29 Giugno 2023 Giudiziaria

IL VERBALE INEDITO – IL NEO PENTITO NICOLA MANTINEO FA I NOMI DI CAPI E PUSHER: COSI’ VENIVA GESTITO IL NARCOTRAFFICO A GIOSTRA

di Enrico Di Giacomo - "Voglio collaborare con la giustizia. Sono detenuto dal dicembre 2022 e voglio cambiare vita". Esordisce così, nel suo primo verbale del 12 giugno scorso, appena 15 giorni fa, davanti al pubblico ministero Francesco Massara e a due ufficiali di Pg, il 42enne messinese Nicola Mantineo, detto “u spaparzeu”, nuovo collaboratore di giustizia, una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine per 'piccolo spaccio' nell'orbita della criminalità che 'governa' il quartiere di Giostra, un quartiere senza speranze e su cui nessuna Istituzione ha davvero mai investito.

Dopo le clamorose rivelazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Bonanno, che raccontò la gestione di un’agguerrita associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e le cui rivelazioni portarono, nel dicembre scorso, all'operazione antidroga della Dda 'Impasse' con 65 indagati, a far tremare trafficanti e spacciatori del Rione Giostra c'è adesso un nuovo pentito. Della sua collaborazione si è venuto a conoscenza martedì mattina, durante l'udienza preliminare di fronte al gup Claudia Misale, quando la procura, rappresenta dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia Francesco Massara e Antonella Fradà, ha messo agli atti, a disposizione delle difese, la deposizione di Nicola Mantineo di cui pubblichiamo ampi stralci. Dichiarazioni inedite destinate a cambiare gli scenari.

"L'associazione che mi è contestata esisteva ed io ne facevo parte, con il compito di custodire lo stupefacente in una abitazione abbandonata di vico Bensaja a Messina". Ammette la partecipazione all'associazione a delinquere di cui Giovanbattista Cuscinà era il capo indiscusso. "Era lui il capo dell'associazione. Disponeva di armi. Oltre al fucile sequestrato disponeva di una pistola che lo stesso Giovanbattista Cuscinà ha consegnato pochi mesi prima dell'arresto di dicembre 2022 a Rosario Maccari di Camaro San Paolo. Io ero presente quando l'arma è stata consegnata a Rosario Maccari. Si trattava di una pistola 7.65. Quest'arma era stata consegnata da Francesco Cuscinà al figlio Giovanbattista".

Ma Nicola Mantineo ammette anche di aver commesso tutti i delitti contestatigli nell'ordinanza ma precisa, "non ero io l'organizzatore dell'associazione, in quanto prendevo solo ordini da Giovanbattista Cuscinà ('ero impiegato a tempo pieno'). Io venivo picchiato da Cuscina' Giovanbattista ("E' chiosai i bastonati chi mi dava ca... ca i soddi"), questi era solito retribuirmi con cifre irrisorie ("che mi prendevo 20 euro? 50 euro ogni 4-5 giorni? Un pacco 'i sigaretti?")". "Ma lei non prendeva manco mille euro al mese?", gli chiede il magistrato. "Ma quale mille euro al mese dottore...".

Il neo collaboratore, che ha vissuto fino all'arresto in quella via Palermo alta che confina col cuore del quartiere, racconta di far parte dell'associazione dal 2019, "conosco Giovanbattista Cuscinà da sempre perchè abitiamo vicini, questi mi ha coinvolto nella attività della associazione a partire dal 2019". Non è a conoscenza di fatti di sangue, omicidi o luoghi dove sono detenuti stupefacenti e armi appartenenti al gruppo che non siano state sequestrati. Ma è però testimone del traffico di stupefacenti nel suo quartiere, Giostra. E nell'interrogatorio non risparmia nessuno.

LA GESTIONE DEL NARCOTRAFFICO. FIUMI DI DROGA...

"L'associazione trattava sia cocaina, in quantità maggiore che marijuana. La cocaina era fornita principalmente da Graziano Castorino, questi ne consegnava a Giovanbattista Cuscinà circa un chilo ogni venti giorni, io ero quasi sempre presente alle consegne". E' sempre molto dettagliato Nicola Mantineo nel fare nomi e raccontare circostanze, soprattutto quando descrive il fiorente mercato di droga.

"La cocaina era ceduta da Graziano Castorino a circa 40 euro al grammo. Questi prendeva la cocaina da tale famiglia Nitta in Calabria, circostanza che Graziano Castorino ha a me riferito. Da quando io ho fatto parte dell'associazione, Graziano Castorino ha sempre rifornito l'associazione. Graziano Castorino spacciava cocaina con il nipote Giuseppe Castorino. Quest'ultimo 'lavorava' prevalentemente nelle zone di Santa Lucia. Io ho visto insieme Giuseppe e Graziano Castorino nell'abitazione di Giovanbattista Cuscinà, intenti a contrattare cessioni di cocaina".

LE ACCUSE AI SINGOLI ASSOCIATI.

Il collaboratore analizza poi, su richiesta del sostituto della Dda Massara, le singole posizioni degli indagati dell'operazione 'Impasse'.

"Emanuel Patrick effettuava consegne di cocaina per conto di Graziano Castorino ed in favore di Giovanbattisa Cuscinà. Patrick Emanuel è stato arrestato con 350 grammi di cocaina che doveva consegnare a G. Cuscinà. Non so se ha fatto altre consegne oltre a quella di 350 grammi. Dopo l'arresto, in una conversazione intercorsa tra G. Cuscinà e Graziano Castorino, quest'ultimo riferiva a Cuscinà che Patrick Emanuele effettuava consegne di cocaina per suo conto".

Il pentito accusa poi due ragazzi di Reggio Calabria, Francesco Giorgi e il cugino Giuseppe, "consegnavano la cocaina a Giovanbattista Cuscinà, io ero presente in occasione delle consegne che sono state almeno quindici sempre di un chilo, un chilo e mezzo... Giovanbattista Cuscinà pagava subito metà del prezzo e poi l'altra metà. Le consegne sono avvenute prima del lockdown del 2020". Mantineo racconta poi della vendita di un fucile per 200 euro a Cuscinà da parte di Giovanni "Gianfranco" Bonanno, il collaboratore che ha contribuito a smantellare l'organizzazione capeggiata da Cuscinà. Lo stesso fucile che verrà poi sequestrato nella casa abbandonata di via Bensaia. "Giovanni Bonanno consegnava cocaina a G. Cuscina cinque o sei volte, prima e dopo il lockdown".

Per l'accusa a nascondere gli 'incassi' nella 'propria abitazione', con il compito di 'tenere la contabilità delle risorse finanziarie del gruppo', era Viviana Di Blasi.

"Lei conosce Viviana Di Blasi?", chiede il magistrato della Dda. "Gli teneva i soldi che prendeva dalla droga. Li nascondeva o nel faro del tetto, c'erano i faretti...", risponde Mantineo. "Ma la contabilità la teneva Cuscinà".

"Non conosco Antonio Pelle e nemmeno Bruno Gioffrè - continua il collaboratore -. Ma neanche Maisano, Zaccuri e Mollica. Conosco Mario Bonaventura che riforniva di marijuana Giovanbattista Cuscinà, anche dieci chili ogni due mesi e al prezzo di 1500 euro al chilo. Ricordo che le consegne sono avvenute prima del lockdown. Io ero presente quando arrivava la marijuana che ricevevo io ai fini della custodia. Bonaventura veniva con due ragazzi di cui non conosco i nomi".

Mantineo, sollecitato dal dott. Massara, scorre i nomi come davanti ad un registro scolastico. "Non conosco Suraci, né Sulas. Conosco Davide Stroncone, non mi risulta avesse un ruolo nell'associazione, tuttavia questi trafficava in stupefacenti. E' stato questi a riferirmelo".

E' un fiume in piena il neo pentito di Giostra. Che non risparmia altre accuse al suo 'capo'. "Giovanbattista Cuscinà si riforniva di marijuana anche da Michele Fusco. C'era un rapporto di reciproca assistenza tra i due. Cuscinà consegnava a Fusco un chilo di marijuana al mese, al prezzo di 1.900 euro al chilo, io ero presente agli scambi. A volte è capitato che Fusco abbia richiesto perchè sprovvisto della marijuana a Giovanbattista Cuscinà, che questi gli ha consegnato. Tutte circostanze verificatesi in mia presenza e durante tutto il periodo in cui io ho fatto parte dell'associazione".

Le accuse di Nicola Mantineo, "u spaparzeu", poi si spostano su altri associati. "Maria Cacopardo (madre di Giovanbattista Cuscinà, ndr) collaborava con Cuscina', riceveva dagli acquirenti il danaro e consegnava loro lo stupefacente, fatti che avvenivano in mia presenza". Ma Mantineo accusa anche un altro Cuscinà, Francesco (il padre di Giovanbattista, ndr). "Francesco Cuscinà consegnava cocaina ai pusher, tra questi Francesco Spadaro, Gianluca Siavash, Calogero Rolla, Giovanni Calarese e Francesco inteso 'u strummu'. Le consegne nei loro riguardi erano regolari e a volte anche giornaliere. Questi, a loro volta, consegnavano il danaro provento dello spaccio sia a Cuscinà Francesco che a Cuscinà Giovanbattista... Tutti i predetti soggetti spacciavano da casa loro. Anche io in talune occasioni ho ricevuto da questi danaro provento di spaccio che ho consegnato a Giovanbattista Cuscinà".

GIOVANNI VEZZOSI, IL CANTANTE 'DI COCAINA'...

Il nuovo collaboratore di giustizia, tra i tanti nomi, fa anche quello di un personaggio noto negli ambienti popolari per essere un cantante melodico di successo. "Conosco Giovanni Vezzosi che fa il cantante". "Cantante di cosa?", gli chiede incuriosito il sostituto procuratore Massara. "Di cocaina", gli risponde Mantineo. "Vezzosi faceva uso di cocaina. Giovanbattista Cuscinà consegnò circa 200 grammi di cocaina al nipote di Vezzosi, con la mediazione dello stesso Vezzosi. Io ero presente in occasione della cessione. La cessione dei 200 grammi è avvenuta nel 2022". "E il nipote del Vezzosi che cosa doveva fare con questi 200 grammi?", chiede il sostituto procuratore Massara. "Se la doveva portare a Catania", risponde Mantineo.

Mantineo non tralascia nessuno quando racconta i numerosi episodi di spaccio. Fa i nomi di Calogero Rolla ("spacciava per conto di G. Cuscinà. A volte ero io a consegnare la cocaina a Rolla. Rolla prendeva cocaina ogni dieci giorni. A volte era Francesco Cuscinà a consegnare la cocaina a Rolla e prendere da questi i soldi"), Filippo Bonanno ("riceveva 20/30 grammi per volta anche ogni due o tre giorni da G. Cuscinà"), Giuseppe Abate ("ha acquistato cocaina da G. Cuscinà per spacciarla in almeno 5 o 6 volte prima del lockdown. Almeno 50 grammi in ogni occasione"), Francesco Spadaro ("riceveva cocaina da Giovanbattista Cuscinà ogni settimana, 30 o 40 grammi"), Gianluca Siavash ("riceveva la cocaina da G. Cuscinà... Si riforniva di cocaina ogni settimana per circa 100 gr. Anche io e Francesco Cuscinà, in alcune circostanze, abbiamo consegnato cocaina. Il denaro Siavash lo consegnava o a me o a Cuscinà Francesco che lo ricevevamo per conto di Cuscinà Giovanbattista"), Alessia Maccarone e Davide Lo Turco ("fidanzati, si rifornivano di cocaina da G. Cuscinà. Commercializzavano la cocaina ricevuta. Ne ricevevano circa 10 o 20 grammi a volta che pagavano subito.").

IL RUDERE DI VIA BENSAIA.

"Io ero presente nelle occasioni in cui vari soggetti si recavano presso l'abitazione di Giovanbattista Cuscinà per ricevere o per consegnare lo stupefacente in quanto ero io che prelevavo e riponevo lo stupefacente nel luogo di custodia. Lo stupefacente era custodito in un'abitazione abbandonata di vico Bensaia. Io entravo nell'abitazione abbandonata tramite una finestra e scavalcando il muretto. Quando i vari pusher si recavano nell'abitazione di Giovanbattista Cuscinà, la mia presenza era giustificata proprio perchè io prelevavo dalla casa abbandonata lo stupefacente che il Cuscinà consegnava loro. Analogamente ero io a ricevere lo stupefacente che fornitori consegnavano al Cuscinà e a riporlo nel luogo di custodia".

LA RIVELAZIONE E LA SUCCESSIVA SCOPERTA DI PROIETTILI DI POCHE SETTIMANE FA.

Durante l'interrogatorio il collaboratore Nicola Mantineo fa una rivelazione; racconta di aver occultato, prima del suo arresto, all'interno di un pacchetto di sigarette dei proiettili di vario calibro, che gli sono stati consegnati da G. Cuscinà, nascondendo il tutto in un muretto vicino alla propria abitazione di via Palermo. Un successivo accertamento, il giorno dopo la verbalizzazione, della Guardia di Finanza dava esito positivo. Venivano infatti rinvenuti, all'interno di un anfratto del muro, tre cartucce.

NICOLA MANTINEO, IL BRACCIO DESTRO DI CUSCINA'.

A capo dell'associazione criminale, che aveva il suo quartier generale a Giostra, smantellata dalla Dda e dalla Guardia di Finanza nel dicembre scorso nell'operazione antidroga denominata 'Impasse', secondo il gip Leanza, c'erano Giavanbattista Cuscinà e la madre Maria Cacopardo ("particolare pericolosità sociale degli indagati... pervicacia criminale..."), con una gestione del narcotraffico e degli affari di famiglia "che possono qualificarsi come imprenditoriali per l'articolata ripartizione di ruoli e compiti, i quantitativi trattati, la rete di contatti intessuta".

Ad affiancare madre e figlio c'erano il familiare 'supplente' Francesco Cuscinà e poi appunto il neo collaboratore di giustizia, Nicola Mantineo, braccio destro di Cuscinà e Viviana Di Blasi, i quali - il primo custodendo le scorte di sostanza stupefacente e occupandosi in prima persona dello smistamento e dello spaccio e la seconda gestendo le casse dell'organizzazione - "erano di fatto investiti della cura di due snodi nevralgici dell'attività illecita, che svolgevano con tratti di considerevole dedizione".

I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE "IMPASSE".

Le indagini che hanno portato all'emissione della custodia cautelare personale nei confronti di 61 persone (48 dei quali in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 7 con obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria), traggono origine da approfondimenti avviati su una delle principali piazze di spaccio del capoluogo peloritano, il quartiere di Giostra, già teatro di eventi criminali e noto per la significativa presenza di esponenti di spicco della locale criminalità organizzata, anche di matrice mafiosa. In tale contesto, la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha disposto l’avvio di indagini tecniche (telefoniche, ambientali, telematiche con captatore informatico e di video ripresa) che, corroborate da serrate attività tipiche di polizia giudiziaria sul territorio, hanno consentito di disvelare l’esistenza e l'operatività di un’agguerrita associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.

AI VERTICI DELL'ORGANIZZAZIONE MADRE E FIGLIO.

A capo dell'associazione criminale, secondo il gip Leanza, c'erano Giavanbattista Cuscinà e la madre Maria Cacopardo ("particolare pericolosità sociale degli indagati... pervicacia criminale..."), con una gestione del narcotraffico e degli affari di famiglia "che possono qualificarsi come imprenditoriali per l'articolata ripartizione di ruoli e compiti, i quantitativi trattati, la rete di contatti intessuta".

Ad affiancare madre e figlio c'erano il familiare 'supplente' Francesco Cuscinà e poi Nicola Mantineo, braccio destro di Cuscinà e Viviana Di Blasi, i quali - il primo custodendo le scorte di sostanza stupefacente e occupandosi in prima persona dello smistamento e dello spaccio e la seconda gestendo le casse dell'organizzazione - "erano di fatto investiti della cura di due snodi nevralgici dell'attività illecita, che svolgevano con tratti di considerevole dedizione".

Da mettere in rilievo - secondo il gip - il ruolo di Giuseppa Giando Di Amico, che forniva supporto logistico, mettendo la sua autovettura a disposizione dei sodali per il trasporto della droga e facendo il corriere, Tiziana Mangano e Pietro Squadrito, che preparavano le dosi al fine della cessione ai clienti; la Squadrito fungeva da assaggiatore della sostanza al fine di saggiarne la qualità.

E poi ci sono quelli che favorivano la regolare operatività dell'associazione come Antonio Pelle, Bruno Gioffre', Saverio Maisano, Antonio Davide Zaccuri, Pasquale Mollica, Mario Bonaventura, Litterio Gaetano Geraci, Suraci Antonio e Umberto, Daniele Sulas, Francesco Alati, Davide Stroncone, Castorino Graziano e Giuseppe.

Diversa la posizione di Maurizio Papale, Gianpaolo Scimone, Michele Fusco e Benedetto Mesiti e dei catanesi Salvatore Chiarenza e Giovanni Vezzosi. "Ampia la pletora di spacciatori che agivano come pusher a servizio dell'organizzazione", come Calogero Rolla, Giovanni Bonanno, Giuseppe Abate, Francesco Spadaro, Gianluca Siavash, Deborah Mandini, Alessia Maccarone, Davide Lo Turco, Carmelo Menoti, Natale Viola, Bonanno Rosa, Trifirò, Francesco Giuffrida, Lo Duca Carmelo e Salvatore, Daniele Giannetto, Buonasera Alessandro, Giovanni Kevin Calarese e Francesco Musolino, molti dei quali con precedenti specifici.

I DETTAGLI DELLO SPACCIO.

Nella misura cautelare vengono descritte decine di scene immortalate dalle telecamere degli inquirenti, in cui gli indagati vengono immortalati durante la consegna di sostanze stupefacenti.

L'indagine ha infatti portato alla luce la frenetica ricerca da parte degli indagati di nuove fonti di approvvigionamento per far fronte alle richieste di forniture continue da parte degli acquirenti finali, molti dei quali narcotrafficanti  loro volta. Basti solo evidenziare come nel breve arco temporale in cui si è concentrata l'investigazione (da dicembre 2019 a ottobre 2020), il sodalizio abba intessuto relazioni d'affari con almeno cinque distinti gruppi di fornitori, senza considerare i clienti che a loro volta procacciavano all'occorrenza, sostanza stupefacente ai Cuscinà. Si spacciava Marjuana, Hashish, cocaina, droga sintetica come lo 'skunk'. Il gruppo era organizzato in modo da poter correre meno rischi possibili. Emblematico è l'utilizzo di utenze criptate per interloquire con i fornitori Pelle e Gioffrè, Alati e Sulas (con un sistema chiamato Sky). Frequente era anche l'utilizzazione di termini convenzionali per smascherare i riferimenti alla droga ("scarpe", "sabbia", "sorella", "pizza", "caramelle", "sigarette"). Accorgimenti che danno riprova di notevole disinvoltura e professionalità.

FONDAMENTALE LA COLLABORAZIONE DELL'EX SODALE GIOVANNI BONNANO.

Le indagini si sono avvalse del collaboratore di giustizia Giovanni Bonanno il quale, inizialmente partecipe dell’associazione, si è dissociato consentendo agli inquirenti una puntuale ricostruzione della fitta rete di relazioni e degli affari illeciti che costituiscono l'attività della associazione.

In particolare Bonanno, sentito il 6 giugno del 2021, dopo aver spiegato i suoi rapporti con i Cuscinà e aver dichiarato di aver svolto per conto dell'associazione il ruolo di intermediario con i fornitori calabresi Antonio Pelle e Bruno Gioffrè, oltre che di corriere tra la Calabria e la Sicilia per il trasporto della sostanza ("io facevo da corriere per conto di Giovanbattista Cuscinà, alias 'coccolo'. Ho iniziato il mio rapporto con il fornitore calabrese...tramite Filippo Bonanno, fratello di Antonio e Gianfranco, che ha una rivendita di pesce al mercato Sant'Orsola. Un giorno, sapendo che la mia compagna è originaria di Bianco in Calabria, Bonanno mi chiese di accompagnarlo per fare un approvvigionamento di droga... mi diede appuntamento al bar delle Rose dove mi presentò il fornitore calabrese provenire da San Luca... Tale Peppe. Questo avveniva prima del mese di dicembre del 2019... Peppe mi chiese di metterlo in contatto con persone interessate ad acquistare droga e gli presentai Giovanbattista Cuscinà al bar delle Rose alla fine dell'estate del 2019...).

Bonanno ha fornito rilevanti dettagli sulle modalità di gestione degli approvvigionamenti periodici del gruppo, che acquistava cocaina dai calabresi per un peso di 500 grammi per volta al costo di ventimila euro a carico, dimostrando una approfondita conoscenza delle dinamiche del sodalizio ("Qualche volta andavo a casa di Cuscinà in una traversa della via Palermo, di fronte a un lattoniere, vico Bensaia), e indicava i covi segreti ("nella traversa in cui sta Cuscinà vi sono delle vecchie case disabitate dove Nicola ("Topo Gigio"), figlioccio di Cuscinà, metteva questa droga. Io lo sapevo perchè loro si fidavano di me. Venivano usati due immobili, posti a 70-80 metri da casa di Cuscinà sulla sinistra").

"Le dichiarazioni di Bonanno venivano puntualmente riscontrate".

Tantissimi gli episodi di cessione di stupefacenti ricostruiti dal collaboratore Giovanni Bonanno e riscontrati dalle immagini ("una pletora di clienti del sodalizio in un arco temporale di sei mesi"): ad esempio il 17 dicembre 2019, ad esempio, dopo aver ricevuto in Calabria da Bruno Gioffre' 500 grammi di cocaina, si recava a Messina per consegnare la droga a Givanbattista e Francesco Cuscinà, i quali, a loro volta, corrispondevano a Gioffre' e ad Antonio Pelle, nel frattempo arrivati in vico Bensaia, parte del corrispettivo prelevato da Giovanbattista a casa di Viviana Di Blasi e trasportato all'interno di un sacchetto di plastica bianco. Per l'attività di corriere Bonanno riceveva un compenso di 500 euro dai calabresi al momento del ritiro della sostanza e un pari importo dai Cuscinà al momento della consegna.

I rapporti tra gli indagati venivano delineati da Bonanno nel corso dell'interrogatorio del 17 giugno 2021: "Foto n. 30 è Francesco Spadaro. E' un noto pusher di Giostra che era stato rifornito per anni da Stello Brigandi'. So che aveva combinato un guaio economico perchè doveva a Brigandi' 25/30 mila euro per acquisti di droga. Quando Brigandi fu arrestato nel dicembre 2019, Spadaro cominciò a rifornirsi da Cuscinà... Spadaro era un pusher a servizio di Cuscinà e questo avveniva dal dicembre 2019...".

I FESTINI CON I MINORENNI.

In un altro interrogatorio reso da Giovanni Bonanno il 17 giugno 2021, lo stesso racconta alcuni episodi di spaccio dove sono coinvolti altri due indagati, Alessia Maccarone e Davide Lo Turco finiti in carcere: "Ho avuto a che fare con Lo Turco quando portai la cocaina da Roma, era l'estate del 2019. So che gestiva un giro di spaccio a Roccalumera, me lo disse lui... quando sono stato detenuto a Gazzi, a meglio-giugno 2020, ho conosciuto delle persone di Roccalumera che furono arrestate per spaccio e mi dissero che acquistavano droga da Lo Turco. La compagna di Lo Turco sta a Tremonti...più o meno nella zona di Cuscinà... il macellaio di Roccalumera mi disse che acquistava la cocaina da Lo Turco, con il quale mi raccontò che facevano dei droga party anche con minorenni ('a causa di ciò vi erano dei detenuti che volevano picchiarlo ma egli si difendeva dicendo che non conosceva l'età delle ragazze a cui cedeva droga'). Non so se i minori che partecipavano a questi festini venivano pagati per prenderti parte né se erano tutti consumatori di droga... L'uomo mi disse che ai festini partecipava anche Lo Turco e la compagna".