17 Aprile 2024 Attualità

A “VITE SPERICOLATE” DUE STORICI DJ A CONFRONTO: ANTONIO LO GIUDICE SI RACCONTA AD ALFREDO RENI

 

di Alfredo Reni - Non so se riuscite ad immaginare com'era l'Italia negli anni '70: così come nella serie tv Ripley, la nostra nazione negli anni '60 è vista rigorosamente in bianco e nero, il decennio successivo diventa a colori ma non ancora brillanti e decisi.

Le comunicazioni telefoniche che passavano attraverso un centralino, adesso sono dirette grazie all'arrivo dei prefissi, le notizie viaggiano ancora lentamente, per sapere cosa succede nel mondo bisogna aspettare il giornale che arriva in edicola il giorno dopo. La tv aveva due soli canali, il canale nazionale ed il secondo canale, i cui programmi terminavano molto prima di mezzanotte. La radio era fatta di tre canali, uno dei quali dedicato alla musica classica, un altro a dibattiti e notizie, mentre il primo dedicava alla musica giovane solo un paio d'ore su 24: 'Alto gradimento' con Arbore e Boncompagni, 'Per voi giovani' con Massarini e Luzzato Fegiz, 'Hit Parade', il venerdi con Lelio Luttazzi, 'Supersonic' la sera alle 8.

Quando nel 1975 il monopolio della Rai inizia ad essere scalfito dalle prime radio libere e poi definitivamente abbattuta da una storica sentenza del 1976, tutto inizia a girare ad una incredibile velocità. E soprattutto dà origine ad una esplosione di creatività e modernità. Le radio vengono animate da ragazzi che si inventano intrattenitori e dj, e per diversi di loro è l'inizio di una carriera di successo e l'esplosione di fenomeni di divismo.

Antonio Lo Giudice fu l'indiscusso divo di Antenna dello Stretto (“entravamo ad Antenna al grido "Lo Giudice facci sballare", ricorda Maurizio Marchetti), la radio da cui ogni giorno conduceva dalle 13,30 alle 15 “Jumbo sound”. In radio portò il suo stile, sperimentato e raffinato in discoteca (mondo da cui proveniva), l'uso della voce che utilizzava per coprire i passaggi da un disco all'altro (non erano ancora arrivati i giradischi con il variatore di velocità) con cui rafforzava e dava continuità al ritmo. Non paragonabile a quello che fanno oggi (non tutti) i cosiddetti “vocalist”, il “Su le maniii”. Nel 1976  la Tv iniziava i programmi nel pomeriggio, si pranzava con la radio accesa, e Lo Giudice vantava una audience giornaliera stimata tra 50.000 e 70.000 ascoltatori fedeli e adoranti. Per avere una dedica o un saluto, le prenotazioni al telefono iniziavano già dal primo mattino (in numero cosi elevato da costringere l'editore di Antenna ad attivare tre linee dedicate e sequenziali e l'assunzione di due ragazze con carta e penna al telefono), un fenomeno che non ha avuto più imitatori, (qualcosa di paragonabile fu Paolo Miceli che con la gente della notte aveva un vero e proprio dialogo a Messina 1 Special) ma che è stato di ispirazione per molti, come ad esempio Fiorello che da ragazzino ascoltava Lo Giudice durante le sue vacanze a Letojanni. Antonio Lo Giudice si racconta in esclusiva in questa puntata di "Vite spericolate", la fortunata serie di interviste prodotta da stampalibera.it.

Buona visione...

 

Foto: Edg - Video di Daniele Brigandì