30 Novembre 2021 Senza categoria

L’ASCESA DI FRANCESCO LAGANA’, IL ‘CASSIERE’ DEL CLAN DI MANGIALUPI

Da benzinaio a “cassiere” del clan La Valle, in mezzo il lavoro di impiegato nella tabaccheria della “famiglia”. Questa l’ascesa di Francesco Laganà, 49 anni,secondo la Direzione distrettuale antimafia di Messina, che dopo aver assestato una spallata al sodalizio radicato nel rione Mangialupi, adesso ne hanno aggredito parte del patrimonio. Assunto prima in un distributore di carburante intestato alla moglie del “capo” e, poi, nell’esercizio nella zona di Gazzi, avrebbe scalato la gerarchia dell’associazione, fino ad avere la disponibilità delle chiavi del locale dove il danaro era custodito. Laganà, ritenuto organico al gruppo criminale sin dal 2013, come emerso dal processo di mafia scaturito dall’operazione battezzata “Dominio”, avrebbe mantenuto inalterato, per lungo tempo, peso e potere, tanto da conservare i contatti con gli altri sodali o comunque vicini al clan.

I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Messina hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale-Sezione misure di prevenzione, del patrimonio mobiliare e immobiliare del “cassiere”, per un valore di oltre 300.000 euro. Stando agli elementi raccolti nel corso delle indagini, «rappresentati nella sentenza di Appello del 2019 e confermata dalla Corte di cassazione nel 2021 (6 anni e 4 mesi per associazione mafiosa)», si legge in un comunicato diffuso ieri dalla Gdf, Laganà, «oltre ad essere il tenutario del “libro di cassa” contenente le indicazioni dei proventi del gioco d’azzardo e delle estorsioni, è stato custode delle somme di denaro contante, per conto del clan». Infatti, i militari del Gico delle Fiamme gialle di Messina sequestrarono, nel corso delle investigazioni, oltre 140.000 euro in un locale di cui il 49enne possedeva le chiavi.

Il “libro mastro” tenuto nella pompa di benzina

«L’attività di distribuzione di giochi fruttava a La Valle ingenti introiti, documentati dalla contabilità sequestrata» durante la perquisizione del gabbiotto adibito a ufficio presso il distributore “Erg”, accanto al bar del La Valle. Nell’occasione, «rinvenute schede contabili manoscritte riportanti in alto il nome dei clienti e, a seguire, la data e l’importo delle somme riscosse». È un passaggio del provvedimento di sequestro firmato dalla giudice Maria Vermiglio (presidente, componenti Alessia Smedile e Giuseppe Miraglia) nei confronti di Francesco Laganà, difeso dall’avvocato Salvatore Silvestro. Proprio il tenutario di questo “libro mastro” è individuato da Gdf e Dda in Laganà. Il collegamento col clan di Mangialupi è presto spiegato: «La rilevanza associativa di La Valle nel settore dei videogiochi si manifestava platealmente» quando «questi interveniva, col supporto di esponenti carismatici del clan, Alfredo Trovato e il fratello Salvatore, per il recupero del provento di furti in danno delle macchinette». Quindi, i fratelli Trovato «assicuravano protezione agli esercizi in cui erano collocati gli apparecchi di La Valle».

Per questa ‘protezione’ Domenico La Valle avrebbe consegnato 500 euro a Salvatore Trovato in un supermercato al tempo di proprietà dello stesso e successivamente corrisposta direttamente a La Valle o a Francesco Laganà, insieme ai proventi delle macchine da gioco. Quando ‘consegnava le somme relative al pagamento dell’estorsione a Laganà, era solito predisporre dei bigliettini contrassegnati con una ‘z’ da associare ai soldi”, così da consentire a La Valle di distinguerli da quelli relativi al noleggio delle macchinette.

Quanto all’analisi patrimoniale, l’acquisto di un immobile situato a Contesse risulta eseguito da Laganà nel novembre 2014 e il pagamento del prezzo dichiarato di 228mila euro effettuato con vaglia postali e assegni per 128mila euro. “Esborsi, per somme anche significative, effettuati in un periodo coevo e prossimo alla manifestazione della pericolosità sociale qualificata”, si legge nel decreto. Il mutuo, “nonostante il prolungato stato di detenzione”, risulta tutt’ora onorato, circostanza che induce a ritenere l’attuale comunione morale e materiale con la moglie, peraltro contestataria di rapporti finanziari. E Laganà, durante la stessa detenzione, ha comprato nel giugno 2017 una Golf per 24.800 euro. Acquisti finanziati con “risorse di illecita provenienza”, di cui Laganà “beneficiava e disponeva nel ruolo di cassiere della consorteria mafiosa”.