9 Novembre 2021 Giudiziaria

I DETTAGLI – MESSINA: ARRESTI DOMICILIARI PER L’ING. CERAOLO, PRETENDEVA OLTRE 100 MILA EURO A TITOLO DI TANGENTE. IL MECCANISMO MALATO DEI TIRANTI

Una tangente da circa 100 mila euro, beni ed altre utilità per fini strettamente personali, da lucrare attraverso la riduzione di opere previste nel capitolato dei lavori in corso di esecuzione per il consolidamento del versante roccioso a valle di via Cappuccini a San Marco d’Alunzio.

È questa la ricostruzione, frutto dell’attività investigativa operata dalla Guardia di Finanza, che ha condotto agli arresti domiciliari il 70enne ingegnere Basilio Ceraolo, chiamato a rispondere, nella qualità di direttore dei lavori, dell’ipotesi di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità. Accuse fondate sulla circostanziata denuncia di un imprenditore.

La misura cautelare, disposta dal Gip del Tribunale di Patti, eseguita ieri dalla Fiamme gialle del Comando Provinciale di Messina, giunge al culmine di quattro mesi di indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti e svolte dai finanzieri della tenenza di Sant’Agata Militello con gli uomini del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina.

Il meccanismo malato: “Schema tiranti in diversi cantieri”

«Tutto è cominciato con la richiesta da parte sua di ridurre la lunghezza dei tiranti, che non è infondata, ma ero convinto che l’economia derivante da questa riduzione potesse compensare situazioni impreviste all’interno del cantiere. Quando poi mi disse questo risparmio, di circa 200.000 euro, sarebbe stato diviso tra noi in parti uguali, e lui avrebbe pagato i tiranti per l’intera lunghezza nonostante mi avesse chiesto di farlo più corto, lì ho avuto la certezza che stavo diventando socio di un disegno corruttivo a cui non avendo alcuna intenzione di aderire». Ha tutta l’aria di uno “schema” da replicare in altri cantieri il tentativo messo in atto da Basilio Ceraolo in quello di San Marco d’Alunzio, nel Messinese, dove, secondo investigatori e magistratura, ha preteso da direttore dei lavori oltre 100 mila euro a titolo di tangente. «Mi ero abituato a richieste ostili da parte di mafia, ‘ndrangheta, ma ancora non da un direttore dei lavori», spiega all’AGI Fabio D’Agata, l’imprenditore che lo ha denunciato.

Le opere includono la realizzazione di paratie in calcestruzzo, sostenuti con barre d’acciaio infisse nella roccia e opere connesse (scavi, tubazioni e opere di drenaggi), per consolidare un costone roccioso franato diverse volte. Le imprese di D’Agata sono specializzate negli interventi sul dissesto idrogeologico, che la Sicilia vive in modo drammatico proprio in queste settimane di pioggia incessante e violenta. «All’interno dell’appalto – racconta D’Agata all’AGI – lui aveva creato una grossa riserva, una lunghezza di 22 metri, che per il totale dei tiranti viene a costare oltre un milione di euro. In realtà se avesse utilizzato le relazioni geologiche allegate al progetto in maniera propria, avrebbe già potuto prevedere tiranti più corti. Non conta tanto la lunghezza del tirante, ma l’ammorsamento dello stesso tirante all’interno di uno strato roccioso stabile: una richiesta di riduzione dei tiranti non implica necessariamente una riduzione di stabilità. Questo, però, lui avrebbe potuto capirlo subito, dimensionando zona per zona la lunghezza opportuna. L’avere lasciato la lunghezza a 22 metri mi fa pensare che lo abbia fatto intenzionalmente, per una riserva economica su cui andare a lucrare».

Quello degli interventi sul dissesto idrogeologico è un settore che sta molto a cuore a Nello Musumeci, commissario di governo della Struttura diretta da Maurizio Croce. Eppure, proprio lì potrebbe annidarsi lo “schema” scoperto a San Marco d’Alunzio: «Sì, secondo me – prosegue l’imprenditore che ha denunciato Ceraolo – lo schema esiste. In un passaggio dei colloqui avuti con lui in questi mesi mi disse “le imprese parlano bene di me, dicono che i miei progetti sono ben fatti e si guadagna bene”. Era molto orgoglioso, mi faceva esempi di altre imprese e mi disse che un altro cantiere nella stessa area aveva aderito alle sue richieste in maniera preventiva, prima ancora di cominciare i lavori. Anche questo ho detto ai magistrati, ma non so se hanno trovato i riscontri». Ceraolo, oggi agli arresti domiciliari, ha «numerosi incarichi con la Regione e la Struttura del commissario, circa 7 o 8, e lui stesso mi parlava di successive aggiudicazioni: troppi incarichi per un solo professionista, e ciò potrebbe far presupporre qualche aggancio presso la stazione appaltante. Su questo non ho riscontri, ma credo che l’autorità giudiziaria stia lavorando anche in quella direzione».

Il comunicato ufficiale della Guardia di Finanza.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Patti, nei confronti del direttore dei lavori di un cantiere sito nel comune di San Marco d’Alunzio, indagato per concussione (art. 317 cp).

Il provvedimento cautelare è stato adottato sulla scorta delle risultanze delle investigazioni condotte dai Finanzieri della Tenenza di Sant’Agata di Militello, unitamente agli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti.

Il Gip ha riqualificato il reato, inizialmente ipotizzato come concussione (art. 317 cp), in quello di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità (artt. 56, 319 quater cp).

In particolare, secondo le ipotesi dell’accusa, che dovranno trovare conferma nei successivi gradi di giudizio, sono stati accertati alcuni episodi commessi da un ingegnere, con la qualifica di direttore dei lavori il quale, nell’ambito dei “lavori di consolidamento di un costone roccioso – sito a valle di via Cappuccini presso un cantiere del comune di San Marco D’Alunzio – oggetto di precedenti frane”, abusando dei propri poteri (derivanti dal ruolo ricoperto), a più riprese, tentava di convincere un imprenditore (incaricato dell’esecuzione di opere pubbliche destinate alla collettività) a commettere frodi contrattuali nei confronti dell’ente appaltante, pretendendo, dal medesimo imprenditore rilevanti somme di denaro, beni ed altre utilità, per fini strettamente personali (in particolare, la corresponsione di oltre 100.000 euro a titolo di tangente).

I lavori, in particolare, riguardavano la realizzazione di paratie in calcestruzzo, sostenuti con barre d’acciaio infisse nella roccia ed opere connesse (scavi, tubazioni e opere di drenaggi), dirette a consolidare un costone roccioso sito nel comune di San Marco D’Alunzio, già oggetto di precedenti frane.

L’indagine “lampo”, che ha trovato un primo vaglio positivo nel Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Patti, avviata poco meno di 4 mesi fa, è scaturita dalla denuncia presentata presso la Guardia di Finanza di Sant’Agata di Militello dal medesimo imprenditore, il quale non ha inteso sottostare all’accordo fraudolento proposto dall’odierno indagato ed alla corresponsione della relativa somma nei confronti di quest’ultimo.

Le investigazioni, sviluppate anche mediante intercettazioni telefoniche, ambientali ed operazioni di video- sorveglianza, che hanno formato oggetto di contestazione provvisoria, hanno fatto emergere la propensione dell’odierno indagato a servirsi della funzione pubblica lui attribuita, per scopi di personale arricchimento.

Costui, sebbene deputato ex lege a controllare la regolare realizzazione di opere destinate a finalità collettive, anche attraverso la rendicontazione e l’asseveramento dei lavori svolti, proponeva all’impresa appaltatrice modifiche nell’esecuzione dei lavori previsti dal capitolato dell’opera pubblica, in modo da lucrare le somme così indebitamente “risparmiate”, per poi dividerle a metà, secondo i suoi intendimenti, con la stessa impresa incaricata di svolgere i lavori.

In particolare, le modifiche “proposte” dall’indagato riguardavano la riduzione della lunghezza di alcuni tiranti in acciaio, che avrebbero consentito di generare delle economie di spesa ammontanti a circa 200.000 euro. Tale “risparmio”, secondo i propositi del direttore dei lavori, anziché essere riutilizzato nell’ambito dell’opera pubblica in corso di realizzazione, si sarebbe dovuto riflettere sul tornaconto personale dell’ingegnere e dell’impresa eventualmente compiacente, la quale, come già detto, non ha inteso partecipare all’accordo fraudolento ed ha invece denunciato i fatti.

Il direttore dei lavori, in definitiva, invece di porre in sicurezza un costone roccioso ad alto rischio idrogeologico, che, nel corso del tempo, è stato soggetto ad una serie di allarmanti movimenti franosi, mettendo a repentaglio l’incolumità pubblica e la stabilità delle infrastrutture (motivo per il quale l’Amministrazione comunale, in varie occasioni, ha dovuto procedere allo sgombero delle abitazioni maggiormente compromesse, con soluzioni tampone), cercava di sfruttare la sua posizione, in modo da trarne un consistente vantaggio personale.

L’esame della copiosa documentazione, acquisita su disposizione della Procura della Repubblica di Patti presso il “Commissario Straordinario per l’emergenza idrogeologica della Regione Siciliana” (stazione appaltante dei lavori avviati presso il comune di San Marco d’Alunzio), corroborato dalle evidenze emerse nel corso delle indagini tecniche e da numerosi servizi di osservazione e pedinamento effettuati dalle Fiamme Gialle, hanno fatto emergere – salvo diverse valutazioni giudiziarie nei successivi gradi di giudizio e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato – la condotta antigiuridica dell’odierno indagato.