Ponte sullo Stretto di Messina, Salvini silenzia la Corte dei Conti via decreto
di Carlo Di Foggia - Il diavolo, è noto, si annida nei dettagli. E quello che serve a silenziare la Corte dei Conti è in un paio di commi di un articolo di legge con cui Matteo Salvini vuole nominare Pietro Ciucci commissario per il Ponte sullo Stretto di Messina. La norma è inserita nel decreto Infrastrutture che sarà esaminato nel prossimo Cdm, forse già lunedì. La scelta di Ciucci, ad della Stretto di Messina Spa, concessionaria pubblica che deve realizzare l’opera, circola da giorni, ma quello che non era noto è che l’articolato mira ad altri due obiettivi: impedire ai magistrati contabili di analizzare buona parte degli atti che compongono la delibera del Cipess che approva il progetto e proteggere Ciucci e compagnia con uno scudo erariale.
Breve premessa. La scelta del commissario è giustificata con la necessità di “conformarsi” alle valutazioni della Corte dei Conti che a ottobre ha bocciato la delibera Cipess (il comitato di Palazzo Chigi per i grandi progetti) negandogli il visto di legittimità. Salvini&C. hanno minacciato di pretendere il visto “con riserva” dell’atto (cosa possibile), salvo poi rinculare e decidere di rifare la delibera. Secondo il decreto, Ciucci non avrà poteri in deroga che di norma giustificano la nomina di un commissario, ma di mero “coordinamento operativo tra amministrazioni statali connesse all’iter”, cioè una banale attività ordinaria. Secondo Greenpeace, Lipu, Wwf e Legambiente, che hanno visto il testo, è un controsenso che si spiega solo con il fatto che il vero obiettivo è proprio “commissariare la CdC”.
A guardare la bozza del testo, è evidente. La norma infatti esclude dalla valutazione che la Corte dovrà fare “gli atti e i documenti, presupposti o comunque richiamati” dalla delibera. Al netto dei tecnicismi, significa che non si potrà valutare la piena correttezza procedurale che ha portato alla delibera, ma di fatto solo la delibera nuda e cruda e la sua corrispondenza al decreto legge. Vale la pena ricordare che la principale causa della bocciatura di ottobre è, secondo la Corte, il mancato rispetto della direttiva Ue sugli appalti che impone di rifare la gara se quello originario è stato modificato o il costo è salito di oltre il 50%: così non si può far rinascere l’appalto del 2005 affidato al consorzio Eurolink, capitanato dal colosso Webuild, come vuole Salvini.
Senza poter verificare gli atti che portano alla delibera e richiamati nel testo, il rischio concreto è che la modifica dell’appalto resti fuori dalla valutazione impedendo alla Corte di contestare la mancata nuova gara. Salvini e soci sperano di cavarsela con un “dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto col quadro normativo Ue”, cioè con un via libera più o meno informale di Bruxelles che però non può avere valore di legge. Non a caso nel comma successivo viene stabilito che nessuno dei soggetti coinvolti dall’iter, Salvini e Ciucci compresi potrà rispondere di danno erariale per colpa grave, ma solo in caso di “dolo”. Uno scudo da possibili contestazioni dei pm contabili che copre l’intero periodo che va dal decreto di marzo 2023 con cui il leghista ha resuscitato il ponte fino al momento in cui la delibera Cipess diverrà efficace.
Secondo le associazioni ambientaliste, che chiedono il ritiro della norma, “gli atti presupposti” sono proprio quelli con cui il ministero di Salvini ha provato a “minimizzare le problematiche economiche, ambientali e tecniche del progetto” e la stessa scelta di Ciucci commissario rappresenta un “clamoroso conflitto di interessi”.
Secondo il dl, Ciucci dovrà ottenere il parere dell’Autorità per i Trasporti e del Consiglio del Lavori pubblici, una nuova delibera sul rispetto della direttiva europea “Habitat” e un nuovo rapporto “Iropi”, il documento che contiene i “motivi imperativi di interesse pubblico” che consentono la realizzazione del ponte nonostante gli impatti negativi sull’ambiente, tra cui, secondo il governo, la “valenza militare” del ponte. Ma il vero obiettivo è legare le mani alla Corte dei Conti. Fonte: Il Fatto Quotidiano