3 Marzo 2023 Cronaca di Messina e Provincia

L’OPERAZIONE ANTIDROGA DELLA POLIZIA, TUTTI I DETTAGLI E LE DICHIARAZIONI DEL PENTITO BONANNO

DI EDG - L'operazione antidroga della scorsa notte, che ha visto impegnati più di 100 poliziotti tra agenti della Squadra Mobile e della Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo di Messina, con il concorso delle Squadre Mobili di Reggio Calabria e Catania, ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari emesse a carico di altrettante persone, di cui 11 in carcere e 4 agli arresti domiciliari, e rappresenta l’epilogo delle più recenti indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana su una compagine delinquenziale dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE.

Per gli investigatori il controllo del mercato degli stupefacenti avveniva sotto le direttive di una associazione a delinquere promossa ("con connotati di allarmante professionalità e di vorticosa ripetitività", scrive il gip nella misura cautelare), diretta e organizzata da Giovanni Cacopardo e dai fratelli Paolo e Antonino Settimo (in foto), i quali, "con la fattiva collaborazione di Alessandro Cucinotta ("stabile spacciatore del gruppo, fidato e puntuale") e Salvatore Culici, hanno dato vita ad una compagine plurisoggettiva dotata dei mezzi e delle risorse materiali necessarie per assicurare l'approvigionamento di sostanze stupefacenti e una efficiente rete di distribuzione in grado di operare in maniera stabile e permanente, sicuro punto di riferimento per una vasta platea di consumatori...".

Il ruolo apicale di Cacopardo, Paolo e Antonino Settimo, "si evince chiaramente dalla loro partecipazione in prima persona alle principali attività del gruppo, quali l'acquisto di ingenti partite di stupefacente e la successiva distribuzione, il mantenimento dei contatti con i fornitori, la determinazione dei prezzi di vendita, la ricerca di nuovi canali di approvvigionamento...".

"Il volume d'affari era tale da richiedere forniture costanti e frequenti e i conteggi effettuati quasi giornalmente dai sodali davano la misura del giro di denari che ruotava attorno al traffico di stupefacenti", scrive il gip nella misura cautelare. "Basta menzionare la conversazione in cui Paolo Settimo, nel raccogliere gli introiti dell'attività di spaccio e riferendone al fratello, considerava che l'ammontare era pari ad 83.280 euro...".

E, del resto, che il gruppo criminale potesse contare su una ingente disponibilità di denaro era emerso in occasione dell’arresto in flagranza di reato, poco prima di Natale del 2021, di tre degli indagati nell’operazione di oggi.

In quella occasione, i tre uomini sono stati tratti in arresto dalla Squadra Mobile mentre, all’interno di un parcheggio di un complesso che si trova nei pressi del ponte di Camaro, stavano effettuando uno “scambio”: uno dei tre è stato trovato in possesso di un zaino con all’interno quattro panetti di cocaina per un peso complessivo di circa 4,5 kg, mentre i due trafficanti calabresi sono stati sorpresi nell’atto di consegnare la somma di € 70.000 in contanti. 

Nel corso delle successive perquisizioni delle abitazioni di uno degli arrestati, sono state, inoltre, rinvenute ulteriori cospicue somme di denaro, per un totale di oltre 180.000 Euro, sottoposte a sequestro. 

La “linea dei soldi” è stata seguita dai poliziotti anche in occasione delle cessioni di stupefacenti effettuate da un altro degli arrestati, anch’egli calabrese: in una di tale circostanze l’uomo, che ha consegnato a soggetti messinesi – in più “viaggi” – circa quattro chilogrammi di cocaina, è stato sottoposto a controllo dopo essere sbarcato a Villa San Giovanni, venendo trovato in possesso di poco meno di 105.000 euro (anch’essi sequestrati), poco prima ritirati dai compratori peloritani. 

Determinante la figura di Giovanni Cacopardo, con precedenti in materia di armi e gravi reati contro il patrimonio (rapina ed estorsione), che disponeva di una forza economica "tale da poter acquistare il materiale senza riscuote i proventi delle precedenti forniture".

Il gruppo aveva una sede per la gestione e programmazione degli affari illeciti che era l'abitazione di Antonino Settimo (con diversi precedenti per reati di armi, contro il patrimonio e un precedente specifico in materia di stupefacenti) a Santa Lucia Sopra Contesse ("ho un bordello di cocaina a casa..."). La casa era ritenuta un luogo sicuro perchè stabilmente presidiato dai componenti del nucleo familiare e protetto da un sistema di videocamere a circuito chiuso che garantiva un ottimale controllo della zona. Cacopardo e Settimo erano soliti, all'interno dell'appartamento, dedicarsi al confezionamento degli involucri contenenti sostanza stupefacente da vendere ai loro clienti ed al conteggio di ingenti somme di denaro provento dell'illecita attività.

Gli indagati, per eludere le investigazioni, utilizzavano utenze riservate solo per i contatti tra di loro (telefoni cellulari con camerate schede telefoniche intestate a stranieri non riconducibili a loro).

Il gruppo aveva a disposizione una cassa comune e l'assistenza economica e legale (il mantenimento durante la detenzione).

L’azione investigativa trae origine dagli approfondimenti svolti sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Bonanno, detto Gianfranco (in foto), già coinvolto nell'Operazione Scipione e condannato a 8 anni di reclusione, che ha riferito “in merito a consolidati rapporti per l’acquisto di cospicui quantitativi di sostanze dalla Calabria – in particolar modo cocaina – da lui intrattenuti con soggetti messinesi”.

In particolare Bonanno ha riferito di avere iniziato ad acquistare droga da Giovanni Cacopardo (", lavorava per la ditta Vadala' costruzioni, mi fu presentato da Salvatore Pulio") nel 2009 ("100-150 grammi di cocaina al mese, che poi immettevo nel mercato della Messina bene, spacciavo in autonomia a circa 15-20 ragazzi che la usavano...").

“Cacopardo mi disse che di recente ha trovato un canale di fornitura in Campania a Marano, ove potevano acquistare sia erba che cocaina a prezzo inferiore, mi spiegò che i napoletani in questo periodo vendono la cocaina a prezzi favorevoli rispetto ai calabresi, perché hanno un canale diretto con la Spagna”, spiega Bonanno agli investigatori.

LE DICHIARAZIONI DEL PENTITO GIOVANNI BONANNO SU CACOPARDO. E NON SOLO...

"Andavo da Cacopardo al cantiere per chiedergli la droga, me la consegnava all'altezza di un'edicola sul viale Italia. Ho ricevuto droga sino al 2016, quando ho avviato i rapporti con Cuscinà.

So che Cacopardo aveva contrasti con Marcello Nunnari, perchè quest'ultimo è un tipo che ostenta i guadagni, a differenza di Cacopardo che mantiene un profilo basso. Nunnari ha invece acquistato una moto d'acqua, ha investito in un bar, ha comprato delle case che non so a chi ha intestato, a 25/30 mila euro, che affitta a studenti. I due quindi avevano contrasti proprio per l'alto tenore di vita ostentato da Nunnari.

Cacopardo mi disse che riceveva lo skunk dai catanesi che arriva all'altezza di Cataratti, la buttavano dal viadotto dell'autostrada nel punto di incrocio tra Cataratti e Gravitelli. Per un periodo con loro lavorava un soggetto detto 'Peppe Nero', che acquistava cocaina da Selvaggio anziché da Cacopardo, a 150/200 grammi a settimana. Nunnari e Cacopardo sono soci e in questa società ultimamente è entrato Roberto Papale, che una volta Cacopardo riforniva di 50/100 grammi di cocaina a settimana. Cacopardo lamentava che anche Papale aveva un tenore di vita alto che poteva destare sospetti. I tre si incontrano a Cataratti nel bar di Marcello Nunnari, di fronte la Chiesa, dove Nunnari ha realizzato un bar-sala giochi-centro scommesse. Cacopardo e Nunnari hanno acquistato una pizzeria da asporto sul viale Europa basso, prima di arrivare sul viale San Martino all'altezza della rosticceria Zimbaro. Me lo raccontò Cacopardo, che si lamentava delle spese e del fatto che il gestore era il cognato di Nunnari, tale 'Peppillo'. Gli affari andarono male e dopo 2/3 anni hanno venduto il locale. Successivamente Cacopardo mi disse che egli e Nunnari avevano acquistato una paninoteca nella zona di via Loggia dei Mercanti, che è gestito da un ragazzo ('Zio Fester') senza capelli di circa 40 anni, che ha aperto una pescheria. So che è un uomo di fiducia di Cacopardo e Nunnari, come un altro ragazzo che si chiama Milia e che tiene loro l'erba. So che è stato aperto un bar a Bisconte. che ha acquistato uno dei fratelli Milia, tramite Cacopardo che gli diede i soldi per l'acquisto ma non so altro.

LA BASE TRA CAMARO E S. LUCIA SOPRA CONTESSE.

Le intercettazioni telefoniche, ambientali, la visione delle immagini delle telecamere di osservazione, i tantissimi servizi dinamici sul territorio ed i numerosi riscontri all’attività di spaccio hanno portato, difatti, alla emersione di un’articolata associazione criminale, operante precipuamente nei rioni messinesi di Santa Lucia sopra Contesse e Camaro (che poteva contare su ben due diversi canali di “rifornimento” dalla Calabria e su un terzo da Catania), dedita alla gestione di un imponente traffico di droghe di varie tipologie (cocaina, marijuana, skunk) destinate ad essere immesse sul mercato cittadino. 

Per custodire la droga acquistata, il gruppo si appoggiava ad un insospettabile messinese, Filippo Irrera di 42 anni, incensurato oggi raggiunto dal provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, che conservava la cocaina da immettere sul mercato. 

Nonostante l’approvvigionamento di stupefacente fosse effettuato, come detto, principalmente in Calabria ed a Catania, l’associazione criminale – presa dalla stringente necessità di reperire droghe da immettere sul mercato cittadino ed evitare di essere estromessi dalla “concorrenza” – non disdegnava di rivolgersi anche a soggetti messinesi. 

I SOLDI NASCOSTI NEL PANETTONE.

Una cessione di un chilogrammo di cocaina, avvenuta poco prima di Natale del 2021, è stata compiutamente ricostruita grazie alle intercettazioni ambientali ed alle telecamere sull’abitazione di uno degli arrestati, e gli indagati, per scongiurare controlli da parte delle Forze dell’Ordine, hanno occultato (nello specifico Graziano Castorino) 37.000 euro, che gli erano stati consegnati da Antonino Settimo, all’interno della confezione di un panettone. 

15 le misure cautelari emesse a carico di altrettante persone, di cui 11 in carcere e 4 agli arresti domiciliari.

Questi i nomi degli undici indagati finiti in carcere:

GIOVANNI CACOPARDO, Messina, 30.01.72; ANTONINO SETTIMO, Messina, 26.12.86; PAOLO SETTIMO, Messina, 03.11.83; SALVATORE CULICI, Messina, 14.03.79; ALESSANDRO CUCINOTTA, Messina, 03.08.67; ANTONINO FAMILIARI, Messina, 20.12.76; GIOVANNI NUCERA, Merito Porto Salvo, 18.05.98; GIUSEPPE CASTORINO, Messina, 24.08.91; GRAZIANO CASTORINO, Messina, 14.09.74; ROSARIO ABATE, Messina, 11.01.87; GIOVAMBATTISTA CUSCINA', Messina, 21.06.79.

I 4 indagati finiti agli arresti domiciliari sono: FABIO ARIGANELLO, Cinquefrondi (RC), 19.12.95; GIOVANNI DE CICCO CUDA, Lamezia Terme (CZ), 25.01.82; FILIPPO IRRERA, Messina, 09.11.80; ANTONINO FICHERA, Catania, 18.03.01.

Tutti e 15 ora attendono di essere interrogati, difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Trovato, Antonello Scordo e Alessandro Billè.

Secondo l’ipotesi di accusa, 5 delle persone arrestate sono ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, mentre le restanti 11 di plurime condotte di spaccio.