22 Ottobre 2021 Cronaca di Messina e Provincia

PROSTITUZIONE NEL CENTRO DI MESSINA. TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE ‘SEGUIMI’. 3 LE MISURE CAUTELARI IN CARCERE

di EDG – La Polizia di Stato ha eseguito la notte scorsa tre misure cautelari emesse a carico di altrettanti indagati, due cittadini colombiani e un 38enne messinese.

L’operazione, denominata “Seguimi”, rappresenta l’epilogo delle recenti indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, e condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Messina, su una organizzazione criminale dedita all’esercizio e alla gestione di case di prostituzione.

L’azione investigativa trae origine da specifici servizi finalizzati al contrasto della prostituzione in abitazione, che negli ultimi tempi aveva assunto a Messina dimensioni di rilievo. Nel corso del monitoraggio della rete e di social network di interesse investigativo, i poliziotti hanno riscontrato come su un sito per adulti fosse riportato un numero telefonico per concordare incontri a pagamento da tenersi in un appartamento di via Carlo Botta con una donna chiamata ‘Stella Cadente’. Il numero di telefono risultava intestato alla cinquantenne colombiana Marilene Rosa Ramirez Gonzales.

I successivi accertamenti sulle verifiche sulla titolarità di alcuni stabili e sugli intestatari di diverse utenze telefoniche, nonché gli accertamenti sul territorio, hanno consentito agli investigatori della Squadra Mobile di fare luce su un sodalizio criminale, stabilmente organizzato e dalla connotazione “imprenditoriale”, finalizzato al favoreggiamento della  prostituzione, esercitata proprio in abitazione. Venivano autorizzate quindi intercettazioni ambientali e videoriprese, il periodo monitorato è l’estate del 2019, che facevano emergere sin da subito un notevole via vai di uomini che frequentavano l’abitazione e la presenza di diverse ragazze all’interno dell’appartamento che si alternavano durante le ventiquattro ore.

I promotori, un cittadino colombiano Alberto Jesus Gonzales Ramirez (ALEX), 29 anni, considerato il capo dell’organizzazione, e il 38enne messinese Giuseppe Calapai, ‘Andrea’ (già destinatario nel 2013 di controlli sul territorio in compagnia di prostitute e transessuali di nazionalità sudamericana), reperivano giovani donne straniere e transessuali al fine di farle esercitare l’attività di meretricio in tre diversi appartamenti siti nel centro cittadino, occupandosi dei lavori di manutenzione degli immobili e stabilendo il canone di affitto da corrispondere. Gli appartamenti si trovavano in via Carlo Botta, in via Fata Morgana (dove abitavano sia la terza indagata, Yamileny Maria Gonzales, 43 anni, che la fidanzata di Calapai, Nana) e in via degli Abruzzi.

Calapai si occupava anche di pubblicare annunci per conto delle donne (era intestatario di ben sei numeri telefonici), ricevendo un compenso per il suo interessamento (di 100 euro); si attivava per migliorare le condizioni del “luogo di lavoro”, l’appartamento di via Carlo Botta (ad esempio facendo installare un condizionatore “per agevolare il lavoro delle donne e quindi più piacevole la permanenza dei clienti”, inviando degli operai per risolvere problemi all’impianto fognario); prendeva “in carico” le ragazze che giungevano a Messina e si occupava di ogni loro necessità (dall’acquisto di un pacchetto di sigarette ad andare alla Posta).

In tale attività, i due erano collaborati da una cittadina colombiana Yamileny Maria Gonzales Cordero, risultata, di fatto, la “tenutaria” degli appartamenti, cioè colei che curava, previo loro “reclutamento”, l’avvicendamento delle ragazze (per lo più giovanissime e di nazionalità straniera), provvedeva alle pulizie, teneva i rapporti con i clienti, non solo a Messina ma anche a Fontane Bianche (SR) e Giardini Naxos, e riscuoteva i canoni d’affitto.

Le attività investigative hanno consentito di appurare, inoltre, quanto gli indagati avessero profonda conoscenza del territorio ed elevata professionalità nella gestione di case di prostituzione, nel reperimento di donne e clienti (“130 a domicilio amore…”), nonché nella pubblicizzazione degli incontri a pagamento sulla rete.

Tra le squillo figurava anche tale Disney, che “esercitava” in casa alla presenza del figlio minore, di un bambino che veniva lasciato da solo nei momenti intimi. Circostanza che allarmava Calapai, come si evince da una discussione (captata) con Alex, ossia Jesus Alberto Ramirez Gonzalez: «È pericolosa veramente… se lì ha intenzione di tenere il bambino è molto pericoloso… ma lei quella casa non la vorrà lasciare mai… io gli faccio sta proposta (di cambiare casa, ndc), ma io penso che lei mi dice di no».

AD OGNUNO IL PROPRIO COMPITO…

Ramirez Gonzales (Alex), capo dell’organizzazione, aveva preso in affitto gli appartamenti di via Fata Morgana e Carlo Botta, tanto che i proprietari di entrambi gli immobili contattavano lui in caso di problemi. A lui dovevano rendere conto dell’attività di prostituzione che si svolgeva nei due appartamenti e della gestione degli immobili, sia Calapai che Yamileny Maria Gonzales.

Alex forniva i soldi dell’affitto delle abitazioni al Calapai e provvedeva tramite Yamileny a corrispondere a quest’ultimo i compensi per l’attività. Alex inoltre disponeva delle somme provento dell’attività.

Giuseppe Calapai aveva il compito di procacciare prostitute per gli appartamenti, pubblicare annunci ricevendo un compenso da Alex, ed era il referente di Alex a cui si rivolgano i proprietari delle case. Si interessava anche di migliorare le condizioni abitative delle prostitute. Calapai, tra l’altro, in più occasioni avrebbe concesso in affitto una propria abitazione, a numerose trans e prostitute per esercitare l’attività di prostituzione (“150 euro al giorno”) e che poi accompagnava fino ai luoghi di partenza come ad esempio la stazione ferroviaria.

Yamileny era invece la tenutaria della casa di via Carlo Botta, che gestiva prendendo gli appuntamenti dei clienti, si occupava della pulizia di entrambi gli immobili e gestiva le prenotazioni delle case da parte delle prostitute che Calapai individuava.

UN “GIRO” NIENTE MALE

Sulle due utenze intestate a Calapai e da lui usate, sono stati evidenziati 478 contatti. Fra le due utenze di Calapai e Cordero Gonzalez registrati 391 contatti. Fra quella intestata a Ramirez Gonzalez e quella intestata a Cordero Gonzalez registrati 834 contatti. Un “giro” niente male.

LE ESIGENZE CAUTELARI.

Il Giudice per le Indagini Preliminari Simona Finocchiaro, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, condividendo il quadro indiziario raccolto, ha emesso la misura della custodia cautelare in carcere per i tre indagati (trasferiti nelle Case Circondariali di Catania e Siracusa) e fissato per lunedì 25 ottobre l’interrogatorio di garanzia (con collegamento Teams…), alla presenza dei difensori Nino Cacia (per Calapai) e Antonio Barbiero (per Alberto Jesus Gonzales Ramirez e Yamileny Maria Gonzales Cordero).

Secondo il gip Simona Finocchiaro, i tre indagati possiedono “un’indole non incline al rispetto delle regole” e “destano particolare allarme sociale”. Anche per questo, secondo il gip, qualunque altra misura cautelare risulterebbe “inadeguata”.