20 Gennaio 2026 Cronaca di Messina e Provincia

Tentato omicidio a Barcellona Pg di Giuseppe Aricò: Arrestato il 59enne Filippo Torre, ritenuto vicino alla mafia

Nella mattinata odierna i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, diretti dal capitano Francesco Severo, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Filippo Torre, 59 anni, già detenuto per altra causa (difeso dall'avvocato Massimo Alosi) nel carcere Pagliarelli di Palermo, ritenuto appartenente alla famiglia mafiosa dei cosiddetti “barcellonesi”.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Messina Ornella Pastore su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda un episodio di tentato omicidio, aggravato dal metodo mafioso, dalla finalità mafiosa e dalla premeditazione.

L’agguato del 2006.

I fatti risalgono al 13 aprile 2006, quando a Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Aricò, 31 anni, venne ferito con otto colpi di pistola nei pressi della propria abitazione. Nell’immediatezza dell’agguato le indagini non avevano consentito di individuare l’autore né di chiarire con certezza il movente, che inizialmente non era apparso di natura mafiosa.

Le indagini riaperte nel 2022.

L’inchiesta è stata riavviata nel 2022 sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Gli approfondimenti successivi, condotti dai carabinieri con il supporto della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno permesso di raccogliere elementi ritenuti gravemente indizianti a carico di Torre.

Secondo quanto emerso, allo stato delle indagini il movente dell’agguato sarebbe riconducibile a contrasti interni alla famiglia mafiosa barcellonese, legati alla gestione del traffico di stupefacenti nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto.

La ricostruzione e il contesto mafioso dell’agguato.

Nel giugno 2025 l’inchiesta sul tentato omicidio di Giuseppe Aricò era stata avviata, apprese le rivelazioni dei primi pentiti, dalla Procura di Barcellona, diretta dal procuratore Giuseppe Verzera, coadiuvato dalla sostituta procuratrice Veronica De Toni, con delega ai carabinieri del nucleo operativo dei carabinieri della Compagnia, al comando del cap. Francesco Severo. Successivamente, per gli elementi della partecipazione mafiosa emersi dalle rivelazioni dei pentiti, l’inchiesta è stata trasferita alla Procura distrettuale antimafia di Messina. Secondo quanto riferito agli inquirenti il 9 agosto 2022, Tindaro Giardina ha ricostruito i retroscena del tentato omicidio di Giuseppe Aricò, detto “pipistrello”, indicando in Filippo Torre, soprannominato “il cinese”, il principale responsabile dell’agguato, che sarebbe stato compiuto insieme a Mariano Calabrò. Giardina ha spiegato di essere venuto a conoscenza dell’attentato mentre si trovava in compagnia di Carmelo Vito Foti, indicato come esponente di rilievo della cosiddetta “Cosa Nostra barcellonese”. Il collaboratore ha riferito che, mentre viaggiava in auto con Foti verso Mazzarrà, quest’ultimo avrebbe ricevuto una telefonata con cui gli veniva chiesto di rientrare con urgenza a Barcellona. Rientrati, sempre secondo il racconto, avrebbero appreso direttamente da Filippo Torre che lui stesso e Mariano Calabrò avevano poco prima esploso colpi di arma da fuoco all’indirizzo di Giuseppe Aricò. Nel corso della deposizione Giardina ha inoltre riferito che l’azione criminosa sarebbe stata determinata da precedenti aggressioni subite da Mariano Calabrò ad opera di Salvatore Iannello, detto “il coccio”, circostanza che avrebbe innescato la successiva reazione armata. Dopo il racconto di Torre, Carmelo Vito Foti avrebbe impartito disposizioni affinché Torre e Calabrò fossero temporaneamente nascosti, in attesa che la situazione si calmasse, ordinando a Giardina di accompagnarli presso la propria casa. Sempre secondo quanto riferito dal collaboratore, Foti avrebbe poi contattato Filippo Iannello, zio della vittima, invitandolo a non rivelare alle forze dell’ordine l’identità degli aggressori e a riferire di non essere stato in grado di riconoscerli perché coperti da caschi. Giardina ha infine riferito che, la sera dell’agguato, Torre e Calabrò si recavano a Mazzarrà con Carmelo Vito Foti e Michele Caliri, precisando di non conoscere l’identità della persona che avrebbero dovuto incontrare né il motivo dell’incontro.