L’impresa confiscata agli Ofria. Il pm chiede condanne pesanti
Siamo davanti alla gravità di questa vicenda, che vede un’azienda a vocazione mafiosa svolgere il proprio ruolo in maniera ininterrotta da quarant’anni, nonostante i provvedimenti giudiziari di condanna e di confisca.
È stato questo, in estrema sintesi, l’inizio della requisitoria dell’accusa, ieri mattina, davanti alla gup Claudia Misale, all’udienza preliminare per i riti abbreviati della famiglia mafiosa barcellonese degli Ofria, e della loro “continuità di gestione” della storica azienda di ricambi auto e smaltimento di rifiuti.
E l’ha pronunciato il procuratore capo Antonio D’Amato, che ieri ha deciso di partecipare all’udienza accanto ai tre sostituti che sostengono l’accusa, Antonella Fradà, Francesco Massara e Fabrizio Monaco. Il procuratore D’Amato ha trattato all’inizio la parte che riguarda la sussistenza del reato associativo mafioso, poi i sostituti hanno formulato sedici richieste di condanna parecchio dure, anche fino a vent’anni di carcere.
La ditta Bellinvia secondo la Procura di Messina continuava a gestire nell’ombra anche dopo la confisca la storica azienda di rottamazione, ricambi auto e smaltimento di rifiuti, anche speciali, nata nel 1980 e intestata “Bellinvia Carmela”, la madre dei fratelli Ofria, Salvatore e Domenico. Con la complicità dell’amministratore giudiziario, il commercialista catanese Salvatore Virgillito, che adesso è accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa e peculato aggravato da finalità mafiose (è a giudizio in un altro troncone, la gup Misale ha fissato per il 15 dicembre a Barcellona la prima udienza di trattazione).
Ecco le richieste di pena formulate ieri dall’accusa: Giuseppe Accetta, 6 anni; Luisella Alesci, 12 anni; Salvatore Crinò, 6 anni e 6 mila euro di multa; Antonino Natale De Pasquale, 6 anni; Francesca Tiziana Foti, 8 anni; Angelo Munafò, 12 anni; Antonino Ofria, 6 anni; Carmelo Ofria, 6 anni; Chiara Ofria, 4 anni; Domenico Ofria, 20 anni; Giuseppe Ofria, 18 anni; Salvatore Ofria, 20 anni; Andrea Fabio Salvo, 4 anni e 6 mesi; Paolo Salvo, 10 anni; Francesco Siracusa, 2 anni; Salvatore Scarpaci, 2 anni.
Ieri sono iniziate anche le arringhe difensive, e sono intervenuti gli avvocati Pinuccio Calabrò, Giuseppe Cicciari e Tindaro Grasso.
Tra i reati contestati in questa vicenda l’estorsione, la violazione della pubblica custodia di cose e la sottrazione di beni sottoposti a sequestro, commessi con l’aggravante del metodo e della finalità mafiosi. Secondo le indagini della Polizia è emersa la “riconducibilità” anche in tempi recenti dell’impresa degli Ofria, che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di rifiuti speciali e nella demolizione dei veicoli, con sede a Barcellona, ad un esponente della famiglia mafiosa. In questo caso il boss Salvatore Ofria, oggi detenuto in regime di “41 bis”, che in passato ha fatto parte del “direttorio” di Cosa nostra barcellonese, e anche ai suoi familiari. Questo nonostante l’impresa fosse confiscata e affidata ad un amministratore giudiziario fin dal 2011. Ha retto pienamente anche in Cassazione l’impianto accusatorio dell’inchiesta.
Nel procedimento davanti al gup è parte civile l’associazione nazionale antimafie Rita Atria, rappresentata dagli avvocati Valentino Gullino e Goffredo D’Antona, ma non si sono costituiti l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto.