L’affondo di ‘Rispetto Messina’ sull’ipotesi dimissioni di Basile: «Un calcolato e astuto gioco delle 3 carte»
«Da cittadine e cittadini amanti della democrazia e avversi ad ogni forma o parvenza di regime monocratico o autoritario, attuato ai vari livelli, ci chiediamo come possa verificarsi che un singolo soggetto possa decidere di porre fine all’Amministrazione del Comune di Messina e della Città metropolitana, pur non avendo alcun ruolo ufficiale in questi due Enti locali. Due realtà territoriali che, seppur con una popolazione in netto calo demografico, contano rispettivamente 216mila e 614mila abitanti. Perché è quello che avverrebbe se venisse “imposto” al sindaco di Messina e sindaco metropolitano di dimettersi prima della scadenza naturale del quinquennio, con conseguenziale decadenza del Consiglio comunale eletto dai cittadini messinesi e del Consiglio metropolitano eletto dai sindaci e consiglieri dei 108 Comuni facenti parte della ex Provincia regionale; un Consiglio Metropolitano insediatosi da poco e che ha cominciato a svolgere le funzioni di indirizzo e di controllo dopo un lungo periodo di gestione, di fatto, monocratica». A scriverlo sono i rappresentanti del movimento civico “Rispetto Messina”. «C’è un aspetto che sfugge a molti, da porre in evidenza qualora, in maniera inspiegabile, il sindaco e l’Amministrazione comunale dovessero dimettersi prima del giugno 2027. Anche con l’invio di un commissario straordinario da parte del Governo regionale, la “gestione” delle attività e dei servizi comunali rimarrebbe in larga parte alla stessa compagine politica. E ciò perché i due direttori generali sono stati nominati con un contratto che ha dei termini temporali e non decadrebbero come gli esperti e consulenti di nomina sindacale, e le società partecipate continuerebbero a svolgere le loro attività, continuando ad esercitare un ruolo che è stato notevolmente potenziato in termini di servizi anche non “d’istituto” e di organico, trasformandole in stazioni appaltanti per forniture e lavori pubblici anche milionari, facendole divenire il vero “fulcro” della gestione politico-amministrativa. Per cui ci troveremmo di fronte a un ben calcolato gioco delle tre carte, che però antepone l’interesse e le ambizioni personali all’interesse generale pubblico».