E' andata avanti per circa un'ora la discussione davanti ai giudici del Riesame sul “caso Cuzzocrea”. Davanti al collegio presieduto dalla giudice Maria Vermiglio e composto dai colleghi Lia Silipigni e Antonino Aliberti, la Procura, rappresentata dalle pm Liliana Todaro e Roberta La Speme, ha insistito ancora una volta per mandare agli arresti domiciliari l'ex rettore travolto dall'inchiesta sui rimborsi, arresti che il gip ha negato. Mentre i legali del professore, gli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Florio, hanno ribadito l'inconsistenza delle tesi dell'accusa per i due punti-chiave della vicenda, ovvero il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione dei reati di peculato e falso. I due legali, per contrastare l'atto d'appello della Procura, hanno depositato a corredo dei loro ragionamenti anche una corposa memoria difensiva di una ventina di pagine. Tra le richieste e le difese emerge un fatto nuovo e clamoroso. Il prof. Salvatore Cuzzocrea è pronto a lasciare Messina. L'ex rettore ha già depositato una “richiesta di trasferimento (c.d. mobilità) ai rettori delle Università Kore di Enna, Link Campus di Roma e Catania e, nelle more dell’identificazione di un collega interessato, richiesta di congedo di un anno (dal 2 gennaio al 31 dicembre 2026)... il c.d. anno sabbatico, ovvero, in alternativa, di essere collocato in congedo, dal 2 gennaio al 31 dicembre 2026, per potersi dedicare ad esclusiva attività di studio e ricerca presso l’Università Link Campus di Roma”. I legali scrivono poi che “ritengono che risulti plasticamente la volontà del prof. Cuzzocrea di allontanarsi dall’Università di Messina e, in ogni caso, di creare una cesura con l’attività di ricerca, passata e futura, svolta o da svolgersi presso il dipartimento ChiBioFarAm e di dedicarsi, pertanto, ad attività di studio presso altre Università o, semmai, alla sola attività didattica ed assistenziale, da svolgersi previa afferenza ad una struttura diversa dal dipartimento ChiBioFarAm dell’Università di Messina”.
A conclusione del loro intervento gli avvocati Perroni e Florio hanno chiesto ai giudici di rigettare la richiesta d'arresto per la carenza di esigenze cautelari, ed eventualmente di considerare la misura interdittiva della sospensione dalle funzioni: se il Tribunale “... non dovesse ritenere che le esigenze cautelari siano state certamente sterilizzate mediante gli spontanei comportamenti antagonisti formalizzati dal prof. Cuzzocrea attraverso le comunicazioni ed istanze del 23 dicembre, il rispetto del principio di stretta idoneità, adeguatezza e proporzionalità della misura alle supposte esigenze cautelari dovrebbe far ritenere idonea alla soddisfazione delle esigenze preventive la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della sola attività di ricerca presso il dipartimento ChiBioFarAm”.
La parola passa ai giudici del Riesame.
Al termine dell'udienza gli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Floriohanno inviato una nota: "La difesa - scrivono i legali - ha fornito prova documentale dell’insussistenza delle esigenze cautelari invocate dal Pm e di cui agli atti di appello. Nella depositata memoria la difesa, infatti, ha eccepito l’inammissibilità degli appelli del Pm per violazione del principio del “ne bis in idem”, stante altresì l’inutilizzabilità degli accertamenti da ultimo svolti (su cui esclusivamente si fondano i detti appelli), per decorrenza del termine di durata delle indagini. Ad ogni buon conto ed al solo fine di fugare ogni dubbio - proseguono -, il prof. Cuzzocrea ha rinunciato ad ogni progetto ed incaricoin cui lo stesso era indicato quale responsabile scientifico, seppur i predetti risultano ad oggi scaduti. Il prof Cuzzocrea ha altresì chiesto all’Università di Messina di potere disafferire al dipartimento “Chibiofarm” e di essere trasferito in altro ateneo. I detti elementi nuovi, forniti dalla difesa - concludono i legali -, svuotano ancor più di ogni contenuto le richieste della Procura di applicazione della misura cautelare.
La difesa nelle prossime settimane, vaglierà, anche per tramite di un consulente, la mole degli atti di indagine, di cui ha avuto copia poco tempo addietro, e ciò al fine di dimostrare la posizione e la correttezza dell’operato del proprio assistito”.