21 Luglio 2022 Giudiziaria

NOMI, FOTO E VIDEO – MESSINA: ARRESTATI 4 COMPONENTI DI UNA FAMIGLIA DI IMPRENDITORI DI SANTA TERESA (TITOLARI DEL SUPERMERCATO DECO’) E SEQUESTRATI 185.000 EURO

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, all’esito di complesse attività investigative condotte nei confronti di quattro persone appartenenti alla famiglia dei Saglimbeni di Santa Teresa di Riva, imprenditori titolari del supermercato “Decò” all’interno del centro commerciale ‘Sceva shop’ in via Torrente Portosalvo (sono anche proprietari della squadra di calcio Jonica che gioca in Eccellenza), hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e reale disposto dal Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Il provvedimento cautelare odierno, coordina l’inchiesta il magistrato Stefania La Rosa, interviene nella fase delle indagini preliminari ed è basato su imputazioni provvisorie, che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, nel rispetto, pertanto, della presunzione di innocenza che l’art. 27 della Costituzione garantisce ai cittadini fino a sentenza definitiva.

In particolare, ai quattro indagati destinatari della custodia cautelare, agli arresti domiciliari decisi dal gip Leanza sono finiti Carmelo Saglimbeni 74 anni, Domenico Saglimbeni 70 anni (rappresentante legale e socio della ‘Top Market’ che si occupava del reclutamento della manovalanza), Provvidenza Saglimbeni 49 anni (socia al 50% assieme alla sorella) e Carmen Saglimbeni 43 anni, figlie di Carmelo, viene contestata l'associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, all’autoriciclaggio e alla commissione di condotte estorsive in danno dei propri dipendenti.

Una quinta persona, il consulente del lavoro Salvatore Bucalo, 58 anni, è indagato a piede libero (il pm aveva chiesto l’obbligo di firma).

Le indagini svolte, sviluppate dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, si sono avvalse del fondamentale apporto dichiarativo dei lavoratori vessati dal gruppo criminale oggi tratto in arresto ed hanno documentato il sistematico ricorso a schemi di fittizio pagamento dei corretti emolumenti previsti dai Contratti Collettivi Nazionali: mensilmente, di contro, i lavoratori venivano obbligati alla restituzione - in contanti - di quota parte dello stipendio solo formalmente loro corrisposto. Parimenti, approfittando del loro stato di bisogno, analoghi illegittimi comportamenti si documentavano con riferimento alla sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro ed ai riposi spettanti.

L’attività d’indagine trova la sua genesi nella quotidiana attività di controllo economico del territorio esperito dalle Fiamme Gialle peloritane, soprattutto con riferimento alla piaga del sommerso di lavoro ed all’utilizzo di manodopera cd. in nero e/o irregolare.

La disamina approfondita della documentazione extracontabile rinvenuta – tra cui diversi inequivoci “pizzini”, agende e prospetti di calcolo – acquisita in sede di primo accesso all’azienda, permetteva di ipotizzare l’esistenza di una vera e propria struttura organizzata.

Di qui, quindi, lo sviluppo dell’attività d’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Messina e consistita in approfondimenti documentali ed intercettazioni telefoniche, che hanno chiarito come gli imprenditori, oggi tratti in arresto avessero fatto del “ricorso a minacce e soprusi” nei confronti dei lavoratori dipendenti, “un vero e proprio metodo di lavoro”.

Del resto, presupposto imprescindibile per l’avvio e la prosecuzione dei rapporti lavorativi risultava proprio l’accettazione, da parte dei dipendenti, di condizioni contrattuali palesemente squilibrate, “lasciando chiaramente intendere che ove non avessero accettato la proposta non sarebbero stati assunti ovvero che sarebbero stati licenziati”.

La coerenza del quadro indiziario ha portato lo stesso Giudice del Tribunale di Messina a sottolineare come si trattasse di “un modus operandi consolidato, volto ad estorcere sistematicamente denaro ai lavoratori assunti e a imporre loro condizioni inique di lavoro al fine di conseguire ingiusti profitti economici, avvalendosi del potere di prevaricazione derivante dalle condizioni di difficoltà economica in cui versavano le persone offese; potere esercitato mediante minaccia, di volta in volta esplicita o velata, di licenziamento”.

Ma vi è di più. Le indagini esperite permettevano di accertare che gli indagati reinvestissero i proventi illeciti, pari a circa 200.000 euro oggi sottoposti a sequestro, nell'acquisto di terreni. Operazioni finanziarie illecite concordate da parte di tutti i sodali, al solo fine di autoriciclare il denaro provento delle estorsioni.

In conclusione, l’operazione odierna testimonia, ancora una volta, l’impegno quotidiano della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Messina nella lotta alle condotte criminali altamente lesive della persona e dell’attività di impresa.

La nota del Gruppo Decò.
“Abbiamo avuto conoscenza delle notizie di stampa relative all’esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Messina ed eseguito dalla Guardia di Finanza di Taormina nei confronti di alcuni esponenti di Top Market Srl – si legge in una nota stampa – al riguardo il Gruppo Decò precisa di essere soggetto del tutto distinto dalla società Top Market Srl e pertanto afferma la propria totale estraneità ai fatti in contestazione. Precisa, infine, che sta valutando l’opportunità di adottare eventuali iniziative in merito”.