti dell’ufficio guidato dalla dirigente dell’Asp tutti indagati per reati di falso, relativamente ai verbali redatti quali ispettori del Nucleo Operativo di Controllo. Tutti sono indagati per falso, insieme alla dirigente e al direttore sanitario della Cappellani Giorni  S.p.a..