2 Dicembre 2021 Giudiziaria

Sentenza rinviata al 10 gennaio – Processo CAF-Fenapi, il pm chiede 3 anni di reclusione per Cateno De Luca.

Il presidente Simona Monforte ha rinviato al 10 gennaio la sentenza del processo CAF-Fenapi.

Si è conclusa da pochi minuti la lunga udienza, iniziata alle 11.30, del processo di primo grado Caf-Fenapi davanti al giudice monocratico Simona Monforte, ovvero la presunta maxi evasione fiscale da un milione e 750 mila euro scoperta dalla Guardia di Finanza dopo un’indagine sul patronato nazionale, in cui secondo l’accusa è coinvolto tra gli altri imputati come vero e proprio “dominus” anche il sindaco Cateno De Luca.

Il pm Francesco Massara stamattina, a conclusione del suo intervento, ha fatto le sue richieste: 3 anni di reclusione per Cateno De Luca e Carmelo Satta, 2 anni per Ciatto e l’assoluzione per tutti gli altri imputati. Richiesta anche la dichiarazione di prescrizione per alcuni reati. Si è proseguito poi con gli interventi delle parti civili e dei difensori. Dopo la conclusione della prima arringa, quella dell’avvocato esperto in diritto tributario-fiscale Emiliano Covino, il sindaco Cateno De Luca, in aula, ha chiesto al giudice tramite il suo difensore, il prof. Carlo Taormina, di fare delle dichiarazioni. Ha poi proseguito l’avvocato Taormina con una lunga arringa e il legale di Carmelo Satta.

“Speravo si concludesse con la sentenza – ha commentato al termine il sindaco De Luca – Purtroppo non sarà così. Oggi in 40′ ho ribadito l’ingiustizia che sto subendo nell’essere in questa aula giudiziaria,

Gli imputati

Oltre all’ex deputato regionale Cateno De Luca e al suo collaboratore Carmelo Satta, ex sindaco di Alì, sono coinvolti nel processo Cristina e Floretana Triolo; l’ex sindaco di S. Teresa di Riva Antonino Bartolotta, Giuseppe Ciatto, Domenico Magistro, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti e Fabio Nicita. Tra gli imputati c’è anche la srl Caf Fenapi.

Il processo

La scorsa udienza è servita per definire gli ultimi dettagli tra accusa e difesa, ma il passaggio importante è stato uno: il giudice Monforte – che nel frattempo si è trasferita al settore civile ma ha “tenuto” questo processo per portarlo a conclusione in tempi rapidi -, ha rigettato la richiesta di una nuova perizia sui flussi contabili e sulle movimentazioni bancarie della Fenapi che era stata formulata dal pm Francesco Massara all’udienza scorsa di settembre, e che era stata fortemente contestata da uno dei difensori, l’avvocato Giovanni Mannuccia, anche nel corso di una aspra contrapposizione verbale con il magistrato.

Sempre il pm Massara aveva depositato altri atti, per esempio i decreti autorizzativi delle intercettazioni telefoniche e ambientali oppure due dvd pieni zeppi di documenti che il perito contabile Corrado Taormina ha analizzato nelle sue tre perizie, che fanno parte del fascicolo del procedimento. E sempre l’avvocato Giovanni Mannuccia, in aula con i colleghi Tommaso Micalizzi ed Emiliano Covino, ha chiesto che fosse messo a verbale come da tutti questi documenti prodotti dall’accusa possano essere estrapolati soltanto gli atti contabili già definiti utilizzabili all’interno del processo e non tutti quelli contenuti indiscriminatamente negli incartamenti depositati.

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