Legale di Borsellino, Fabio Repici, diffida i pm. “Fate le indagini sui mandanti delle stragi del 1992”
Di Marco Lillo - Scontro durissimo tra il procuratore e il gip di Caltanisetta sull’indagine sui ‘mandanti esterni’ delle stragi del 1992. E ora entra in campo l’avvocato Fabio Repici, difensore della parte offesa Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha presentato il 2 gennaio scorso una diffida nella quale svela che la gip Graziana Luparello ha rigettato la richiesta di archiviazione dei pm e ordinato attività di indagine che “per una parte consiste in ‘attività a sorpresa’, per ciò solo connotata da straordinaria urgenza (…). La Gip ha espressamente soprasseduto alla comunicazione del provvedimento (…) a tutela della proficua esecuzione di tale ‘attività a sorpresa’”. E la Procura come ha risposto? Non ha eseguito e ha chiesto alla Cassazione di annullare l’atto del gip perché “abnorme”.
Piccolo riassunto delle puntate precedenti. A maggio 2022 il gip rigetta la prima richiesta di archiviazione del procedimento senza indagati sui cosiddetti ‘mandanti esterni’ che avrebbero ordito la trama stragista nel 1992.
Nella prima ordinanza di rigetto del 2022, il gip Luparello ordina ai pm un piano di indagini in ben 32 punti. C’è un po’ di tutto: i presunti rapporti tra Graviano, Berlusconi e Dell’Utri; la pista nera, con un passaggio su Stefano Delle Chiaie; il suicidio del boss Gioè e il ruolo di Paolo Bellini. A dicembre 2024 i pm chiedono di nuovo l’archiviazione. La gip non è convinta. Riapre la camera di Consiglio nel luglio scorso su richiesta dell’avvocato Repici che deposita una nota del giugno 1992 dalla quale si evince che Borsellino si fosse interessato al collaboratore Alberto Lo Cicero. La mossa punta a rimettere al centro la pista nera perché Lo Cicero è proprio quel collaboratore al quale Report ha dedicato una serie di puntate dal 2022 fino a ieri, con il servizio di Paolo Mondani che propone un vero scoop: l’audio del colloquio investigativo del 2007 con il viceprocuratore nazionale antimafia Gianfranco Donadio. In quel colloquio Lo Cicero parla di un ruolo di Delle Chiaie (mai indagato e morto nel 2019) nell’attentato di Capaci del 23 maggio 1992. Tornando alla questione dello scontro tra il gip e i pm, dopo aver sviscerato la pista Delle Chiaie e tutte le altre, la gip Luparello, ha sciolto la riserva il 19 dicembre scorso rigettando la richiesta di archiviazione e ordinando alla Procura altre indagini. Ma, come seguita a narrare Repici nella diffida: “La Procura, con iniziativa inusitata, ha proposto ricorso per Cassazione”. Per i pm il provvedimento del gip sarebbe addirittura “abnorme”. Per Repici “non esiste alcuna possibilità per cui la Procura della Repubblica possa omettere l’espletamento delle ulteriori indagini ordinate dal Giudice”. Addirittura “l’eventuale inazione del pm integrerebbe le fattispecie delittuose di cui agli artt. 328 e 378 cp”, cioè rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento. L’avvocato quindi “diffida il pm a eseguire senza indugio” le indagini. Soprattutto “l’attività ‘a sorpresa’”.
Da quel che risulta al Fatto le indagini chieste dal gip e rifiutate dai pm riguardano soprattutto Paolo Bellini, sul quale pende però richiesta di archiviazione della Procura nissena, davanti a un altro gip, Santi Bologna, con udienza fissata già il 28 gennaio 2026. Secondo la tesi della Procura, il gip Luparello quindi non potrebbe usare la leva del suo procedimento contro ignoti (modello 44) per entrare nel campo del procedimento contro Bellini (modello 21) già assegnato al gip Bologna. Tra gli accertamenti chiesti dal gip Luparello c’è anche la pista Lo Cicero-Delle Chiaie, sulla quale il procuratore Salvatore De Luca ha detto la sua in Commissione Antimafia il 9 dicembre: “Vale zero tagliato”. De Luca ha svalutato il contributo di Lo Cicero sul punto definendolo ‘presunto’. La trasmissione da parte di Report dell’audio inedito del colloquio investigativo del collaboratore punta a smentire questa tesi. Cinque mesi prima di morire, il 5 giugno del 2007, Lo Cicero parla di Delle Chiaie, dei suoi rapporti con il boss Mariano Tullio Troia e del suo presunto ruolo nella strage di Capaci (non fu mai indagato per questo) in un colloquio investigativo, inutilizzabile processualmente, con l’allora pm della Direzione Nazionale Antimafia Gianfranco Donadio.
Ecco la trascrizione del brano trasmesso ieri.
Donadio (D): Era Troia che andava da Stefano Delle Chiaie?
Lo Cicero (L): no… era… all’incontrario… (…) Stefano Delle Chiaie andava da Troia…
D: Allora, che cosa diceva questo Stefano Delle Chiaie delle stragi.
L: che cosa diceva delle stragi? Io penso che… direttamente la mano viene da lui, è venuta da lui…
D: Era lui che ci mise nella testa a Cosa Nostra la storia delle stragi…
L: sì… gli ho detto pure, se lei si ricorda, che io ho visto la macchina bleu. E io l’ho vista più di una volta là…
D: a Capaci?
L: là dove c’è stata la strage…
D: ah, sull’autostrada, diciamo…
L: no, no, sul posto… che c’era pure quella persona che dice lei dentro la macchina…
D: Delle Chiaie?
L: si…
D: ah, cioè Delle Chiaie andò a vedere mentre mettevano la roba?
L: no, il posto è andato a guardare…
D: ma lei lo vide nella macchina a Delle Chiaie?
L: erano in tre.
D: e quanto tempo ci hanno messo per fare questo scavo insomma, per mettere questa roba…
L: no, perché lo scavo già c’era…
D: c’era un cunicolo, è vero? Quello un coso che passava sotto.
L: era pulito già.
D: quindi il discorso di Capaci fu portato da Delle Chiaie? Il discorso di fare l’attentatuni?
L: parliamo che fu portato di politica…
D: all’ultimo pezzo lo ha fatto Delle Chiaie?
L: all’ultimo pezzo, sì.
In pratica Lo Cicero, cinque mesi prima di morire, racconta alla Procura Nazionale Antimafia che Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, sciolta nel 1976, era il terminale che avrebbe trasferito a Cosa Nostra la scelta di politici, non precisati, di fare la strage di Capaci. Delle Chiaie avrebbe incontrato a Palermo il boss Mariano Troia e infine sarebbe andato nel luogo dell’attentato.
Evidentemente queste informazioni, mai riscontrate, erano importanti. Eppure non formarono oggetto di un atto di impulso da parte della Dna diretta da Pietro Grasso allora perché “il materiale raccolto non appariva del tutto soddisfacente”, come ha spiegato ai pm nisseni Grasso di recente. Solo nel 2021 quel colloquio è stato valorizzato dalla Dna e poi nel 2022 posto al centro di un nota dell’allora procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato che ha rilanciato la pista nera sentendo anche la compagna del collaboratore Lo Cicero, Maria Romeo. La Procura di Caltanissetta invece non le ha creduto e ha indagato la Romeo per falsa testimonianza. Salvatore Borsellino ieri dopo aver visto l’anticipazione di Report ha postato su Facebook: “Non si può più parlare di depistaggio ma di occultamento delle prove” e ha bollato l’audizione del procuratore De Luca in Antimafia (dove definiva la pista Delle Chiaie-Lo Cicero: ‘zero tagliato’) come “atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo di eliminare la partecipazione dell’eversione di destra” . Fonte: Il Faro Quotidiano