27 Marzo 2024 Politica e Sindacato

“VITE SPERICOLATE” INCONTRA LO STORICO CITTO SAIJA, VOLTO SIMBOLO DEL DISSENSO E DELL’ATTIVISMO PACIFISTA

Di Tonino Cafeo. “Più di dieci anni fa ho scritto un articolo in cui dicevo che il futuro papa sarebbe venuto da molto lontano e si sarebbe chiamato Pietro o Francesco. Ho indovinato”. A ricordare quella che si è rivelata una felice intuizione non è un vaticanista né un esponente della Chiesa Cattolica ma un professore universitario in pensione che per decenni è stato un volto simbolo del dissenso e dell'attivismo pacifista a Messina. La ventunesima puntata di
Vite Spericolate, storie speciali di persone normali, è dedicata infatti a Francesco “ Citto” Saija, negli anni 70 e 80 del secolo scorso leader indiscusso del Manifesto e poi di Democrazia Proletaria nella città dello Stretto.

Saija, classe 1936, ha una memoria prodigiosa ed è una miniera inesauribile di memorie che riguardano la Messina che va controcorrente. Il suo percorso, però, non manca di originalità: i suoi primi passi nell’attivismo civile, racconta,
sono stati nel mondo cattolico e non nella sinistra storica

Il giovane Citto Saija, negli anni 50, frequenta il liceo classico e quando ci sono le campagne elettorali ascolta con grande curiosità i comizi dei leaders politici di tutti gli schieramenti, ma le sue preferenze vanno ai democristiani. È
iscritto all’Azione Cattolica e per un breve periodo milita anche nei Comitati Civici, quelli che sotto la guida di Luigi Gedda nel 1948 erano stati protagonisti di una feroce campagna anticomunista ispirata da papa Pio XII.

Con il passare del tempo, però, anche a Messina arrivano i fermenti di rinnovamento portati dal Concilio Vaticano secondo. Citto studia all’Università e milita nella Fuci, la federazione degli Universitari cattolici, che è uno dei luoghi dove cresce l’insofferenza dei giovani verso il conservatorismo allora dominante. Fare politica negli organismi rappresentativi dell’Ateneo poi abitua al confronto e allo scontro, per cui, nel clima che prepara il sessantotto, alcuni giovani fucini danno vita a riviste e gruppi che spingono la linea dell’orizzonte sempre più avanti, nel segno della laicità della politica e dell’autonomia dalle gerarchie ecclesiastiche. A Messina nasce il circolo di iniziativa politica “Francesco Luigi Ferrari”, intitolato a un esponente del vecchio popolarismo antifascista. Vi si ritrovano giovani che nei decenni seguenti avranno un ruolo di primo piano in città, come il futuro sindaco Franco Providenti. Il documento più importante della loro attività, datato febbraio 1968, prende nettamente le distanze dalla politica della Dc e auspica la nascita di una nuova sinistra in Italia. L’auspicio si realizza rapidamente nei mesi seguenti, quando le proteste studentesche e, a est, la vicenda della Primavera di Praga, aprono nuovi spazi politici e culturali anche in Italia. Nascono Lotta Continua, il Movimento Studentesco Milanese; i dissidenti del Pci - radiati dal partito - danno vita al gruppo del Manifesto; dalle Acli, intorno alla figura di Livio Labor, nasce l’Mpl-movimento politico dei lavoratori.

Citto Saija si ritrova a essere punto di riferimento di un gruppo di militanti di matrice cristiana quasi tutti più giovani di lui. È la peculiarità della sezione ​messinese del Manifesto, dove non ci sono quasi del tutto fuoriusciti dal Partito Comunista ma fondamentalmente si ritrovano ragazze e ragazzi che scoprono la una militanza comunista eretica venendo direttamente dagli oratori e dalle assemblee studentesche. Quando alla fine degli anni '70 da quest’area nascerà Democrazia Proletaria, Citto ne sarà il leader locale più influente, incontrando man mano che si avvicendavano le generazioni più giovani e sperimentando anche nuove forme di comunicazione come le prime radio libere. Le questioni fondamentali che appassionano i militanti di Dp di quegli anni sono ancora attuali: la lotta del popolo palestinese, la pace, le energie rinnovabili, il Ponte sullo stretto. Saija, che intanto insieme al più giovane Antonio Mazzeo, ha dato vita al Comitato per la pace e il disarmo unilaterale, organizza a Messina incontri fra intellettuali e politici palestinesi e israeliani, partecipa a numerose convenzioni internazionali pacifiste nei paesi del nord Europa, testimonia l’impegno antimafioso di Peppino Impastato quando ancora nessuno fuori dalle cerchie militanti ne conosceva il nome.

Passano gli anni nel frattempo. Cade il Muro di Berlino e in Italia molte certezze vengono messe in discussione. Citto Saija, non senza una sua intima coerenza, non segue Dp nella confluenza in Rifondazione Comunista. Accetta nel 1994 la candidatura alla Camera quando, con le prime elezioni con il sistema maggioritario, si forma l’alleanza dei progressisti, ma preferisce sempre più restare attivo nei movimenti sociali che nei partiti. Da professore di storia del cinema a scienza della formazione fa conoscere ai suoi studenti Luis Buñuel e i classici del muto, epoca per cui coltiva un’autentica passione.

Infine l’elezione, nel 2013, di Papa Francesco al soglio pontificio rappresenta per Citto Saija la realizzazione di antiche speranze coltivate andando per decenni controcorrente in solitudine o in minoranza. Nel mondo ancora devastato dalle guerre e dalla crisi ecologica, una buona ragione per sperare e per sentirsi ancora giovani. Ed è nel segno di questa parola profetica che si è chiusa la nostra conversazione “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Buona visione.