22 Gennaio 2026 Giudiziaria

Familiari vittime stragi e attentati: “Esprimiamo la nostra più ampia fiducia e stima nei confronti dell’avv. Repici”

La querela del generale Mario Mori per diffamazione aggravata contro Salvatore Borsellino; i continui attacchi e delegittimazioni contro Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report (unica trasmissione che ormai da anni, denuncia i malcostumi della nostra società); la recentissima notizia del rinvio a giudizio per calunnia disposto dal Gup di Catania Luigi Barone, nei confronti dell’Avvocato Fabio Repici, legale dei familiari nel processo per l’omicidio dell’agente di Polizia Nino Agostinoucciso insieme alla moglie a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989. Tutti questi episodi si "inseriscono in un unico scenario più ampio di ricerca di giustizia e verità".

Ne è ampiamente convinto, ed anche noi di stampalibera.it siamo d'accordo con questa analisi, il Coordinamento Nazionale di Associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati si schiera a difesa del legale: "Esprimiamo la nostra vicinanza e la più ampia fiducia e stima nei confronti dell’Avvocato Fabio Repici, cui riconosciamo quel profilo di serietà, onestà intellettuale, altissima professionalità oltre a una capacità investigativa e di analisi che ha consentito di portare in evidenza nelle aule di tribunale, fatti sottovalutati, se non addirittura sotterrati, e che si sono dimostrati credibili e oggettivamente determinanti per fare chiarezza su tante vicende di mafia e non solo".

"Secondo l’accusa - ricorda il Coordinamento in una nota - l’Avvocato Repici, nell’ambito del suo mandato difensivo, avrebbe calunniato tre magistrati (Lia Sava, Gabriele Paci e Stefano Luciani), riscontrando in una decisione inerente al processo Agostino presa dagli stessi magistrati, una 'sorta di depistaggio processuale' contenendo l’atto 'decine di mistificazioni, omissioni e imprecisioni e mettendo inoltre in discussione dichiarazioni di collaboratori di giustizia di comprovata attendibilità, nonché le stesse dichiarazioni di Vincenzo Agostino padre del poliziotto ucciso'".

"Il colmo - proseguono - è che, in questo caso, protagonisti sul banco degli 'imputati' e sotto i riflettori di chi vorrebbe coprirli di discredito, sono proprio coloro che di queste battaglie sono stati e sono i protagonisti e artefici.

Rimaniamo allarmati da questi segnali che si sviluppano lateralmente rispetto ai sicuramente più importanti e diretti processi su stragi e attentati.
Siamo ben consapevoli che la verità su stragi e attentati disturba e suscita reazioni spesso inopportune e scomposte".

Vecchio copione

Come ricordato nella nota di solidarietà ciò che sta avvenendo è "un copione cui si assiste da anni, ormai visto e rivisto, con magistrati delegittimati, quando hanno l’ardire di uscire da quel perimetro a loro consentito, e avvocati 'criminalizzati' quando fanno emergere o insistono su piste scomode, quando parlano di depistaggi, apparati deviati convergenze tra interessi mafiosi e pezzi delle istituzioni.
Una vera e propria delegittimazione funzionale finalizzata a chiudere questo tragico e altrettanto imbarazzante capitolo lungo oltre 40 anni, e che ci induce a intravedere il rischio che si possa inevitabilmente attivare una voluta 'distrazione' dell’attenzione rispetto alla ricerca della verità".
"Siamo altresì convinti - concludono i firmatari - che la verità non sia un favore da concedere ai familiari delle vittime, bensì un vero e proprio dovere verso la democrazia e sconcerta che, nelle aule di giustizia, i giudici arrivino a denunciare gli avvocati delle parti civili, alimentando in tal modo il timore che “la verità” possa inesorabilmente tornare ad allontanarsi. Perché, nel momento in cui, la risposta alle domande scomode non si esprime nel confronto all’interno del processo ma si trasforma in uso dello strumento penale e disciplinare nei confronti di chi queste domande pone, il messaggio sembra essere chiaro: esiste una soglia oltre la quale non è consentito andare.